STADIO, PARLIAMONE CIVILMENTE, SENZA SPARGERE SOSPETTI

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Giovanni Benedetto

Il verdepensiero accende il semaforo rosso, per dire, senza proposte alternative di sviluppo, che l’operazione non s’ha da fare. E lo fa o incalzando le dichiarazioni di Caiata o riesumando spettri della speculazione edilizia, della cementificazione, o lasciando circolare il sospetto che dietro l’angolo ci sarebbero l’ombra dei mostri pronti a fare una ennesima mega.
Addirittura si scomodano per citare il conflitto d’interessi tra il ruolo di parlamentare, quello di coordinatore regionale di partito e la professione d’imprenditore.
Senza nè citare la legge che lo vieta, né menzionare l’opportunità politica, dato che il caso non è per niente accostabile a tanti altri casi avuti nel parlamento italiano di imprenditori che hanno dormito sonni tranquilli, pur continuando a fare i loro affari privati.
Gran parte del verdepensiero mi sembra impregnato di motivazioni pretestuose , esClusivamente dirette a innalzare un semaforo rosso sullo stadio.

 Potenza e dintorni sono pieni di verde attrezzato e di verde al naturale compreso i boschi a pochi kilometri. L’ultimo spazio a verde è il parco fluviale che , una volta terminato nel suo anello attrezzato, sarà sicuramente  più attraente e confortevole per gran parte dei cittadini.
Tra i verdi o parchigiani che dir si voglia prevale un altro pensiero che li porta fuori strada: la cultura del sospetto e la commistione d’interessi che potrebbe nascere tra pubblico e privato per spianargli la strada.
Questo è un fenomeno che potenzialmente esiste,  è un fenomeno italiano, però sappiamo pure che qualora dovessero verificarsi tali eventi, esistono gli organi deputati a reprimere il fenomeno.
L’unico atto pubblico che hanno in mano a cui fanno continuo riferimento è la raccolta di 12.000 firme, realizzata in un contesto storico mutato e quindi superato dai tempi.
Sono esercizi teorici basati su ipotesi in funzione degli stati d’animo o stati emozionali di chi li elabora che con la realtà non hanno nulla a che vedere.
I cittadini sono messi di fronte ad un’idea reale e fattibile di investire soldi privati per sviluppare un’area che era prima utilizzata per inquinare e poi lasciata abbandonata per quarant’anni.
Non ci sono idee, oltre quella verde, alternative al progetto sportivo-commerciale di Caiata.
Costruire la proposta sulla contrapposizione: verde, ambiente e tempo libero o cementificazione, speculazione e ruberie varie, è solo un modo strumentale per evitare di osare per dare servizi e strutture al passo con i tempi e utili non solo ai tifosi ma a tutta la città e la sua economia.
Viceversa c’è il rischio, questa volta si, di consegnare quell’area all’archeologia, per lasciare traccia di come la nostra civiltà deturpava l’ambiente.

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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