Ieri era la notizia del giorno: il Governo, nella persona del premier Gentiloni (che non ha mancato di spendere parole di gratitudine per Matteo Renzi, che questa iniziativa aveva voluto con forza prima di dimettersi) ha firmato gli accordi con 24 Sindaci di altrettante città, accordi finalizzati a ricevere fondi per finanziare progetti di riqualificazione delle periferie.
Il bando della PdCM, partito nel maggio 2016, prevedeva che le città presentassero progetti specifici di riqualificazione di aree considerate periferiche e degradate. I progetti sono stati oggetto di una valutazione e di una graduatoria, che è stata pubblicata a dicembre scorso. Questo significa che non si è partiti necessariamente dalle grandi aree metropolitane: c’è Bari in prima posizione, ma seconda c’è Avellino, e Roma è “solo” ventiduesima. Scorrendo la graduatoria, troviamo Matera, 57° posizione, un investimento di 13,120 milioni di euro; e troviamo anche Potenza: posizione n. 62, per un totale di 18 milioni di euro a disposizione (quando verranno firmati anche tutti gli accordi oltre la 24° posizione) per lavorare sulle periferie urbane del capoluogo.
Impossibile non soffermarsi a fare alcune considerazioni. In primis, quella per la quale il progetto periferie di Matteo Renzi sembra la diretta trasformazione in atti di governo dell’idea di Renzo Piano. “Anche i sobborghi hanno la loro bellezza. La bellezza dei desideri di milioni di esseri umani che li abitano, e che dobbiamo aiutarli a realizzare.” dichiara l’archistar. Ed infatti Piano ritiene che “La missione dell’architettura in questo secolo è salvare le periferie. Se non ci riusciamo sarà un disastro, non solo urbanistico, ma anche sociale”. Per questo, con lo stipendio di senatore a vita, ha scelto di finanziare un progetto, realizzato da un gruppo di giovani architetti, e che opera per il ‘rammendo’ delle periferie italiane attraverso piccoli progetti partecipati. Si tratta di ridare dignità e bellezza a quelle parti di città in cui i piani urbanistici si sono arenati e in cui il posto che doveva essere occupato dagli spazi dedicati alla socialità è stato riempito da un senso di squallore e di emarginazione.
Secondo: nel Tg3 delle 14:20 di ieri, che ha dedicato ben due servizi all’evento del Governo, è stata mandata in onda una intervista ad un professore di urbanistica della Università Federico II di Napoli, che ci ha molto colpito. Potete trovarla qui, a partire dal minuto 15:20 circa. In sostanza, sostiene il professore, l’intervento governativo ha possibilità di riuscita se la progettazione della riqualificazione è condivisa con i cittadini, se va loro incontro, se li coinvolge nelle scelte, e se vengono “progettati i contenuti prima dei contenitori”.
Al momento in cui scriviamo, non sappiamo con precisione quale sia il contenuto del progetto per le periferie potentine, approvato dal Governo, dal momento che se c’era un bando, e sono stati premiati uno o più progetti, sarà su quelli e solo su quelli che si potranno spendere le risorse; è però esaltante e molto confortante verificare che quanto sostenuto dal professore di urbanistica in tv va esattamente nella direzione nella quale sembra muoversi il Comune di Potenza, e va esattamente nella stessa direzione nella quale si muove il progetto Sulla Nave di Gommalacca Teatro per la rivivificazione della periferia rappresentata dal quartiere Cocuzzo, o Serpentone: partire dalle persone, dai cittadini, da chi i problemi e i sogni e i bisogni della periferia li vive ogni giorno, e non occasionalmente, e che quindi ha bisogno di una azione quotidiana di stimolo e pungolo, e non solo di grandi eventi una tantum, per quanto di alto livello e molto ben riusciti. Ha bisogno di sentirsi comunità, con la dignità di chi è parte attiva nelle scelte. Ha bisogno di sentirsi riconosciuta.
“Progettare i contenuti prima dei contenitori”: con un po’ di commozione rilevo che sono esattamente le stesse parole che hanno fatto da filo conduttore al progetto Visioni Urbane della Regione Basilicata del 2007, quando con fondi ministeriali si procedette alla ristrutturazione e alla destinazione a contenitori culturali di immobili abbandonati siti sul territorio regionale. Un esperimento rivoluzionario non solo per la scena creativa lucana, ma anche per i funzionari pubblici coinvolti: furono progettati i contenuti ideali di un “centro per la creativitá” direttamente dalle associazioni, ben prima di sapere quali effettivamente sarebbero stati i contenitori. Un esperimento coronato da successo, se si pensa che 4 centri su 5 esistono, e lavorano a pieno regime; e se si pensa che oggi, dopo quasi dieci anni, quelle parole guida sono diventate patrimonio comune degli studiosi e delle pubbliche amministrazioni, centrali e locali.
