La tensione corre sul filo del telefono. In queste ore si rincorrono telefonate, messaggi e incontri informali, più o meno ufficiali tra i segretari politici regionali dei partiti di centrosinistra. Il PD ha convocato una Direzione per discutere sulla questione, sapendo che una decisione sbagliata potrebbe rivelarsi un boomerang per le velleità di successo futuro che nutre. Sa benissimo che se dovesse decidere di firmare le dimissioni dal notaio comprometterebbe il rapporto con il M5S, così com’è consapevole del fatto che se dovesse optare per concedere una tregua di venti giorni al sindaco (che nel frattempo terrebbe in piedi la sua giunta con una promessa di minirimpasto, come egli stesso chiede di fare), comprometterebbe la sua partecipazione al fronte delle opposizioni, che potrebbe sfaldarsi proprio in vista delle elezioni. Il PD, decidendo di non far venire meno il numero legale riproporrebbe la strategia perdente tenuta con l’amministrazione de Ruggieri, con l’aggravante che quella scelta aveva almeno la giustificazionei di non interrompere il percorso per la nomina di Matera a Capitale d’, Europa mentre oggi è in gioco solo la sopravvivenza di uno o due persone vicine al cerchio magico di Bennardi. Se il sindaco è all’angolo, il PD non è in campo aperto.
I segretari nazionali di PD, M5S e AVS seguono la crisi materana attraverso i coordinatori regionali. Matera è stata un modello di ispirazione nazionale, un laboratorio via via dissoltosi per la scarsa capacità di confronto che ha avuto in primis il sindaco nei confronti dei partiti che lo hanno sostenuto e in secundis per la scarsa qualità di alcuni consiglieri eletti per via di una legge elettorale, che con il venti per cento dei voti ottenuti al primo turno, gli ha garantito il sessanta per cento degli eletti, “do cojo cojo”. Ritorna così in ballo la selezione della classe dirigente sempre più approssimativa e mortificante.
Il Movimento ha pensato dal giorno dell’insediamento di essere autosufficiente per costituzione, per grazia ricevuta dalla rivoluzionaria proposta di Grillo, prima, e di Conte successivamente. Ora che i crediti sono esauriti chiede sostegno al PD, partito ancora indebitato (per continuare ad usare una metafora bancaria) con i suoi elettori dopo le note vicende di un recente passato non proprio edificante.
Nel frattempo, il Sindaco, ha messo sul tavolo le sue dimissioni, ma non quelle della Giunta. Vuole azzerarla, sì, ma gradualmente, provando a salvare almeno il cinquanta per cento della stessa. Soprattutto per la componente espressa dal suo Movimento. Questa è la soluzione mediata che ha trovato Bennardi con i suoi consiglieri, pronti, in caso contrario, anche a lasciare definitivamente il Comune in mano del Commissario Prefettizio. Una resa con l’onore delle armi, dicono.
Il PD, dal suo canto, per offrire il suo sostegno consapevole del fatto di non avere alcuna responsabilità sull’epilogo drammatico del modello Matera, chiede l’azzeramento di tutto, presidenza del consiglio e staff compreso, la conseguente riformulazione di una Giunta di qualità formata da personalità con altissimo profilo. Ora la politica deve ripiegarsi a fare il suo lavoro, provando a far riquadrare i conti nell’interesse della città, rinunciando ognuno ad un pezzo delle proprie legittime ragioni ed aspettative. Sempre che il bene della città, per Bennardi valga il sacrificio di tutta la sua attuale compagine di giunta. Ai posteri l’ardua sentenza.
