Al di là della speculazione politica che viene fatta, sui migranti che toglierebbero lavoro agli italiani ,per non parlare di altre cose di sapore maggiormente razzistico, la Basilicata ha dimostrato di saper essere il laboratorio più innovativo per una corretta inclusione dei migranti. Ha cominciato con il creare una task force regionale, con persone motivate e che sapevano ostinatamente perseguire un obiettivo ; poi ha levato di mezzo i ghetti di sfruttamento della mano d’opera, poi ha stabilito le quote minim
e per una ospitalità diffusa, e ,infine, ha portato avanti i progetti per l’attività dei giovani nei servizi di quotidiana manutenzione della città. Tutto questo è avvenuto da due anni a questa e dire che la regione ha fatto da capofila è dire poco. E’ stata apripista e fautrice di una politica di accoglienza non basata sull’assistenzialismo ma su uno scambio di opportunità e di vantaggi: l’innesto di forze giovani in paesi destinati all’estinzione, la lotta al caporalato ed allo sfruttamento selvaggio dei lavoratori stranieri, il contrasto agli interessi delle società che lucrano sull’accoglienza nelle strutture alberghiere, la creazione di una economia da servizi intorno alla politica di innesto di energie nel sistema socioeconomico lucano. Il Ministero dell’Interno è venuto dietro a questa politica lucana, che è stata capace di guadagnarsi il rispetto ed il plauso di altre regioni e della stessa stampa nazionale per la efficacia delle soluzioni. Ora aspettiamo il secondo tempo, che è legato ai progetti di lavoro per pubblica utilità. Qui dal progetto si passa all’esecuzione e l’esecuzione è in mano a soggetti diversi, molti dei quali non hanno dato prova finora di grande operatività. C’è il pericolo che la chiusura del circuito non a
vvenga e che alla fine tutto quello che è stato fatto finora venga annullato da progetti di lavoro gestiti male e che non riescano a raggiungere il risultato finale di lavoratori che si fanno apprezzare anche per la loro capacità di imparare un mestieri e di eseguire un lavoro.Oggi però si apre un capitolo nuovo e la cui buona gestione è essenziale per il futuro di molti comuni, ed è quello della gestione dei bambini e dei ragazzi che arrivano sul suolo italiano non accompagnati e che rischiano di cadere nelle mani
di sfruttatori di ogni tipo. Qui c’è da strizzare le meningi per trovare soluzioni nuove al semplice affido familiare, sapendo che c’è un ritorno serio in termini di personale e di servizi che possono ruotare intorno a questo fenomeno: parliamo degli asili nido, delle scuole, deila formazione, delle strutture aperte come comunità che sceglie l’integrazione. Siamo arrivati che in alcuni paesi dobbiamo chiudere le prime classi, e questo dell’insegnamento ai nuovi arrivati è una opportunità che non va persa perchè essi portano lavoro, determinano il rientro degli insegnanti costretti ad andare fuori, portano sanità sul territorio, portano insomma dei benefici connessi ad un aumento demografico, che per ora è solo una compensazione seppure parziale del calo demografico della Basilicata.
Simonetti, coordinatore della task force dice in un comunicato stampa::
“Le ultime iniziative relative ad affidi di minori non accompagnati, a progetti culturali, di lavoro utile e formativi per i richiedenti asilo segnalano alcuni risultati positivi nel percorso che traghetta dalla accoglienza alla inclusione per tanti migranti. E’ da tempo che in regione i flussi migratori in entrata si attestano su circa 1500 residenti all’anno di fronte alla denatalità ed ai flussi in uscita che si sono mantenuti costanti negli ultimi 10 anni soprattutto per la scelta di studiare in altre aree del paese ed anche all’estero.
La popolazione straniera residente in Basilicata è di circa 22 mila unità mentre nel 2016 hanno lavorato oltre 44 mila migranti in agroindustria, edilizia e lavoro di cura: circa l’8% della popolazione formalmente residente.
I richiedenti asilo sono circa 3000 (300 minori non accompagnati) lo 0,60% dei residenti ospitati in 67 comuni e 250 strutture a partire da appartamenti prima sfitti, come a Potenza ed in altri comuni.
Dalla accoglienza alla inclusione il passaggio è complesso, ma raggiungibile con i progetti in fase di attuazione e sviluppo.
L’affido può essere uno strumento, ma il punto nodale risiede nella qualificazione professionale, nella lingua, nel lavoro, che non viene sottratto agli italiani, come è dimostrato in Basilicata dove si crea anche occupazione per circa 700 giovani impegnati nel sistema operativo di accoglienza. Ecco alcuni esempi per combattere l’industria della paura e della esclusione”. Lo afferma Pietro Simonetti, coordinamento politiche migranti e rifugiati della Regione Basilicata.