GERARDO ACIERNO

La morsa
È cambiato il mondo
senza metterci mano. Noi.
In villaggi uncinati al Passato
abbiamo scaldato
minestre avanzate,
spillato vino traditore,
grugnito sconfitte
spacciandole per trionfi
e senza più affrancarci dalla morsa
d’una misera Memoria
ci ritroviamo ritagliati
dentro un bianco malinconico
-stanchi viaggiatori
allo sportello dei bonus scaduti.
Siamo mosche nella tela.
———————
sotto archi scolpiti
Una piazza di trenta pietre
un tempo lambite
da nudi passi al tramonto
spande l’arcano
e sotto archi scolpiti
tornano tocchi
di monete nei solchi.
Poi risuona una nota
e inaspettato s’impiglia
nella tela del ricordo
il richiamo della mamma
quando strade avvezze
a luci sfumate
esortavano continue carezze.
—————————
finale di stagione
Dominati dalla quieta
solitudine dell’ignoranza
muti ondeggiamo
di fronte alla nobiltà del dubbio
nello spettacolare torpore
dell’indifferenza
e la codarda abilità
di starcene con le mani in tasca
sulla nostra isola
cumulo di scogli
nemmeno azzurri
dove si sono spenti i fuochi
e le caldarroste gelano
al barbaglio della menzogna.