RICCCARDO ACHILLI
Siamo arrivati, tramite la lunga e dolorosa vicenda di Eipli, ad uno snodo fondamentale, che coinvolge le economie e le famiglie della Basilicata ed anche delle tre regioni limitrofe. Il tema diviene oramai prioritario per chi vuole rilanciare il Mezzogiorno.
Eipli è l’ente sovraregionale che gestisce dighe, schemi idrici e traverse, quindi l’hardware del sistema idrico, di Basilicata, Irpinia e Puglia, vendendo all’ingrosso l’acqua degli invasi alle società di gestione degli acquedotti, all’Ilva, alla Fca di Melfi ed a altri stabilimenti industriali vitali per fini industriali e ai Consorzi di irrigazione di tre regioni per fini agricoli. 80 lavoratori a tempo indeterminato, nonché quasi 50 addetti a tempo determinato e 31 addetti con contratto idraulico forestale rischiano stipendi e lavoro nella lunghissima crisi di tale struttura pubblica, che gestisce un bene essenziale per il futuro economico della regione (qualcuno ha calcolato che, se venisse erogata una royalty di soli 20 centesimi a metro cubo di acqua degli invasi di Eipli, le attuali royalties petrolifere potrebbero essere sostituite, con minore danno per l’ambiente).
Già nel 2011, l’allora governo Monti certificò lo stato di squilibrio finanziario permanente dell’ente, prevedendone la soppressione, senza però specificare come. La legge di bilancio del 2017, con il Governo Gentiloni, introdusse la previsione di sostituire Eipli con una Spa totalmente in house, partecipata dal Ministero dell’Economia, che avrebbe dovuto costituirsi entro giugno 2018. Tuttavia, la gestione commissariale è durata sino ad oggi e, nel frattempo, il Decreto Crescita del giugno 2019 ha introdotto ulteriori specificazioni normative, prevedendo l’ennesima procedura liquidatoria, creando una bad company cui conferire i debiti, propedeutica alla formazione di una Spa controllata dal Tesoro e dalle tre Regioni Campania, Basilicata e Puglia. Nel frattempo, dopo oltre 15 anni di commissariamento, la situazione debitoria si è fatta molto pesante, con 67 milioni di debito che l’Ente non è in grado di fronteggiare. Da ultimo, in questo mese, il senatore lucano Pepe, della Lega, deposita una mozione parlamentare per impegnare il Governo a completare l’iter di creazione del nuovo soggetto in house che si farà carico degli asset e del personale dell’Ente, creando la nuova società prima che l’Ente sia definitivamente soppresso, al fine di garantire continuità.
In tutto ciò, ci sono i lavoratori in perenne stato di agitazione, un ente che gestisce schemi idrici vitali per l’economia del Sud, lo Ionico-Sinni, il Basento-Bradano e l’Ofanto, oltre allo schema delle Sorgenti del Tara, che gestisce 10 dighe di importanza fondamentale, con un potenziale di oltre 500 milioni di metri cubi, in grado di alimentare almeno tre regioni del Sud, un Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che non sembra particolarmente sensibile alla vertenza (i sindacati sono andati a Roma in questi giorni, ma il Ministro Bellanova aveva altri impegni).
Lo scompenso finanziario e patrimoniale di un ente così importante si riverbera negativamente sulla gestione delle infrastrutture, in particolare sulla necessaria manutenzione, ed ha fornito un alibi per far crescere, in questi anni, le tariffe di vendita dell’acqua, che, tramite le decisioni prese da Egrib (ente di governo per i rifiuti e la risorsa idrica della Basilicata) si sono incrementate, per il consumatore lucano finale, del 16% nel solo 2018, in un trend di aumento che si riverbera sui bilanci, già piuttosto magri, delle famiglie.
Evidentemente, non si può più andare avanti con continui rinvii e commissariamenti ed è arrivato il tempo di sbloccare la situazione liquidatoria di Eipli, al fine di dotarsi di una struttura in grado di gestire in efficienza le risorse, non andando a gravare sul consumatore finale e, possibilmente, almeno in futuro, autofinanziare una quota dei necessari investimenti nelle infrastrutture idriche regionali. In tutto ciò, occorre non dimenticare che un referendum ampiamente partecipato, nel 2011, sancì che l’acqua dovesse rimanere un bene di proprietà pubblica. In questo senso, affidare il futuro della risorsa idrica lucana ad una società per azioni, anche se interamente controllata da soggetti pubblici, non sembra essere una garanzia sufficiente per difendere il principio alla base del riconoscimento di bene pubblico dell’acqua, ovvero di un bene inalienabile, il cui accesso deve essere garantito a tutti. Infatti, le regole europee sugli aiuti di stato alle imprese impongono di gestire con criteri di efficienza ed economicità anche le società pubbliche, pena possibili procedure di infrazione. Tale vincolo, stanti il fabbisogno urgente di investimenti in manutenzione e potenziamento del sistema idrico lucano e la tendenziale diminuzione dell’offerta di acqua, legata anche ai cambiamenti climatici in atto, rischia di generare costi crescenti che l’utenza sarà chiamata a coprire, causando anche diseconomie al tessuto produttivo che, a valle, utilizza la risorsa idrica. Senza contare il fatto che una Spa, che oggi è pubblica, domani può essere facilmente privatizzata, semplicemente vendendone le quote, smentendo di fatto i risultati del referendum.
In tal senso, a giudizio di chi scrive, sarebbe quindi più opportuno mantenere la nuova Eipli nell’ambito di una forma giuridica di ente pubblico economico, piuttosto che di Spa, ampliandone l’attività anche a settori quali la difesa e manutenzione degli assetti idrogeologici del territorio e degli alvei fluviali, avvalendosi della manodopera forestale già in dotazione.