LA RACCOLTA DELLE “FIGURINE PANINI”

0

La raccolta delle “figurine panini”, nei ricordi dei bambini degli anni ‘60

Chi è il calciatore della rovesciata delle figurine?

di Vittorio Basentini

A volte basta davvero poco per farci tornare indietro negli anni.

Ieri, per esempio, mi è capitato casualmente di avere tra le mani e sfogliare, l’album della raccolta calciatori “Panini” di quest’anno. E’ di mio figlio, il più piccolo: Si fa per dire, 15 anni, ma, per fortuna, con alcune passioni che condivide con quelle della mia gioventù.

Ogni anno raccoglie le figurine, e, senza soluzione di continuità, conserva tutti gli album da quando io stesso facevo la raccolta calciatori.

Decido, dunque, di andare all’edicola di Macchia Romana per comperare alcune bustine da fargli trovare al rientro. All’edicola prendo due bustine: 1 euro, ciascuna. Due parole con l’edicolante e … in men che non si dica, la memoria torna indietro agli anni 60. “Caspita, 1 euro?! ti ricordi quando le pagavamo addirittura 10 lire? Le “dieci lire” delle bustine rappresentavano se non tutto, tantissimo per la nostra generazione. Esse, infatti, erano il frutto del nostro impegno settimanale alla scuola, catechismo…e basta! perchè non esisteva altro, che la Domenica si concretizzava nelle 100 lire che i nostri genitori ci davano, con nostra immensa gioia e con le quali potevamo acquistare, appunto, le tanto agognate bustine dei calciatori: non prima però di essere stati a messa.

Dopo la Santa messa alla chiesa di Santa Maria, una corsa all’edicola di Via Lazio, da Pasqualino , e via all’acquisto delle figurine.

Con 100 lire ben 10: Pensate! Iniziavano gli interminabili scambi di figurine e i tanti giochi che con le stesse si facevano: Colletto, colore, squadra cappotto ecc. La ricerca dei “difficili” lo “sbolognamento!” quanto più possibile dei “triploni”; la ricerca della “squadra” o lo “scudetto” che ci mancava e che avremmo però “pagato a “caro figurine”: potevano valere anche tre o quattro calciatori. C’era però qualcosa alla quale occorreva fare molta attenzione: quella di non scambiare le figurine “valida”. La “Valida” o “bisvalida” erano quelle figurine che riportavano sul retro per l’appunto, tale dicitura. La loro raccolta premiava i collezionisti più assidui con ricchi premi. Quasi in ogni bustina vi era una “valida”.

L’album riportava nelle ultime pagine l’elenco dei regali e le modalità per ottenerli: palloni di cuoio, magliette e completi da calciatore, l’intramontabile “almanacco del calcio” e tanti altri “sogni” di noi bambini.

Oltre alle bustine domenicali, qualcuno di noi riusciva a comprare qualche bustina anche in settimana, approfittando di una piccolissima “cresta” che a volte si faceva su un qualche commissione che la mamma ci affidava al vicino negozio alimentare.

Il completamento dell’album era il successo al quale tutti aspiravamo. Per coloro ai quali mancavano solo una o due figurine, era una vera disdetta. Ogni bustina che si apriva era un battito di cuore nella speranza di veder spuntare il calciatore mancante. Si accumulavano così centinaia di doppioni che, alla fine, difficilmente si sarebbero scambiati.

Le soluzioni per finire l’album erano due: Sperare nella “comprensione” di qualche amico che in cambio di decine e decine di figurine ti consegnava quella mancante oppure , ma era una cosa che si faceva a malincuore e quasi di nascosto e anche vergognandosene un po’, chiedere direttamente alla “Panini”  le figurine mancanti. Quanto già eravamo più grandicelli cominciò ad essere consueto lo scambio di figurine tra compagni di scuola: ma non in classe! Altrimenti il professore te le requisiva ( i più maligni dicevano che lo faceva di proposito per portarle ai suoi nipoti…). Funzionava, più o meno, così: ciascuno portava a scuola l’elenco delle figurine mancanti e lo consegnava ad un compagno, il quale poi, a casa, ne avrebbe controllato i numeri con quelli che aveva e il giorno successivo li portava a scuola e, durante la ricreazione, li consegnava a colui che le aveva chiesto, ottenendone in cambio quelle che servivano a lui. In tal modo si accellerava di molto il riempimento dell’album.

La raccolta dei calciatori della “Panini” era, insomma, una vera e propria passione. Dopo esserci lasciati andare a questi ricordi, pago le bustine all’edicolante e, non senza una punta di nostalgia, prendo le due bustine, pagate 2 euro, e, comunque, ringrazio il buon Dio, per avermi dato un figlio che conservi ancora il desiderio di raccogliere queste celebri ed immortali figurine.

Chi è il calciatore della rovesciata delle figurine?

La spettacolare rovesciata di Cristiano Ronaldo nella partita di Coppa Campioni del 03.04.2018 in Juventus-Real Madrid 0-3 ricorda quella che, da decenni, è immortalata sulle bustine delle figurine dei calciatori. Ecco la curiosa storia del gesto entrato nella leggenda.

Il calciatore Carlo Parola, della Juventus nella rovesciata acrobatica che lo rese celebre.

L’autore di quel gesto entrato ormai nella leggenda si chiama Carlo Parola, giocatore della Juventus e della Nazionale negli anni ’50.

Il fatto curioso è che, al contrario di quanto si possa pensare, l’inconfondibile marchio non rappresenta un gesto effettuato da un attaccante intento a segnare un gol, bensì quello di un difensore che sta “spazzando” via il pallone dalla sua area di rigore. La casa modenese Panini, che dal 1961 produce il mitico album dei calciatori, ha tratto questo simbolo da un’immagine scattata dal fotografo Corrado Bianchi nel corso di un Fiorentina-Juventus del 15 gennaio 1950.

La foto del calciatore acrobatico comparve per la prima volta sull’album del 1965-66, rielaborata dall’artista Wainer Vaccari con colori diversi dagli originali: per garantire l’imparzialità del simbolo, si scelse di svestire Parola della divisa bianconera e di sostituirla con una maglietta rossa, pantaloncini bianchi e calzettoni neri e gialli, creando un’associazione di colori che non corrisponde ad alcuna squadra reale del calcio italiano.

Cinquant’anni di «celo, manca», parole d’ordine che hanno rappresentato il lasciapassare del divertimento a basso costo e di livellamento sociale per generazioni di collezionisti, partendo da «Maciste» Bruno Bolchi che ebbe l’onore della primogenitura (mezzo secolo fa, la sua foto in bianco e nero, poi colorata e composta graficamente, fu la prima preparata per l’album d’esordio dei calciatori Panini), passando per l’introvabile Pier Luigi Pizzaballa che fece ammattire i collezionisti nel ’64, fino ai calciatori dei giorni nostri.

In mezzo, altrettante raccolte di figurine Panini  nate magicamente da una intuizione di Giuseppe, Benito, Umberto e Franco, capaci di resistere, con il loro fascino immutabile, non solo a un tentativo di clonazione ma anche ad un progresso tecnologico che ha spazzato tutto tranne l’odore inconfondibile dell’apertura della bustina di «figurine».

Nel 61-62, sulla copertina dell’album di 40 pagine, che costava solo 30 lire, campeggiava Nils Liedholm, idea profetica visto che fu proprio il Milan a vincere quel campionato.

Le figurine da trovare erano 289, racchiuse a due a due in bustine vendute a 10 lire. I calciatori si incollavano con la mitica Coccoina, la famosa «colla bianca solida da ufficio» soppiantata, nel 67-68, dal rettangolino biadesivo che resistette fino all’introduzione, nel 1972-73, delle figurine adesive.

Passando per periodi di boom, conferme ma anche crisi e rilancio, la collezione dei calciatori Panini continua, ancora oggi, a presentarsi, puntuale, in edicola.

Riporto alcune figurine Panini degli anni passati che fanno ricordare i giorni della nostra gioventù:

 

Condividi

Sull' Autore

Lascia un Commento