l rampollismo è una forma patologica di interesse verso i propri familiari. Il superamento di quello che Banfield, negli anni 50, definiva familismo amorale. Una pratica perversa della quale i potentati facevano libero sfoggio, incuranti degli interessi collettivi. Al centro di ogni interesse c’era la famiglia; non una dottrina sublime, ma un atteggiamento prevaricatore di diritti e doveri verso coloro i quali non erano appartenenti al nucleo familiare. Maestri di questa dottrina si trovano ancora oggi in tutto l’arco costituzionale. C’è chi, per discendenza, continua a tenere in ostaggio la Basilicata, determinando, di volta in volta, la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento, alterando la democrazia grazie ad un voto clientelare, consolidato anche dal fatto di saper elargire all’occorrenza prebende ed incarichi familistici e chi, per similitudine, tenta di fare sua quell’esperienza. Questa volta, tenendo in ostaggio il centrodestra materano. Accade così che a ridosso della presentazione delle liste, a Matera, un rampollo di un certo casato decide di candidarsi a sindaco della città di Matera. Inverosimilmente sostenuto, senza se e senza ma, dal capostipite che, dopo aver sistemato ogni pezzo della sua famiglia, chiede alla coalizione di assecondare anche i capricci dell’ultimo rampollo. C’è chi, ha già prenotato popcorn e patatine per assistere a qualche comizio di famiglia, memore delle piacevoli scorse piece teatrali elettorali. E così, se nel centrosinistra va in scena il solito copione dei tavoli convocati e disattesi, fughe in avanti e clamorose ritirate, il centrodestro si trova a dover fronteggiare i capricci del rampollo del casato. Dai piani alti di Forza Italia si prova a stigmatizzare l’atteggiamento di questi famelici personaggi a cui dicono che sia stato elargito molto di più di quanto abbiano restituito in termini di servizi o benefici alla comunità. Non sarà facile arginare la strabordante presunzione del figlio di cotanto padre, neanche la certa sconfitta. Brutte notizie per Piergiorgio Quarto già in campagna elettorale; per provare a conquistare il ballottaggio dovrà fronteggiare più schieramenti. Compreso quello che sarebbe dovuto essere a suo sostegno. Secondo turno che il centrosinistra potrebbe addirittura evitare di giocare se facesse ammenda degli errori del passato. Cosa assi difficile per chi, da qualche tempo, ha la vocazione alla sconfitta. L’arrocco nel quale si sono cacciati sia PD che BCC, entrambi impegnati in strategie prodromiche, potrebbe portare presto al liberi tutti. Il tavolo delle trattative non riesce ad uscire dall’impasse venutosi a creare all’indomani della presa di posizione di una parte del Pd locale impegnato a fronteggiare la candidatura del consigliere Cifarelli, parte minoritaria a cui fa volentieri sponda la dirigenza BCC, sicura che questo caos potrebbe portare all’indicazione di un suo esponente alla guida delle liste. Un’eventualità molto remota vista la presenza paziente, ma non certo inerme, al tavolo dell’avv. Santochirico, pronto a far valere la sua esperienza per metterla a disposizione delle coalizione. Così, en passant, senza impegno. Un’uscita dall’impasse però, per chi sa leggere tra le righe, l’ha finalmente offerta il consigliere regionale, Roberto Cifarelli, plaudendo, con un comunicato stampa, all’iniziativa dei 100 giovani orientati a celebrare le primarie. Un primo passo per rompe gli indugi; un preludio all’autocandidatura come candidato sindaco della coalizione che in tanti aspettano con favore, sicuri del fatto che un candidato autorevole in grado di catalizzare voti sulla sua persona porterebbe certamente risultare vincente. L’esperienza e la popolarità non gli mancano, quello che manca è la certezza che PD, M5S, AVS e BCC, vogliano davvero vincere le elezioni o continuare nella gara tra chi vale più dell’altro in proiezione di future elezioni. Al prossimo tavolo l’ardua risposta
