Il miracolo di una Parata dei Turchi maestosa e che rinverdisce le migliori tradizioni si è ripetuto con una organizzazione di grande spesso, cui forse difettano solo qualche finanziamento in più da parte di Istituzioni e mondo bancario ed imprenditoriali. Anche quest’anno c’è stato un allestimento sontuoso, ma sopratutto un coinvolgimento di associazioni e scuole che hanno portato a sfilare qualcosa come 1300 figuranti. Non facciamo l’esegesi dell’evento ,nè le contaminazioni che esso ha subito in questi ultimi anni, ma è un fatto che da un pò di tempo a questa parte ogni quadro in più è ragioto e costruito in una rappresentazione della potentinità in tutte le sue forme : dalle visceledde con le ginestre in mano, ai figuranti in abiti ecclesiastici, il più rappresentativo dei quali erano un consigliere comunale in abiti francescani e un secondo nei panni del vescovo : ci stavano talmente bene da suggerire per il prossimo anno l’obbligatorietà per tutti i consiglieri comunali di vestirsi nei panni a loro più consoni: chi da turco, chi da combattente, chi a cavallo portato in trionfo e chi a piedi scalzi. Scherzi a parte va fatto un plauso pubblico al Comune ed all’assessore alla Cultura per questa grande capacità di movimentare una città non solo per la storica Parata, ma anche per un maggio potentino che è stato incredibilmente coinvolgente, con una miriade di manifestazioni tutte partecipate e gradite. E’ la riprova che prima dei soldi, vengono le idee, la capacità di lavoro, lo spirito di iniziativa e la propensione a far uscire questa città dagli angoli della timidezza e a partecipare da protagonista alle iniziative pubbliche. Una gran bella serata, stracolma di gente , per una gran bella Sfilata, piena di ritmo, con molti suoni e con molti cavalli, ai quali spetta di diritto l’aggettivo “maestosi”. Chiudiamo questo post con un appropriato commento del magistrale Dino de Angelis, che sia di augurio a tutti i potentini r.r.
Vuless ess nu braccial, pur un po’ zacqual,
nun m piacn quedd ca sembrn tutt tal e qual,
lu braccial d na vota era semb original,
ma sta vita malandrina gn fa semp chiu’ mal
Lu progress e li dnar gnann purtat au spedal
Lu braccial invec s n gía p la strara soia
Nun s curava d quedd ca la gent dcía
E quand era la festa d lu sant
Magnava, bevía, e se n futtía d tutt quant.
San G’rard nostr, aja fa sta buon
A quedd ca la salut un po’ gn manca
A quedd ca nun ten’n nu lavor
E a quedd ca s fann i cazz lor.