E’ da tempo che vado sostenendo che la politica sta ignorando la città di Potenza. C’è quasi un imbarazzo a parlarne, oppure la situazione è così malmessa che tutti ne vogliono prendere le distanze. Eppure fra pochi mesi si torna a votare per il consiglio regionale e ben 9 consiglieri uscenti sono del capoluogo. La domanda è quale rappresentanza hanno esercitato in questi cinque anni? E’ possibile che si sia consumata una vicenda politica rispetto alla quale nessuno è chiamato alla responsabilità di quello che è stato fatto?. Incominciamo con ordine:
Questo Sindaco è potuto salire al secondo piano di piazza del Sedile grazie alle divisioni interne del Pd, che hanno portato al ballottaggio le persone sbagliate attraverso aiuti indebiti e politicamente scorretti.
Questo Sindaco ,senza maggioranza consiliare, doveva essere mandato a casa, ma i maggiorenti del Pd lo hanno corteggiato , prima per staccarlo dalla destra e poi per ingaggiarlo a sinistra: la prima operazione è riuscita, al punto che a destra il Sindaco si è fatto alcuni nemici, la seconda non è andata in porto perché il buon De Luca ha traccheggiato senza decidere da che parte stare. Risultato, una operazione politica fallimentare.
Questo Sindaco ha risanato il bilancio grazie agli interventi fatti dalla Regione. Se avessero fatto le stesse cose con la precedente amministrazione , probabilmente, anzi sicuramente, non si sarebbe arrivati al dissesto. Il perché non sia stato fatto è qualcosa che la città ha pagato, senza sapere a chi dare la colpa, se al braccino corto di De Filippo o all’orgolioso autoisolamento di Santarsiero.
In questi anni si è messo a posto il bilancio senza poter fare niente che non fosse una politica di austerità totale, dove non c’erano i soldi nemmeno per fare le strisce stradali. Da questo punto di vista è stata una amministrazione ragionieristica che ha fatto le pulci alle voci di spesa , ne ha tratto vantaggi economici , migliorando qualche servizio ( pulizia) e peggiorandone altri ( strade,trasporti ).
Al di là del varo della differenziata, ad un lato, e del fermento di inziative culturali ( la via Herculea) e di evasione ( ottobre culturale, il maggio potentino, Capodanno in piazza, i turchi) dall’altro, iniziative senza soldi e tutte dovute al dinamismo dell’Assessore Falotico, non c’è stato alcuno sforzo progettuale per capire come la città potesse riprendersi. Al centro storico è stato dato il colpo di grazia, semplicemente ignorandone i problemi e ripetendo gli errori del passato, le scale mobili sono state lasciate chiuse per mesi e l’intero sistema circolatorio non avvantaggia la mobilità verticale, ma anzi la scoraggia ulteriormente. Chi oggi si ostina a passeggiare per via Pretoria ne riceve una sensazione di solitudine, di mancanza di vita, di tramonto sociale e demografico da star male fisicamente.
La politica della sosta a pagamento , in presenza di strade colabrodo, di marciapiedi rotti, di trasporti che non funzionano, ha indignato la popolazione potentina, trattata come un limone da spremere senza che ci sia un motivo, una giustificazione,un progetto per cui fare sacrifici.
Siamo a sei mesi dalle elezioni regionali e non c’è una persona, dico una, che si sforzi di aprire il dibattito sulla città per capire che cosa si può fare dopo questi quattro anni di buio. Zitti i consiglieri uscenti, zitti quelli che si preparano ad entrarvi e già si muovono in città alla ricerca di consensi. Zitti i partiti, tutti. Stanno zitti perfino i cinque stelle che pure dovrebbero presentarsi con qualche idea, con qualche proposta e non solo con l’invito agli altri a togliersi di mezzo. Si vuole continuare così, lo si faccia. Ma il primo che reclama la potentinità della sua candidatura rischia di essere preso a fischi e pernacchie. Rocco Rosa