Domani a “Quelle brave ragazze”, la fortunata trasmissione di Rai1, c’è una bella storia lucana, una di quelle che raccontano l’intraprendeza, la creatività, la tenacia dei giovani nell’inseguire i propri sogni e nel muoversi con fiducia e determinazione, rifiutando il fatalismo e la rassegnazione. Il nostro giornale, si chiama talenti lucani, perchè insegue queste storie e contribuisce a metterle in evidenza, come esempio e come segnale di riscatto. Questa storia è legata alla creazione della libreria motivazionale “Sognalibro”, nata non per vendere cultura ma per organizzare l’incontro di ragazzi ed adulti con la cultura, nel senso di un luogo nel quale stringere amicizie, confrontarsi e anche rilassarsi in compagnia di libri , nella lettura di fiabe o per applicarsi nella manualità del disegno o del collage. Da mesi questa libreria si è posta con intelligenza al centro della città, suscitando prima curiosità, poi interesse e infine partecipazione. Questo approccio “con la scusa dei libri” è la vera intuizione per un nuovo tipo di socialità che può entrare in alcuni settori della comunità potentina e lucana, con particolare riguardo alla sempre crescente popolazione anziana. Angela Di Maggio, giornalista , ne è la creatrice:
-“Mi sono posta – racconta Angela – il problema del comunicare con l’altro e mi sono inventata una strada diversa per scoprire il reale, noi stessi e ciò che ci circonda: la strada è quella che passa per la fantasia; infatti in una società razionale organizzata come quella in cui viviamo, la fantasia è una meravigliosa scappatoia per arrivare direttamente alla mente e al cuore dell’uomo. E’così che ho capito quanto l’uomo abbia bisogno di uno spazio fisico e mentale in cui conoscenza e capacità di mettere e di mettersi in relazione possano aprirsi ad una luce nuova che illumini e faccia “capire il senso”. Il principio al quale mi sono ispirata è “le parole sono semi”: la parola, infatti, diventa il seme, la luce che si accende da una scintilla che si sprigiona; la parola consente all’uomo di coltivare, ritrovare e ampliare la propria socialità e cultura e costruire una comunità libera, creativa, pensante. Credo che sia giusto passare da una società fondata su una visione individualista e competitiva ad una orientata alla crescita personale che punta sulle esigenze delle nuove generazioni intercettando la sapienza di un tempo.
-Cultura e educazione sono dunque le chiavi di volta del cambiamento.
-Cambiare si può e si deve per la cultura, per noi stessi e per il nostro futuro: Adriano Olivett
i affermava: “l’organizzazione del lavoro deve fondarsi su un’idea di felicità che genera efficienza”. Gli operai vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane; non c’era una divisione netta tra ingegneri e operai affinchè conoscenze e competenze fossero alla portata di tutti, potessero circolare ed essere condivise; l’azienda accoglieva artisti, scrittori, disegnatori e poeti perchè Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici, ma anche di talenti in grado di arricchire il lavoro attraverso creatività e sensibilità culturale. L’Olivetti è stata, infatti, un modello che forse potremmo ristudiare per intraprendere un percorso di rinnovamento culturale imprenditoriale in cui orientare molte realtà ad avere una visione globale che attraverso il benessere sociale produce profitto.
–ma perchè lo hai chiamato Sognalibro?

