Domani in quarta Commissione è prevista l’audizione del dirigente generale del Dipartimento Politiche della Persona
“Il servizio di continuità assistenziale è uno snodo fondamentale del servizio sanitario regionale. Al comprensibile disagio dei medici, che hanno manifestato ieri a Potenza la loro contro le decisioni della Giunta regionale che a seguito dei rilievi della Corte dei Conti ha tagliato alcune indennità, sarà data una prima risposta in quarta Commissione, dove domani è prevista l’audizione del dirigente generale del Dipartimento Politiche della Persona e dove credo sia opportuno successivamente ascoltare anche i medici e le loro rappresentanze sindacali. Ma occorrerà anche interrogarsi sull’impatto che le scelte adottate dalla Giunta avranno sul processo di riordino del sistema sanitario regionale avviato con la legge n. 2/2017 e sull’auspicabile predisposizione della proposta di un nuovo Piano sanitario regionale che, lo ricordo ancora una volta, la Giunta dovrebbe adottare entro giugno”. E’ quanto ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Piero Lacorazza.
“Ieri in Aula – ha aggiunto Lacorazza – con il collega Vito Giuzio ho votato a favore della richiesta di discussione immediata su questo tema, anche per evidenziare una certa strumentalità del collega Rosa al quale avevo chiesto di attendere qualche giorno per consentire alla Commissione di ascoltare il Dipartimento e le sigle sindacali.Le audizioni, anche su mia richiesta,erano state programmate dal presidente Bradascio prima della presentazione del mozione da parte del collega Rosa. Più che una mozione che dica semplicemente di ritirare la delibera, è necessario un luogo di confronto istituzionale per comprendere quale strada può essere seguita per affrontare il problema tra i paletti del nuovo piano sanitario, la contrattazione collettiva nazionale ed integrativa e la valutazione sulla delibera n. 347 del 3 maggio 2017”.
Sit in di protesta dei medici di guardia medica davanti alla sede della Regione per chiedere la revoca del provvedimento di sospensione di alcuni emolumenti aggiuntivi che datano dalla contrattazione del 2008 e che secondo la Corte dei Conti di Potenza sarebbero “oltre” le cose concordate a livello nazionale. Una tesi che ovviamente è da dimostrare, o meglio è da dimostrare che si sia prodotto un danno erariale dalla contrattazione periferica fatta a valle dell’accordo nazionale. Una contrattazione che ha dovuto tenere conto, come si faceva dal 2001, delle difficoltà particolari che incontra questo servizio per le condizioni orografiche, demografiche e infrastrutturali che sono particolarmente negative per la Basilicata. Il Governo regionale ha compiuto quello che era un atto dovuto, e cioè evitare che l’eventuale danno erariale si perpetuasse coinvolgendo la responsabilità dell’attuale esecutivo, astenendosi però dal chiedere la restituzione delle indennità fino al pronunciamento della sentenza definitiva. Cosa diversa è stata fatta in Campania, dove l’esistenza di un commissario unico della sanità ha messo il responsabile nella condizione di poter ignorare gli effetti sociali e politici di questo improvviso ritorno all’indietro, preferendo, da funzionario, garantirsi le spalle senza se e senza ma. Qui si è preso tempo per capire dove porta la questione e si è preferito solo fermare la corresponsione di quegli emolumenti . Sospensione che però ai medici interessa poco perché quei rimborsi, ancorchè in forma forfettaria, non sono frutto di una regalìa dei decisori ma di una trattativa che è durata mesi e mesi e che ha dovuto tener conto di particolari difficoltà scaturenti da un servizio segnato da difficoltà ambientali ed organizzative. E’ per loro una remunerazione che ha tenuto conto delle particolari condizioni in cui il servizio viene esercitato, per cui gli interessati minacciano di interrompere il servizio stesso, creando una situazione di grande pericolosità sociale. Essendoci oggi la seduta del consiglio regionale, la protesta dei medici non è ovviamente passata inosservata e il consigliere Rosa, di Flli d’Italia , si è fatto avanti con la proposta di una mozione in aula in cui si chiedeva alla Giunta di ritirare il provvedimento di sospensione degli emolumenti in questione. Su questo fatto, il Consiglio si è spaccato e a firmare la mozione sono rimasti i consiglieri Napoli e Romaniello, con la seduta che per mancanza di numero legale si è sciolta.

