ANNA MARIA SCARNATO
Martin Lutero affermava “se vuoi cambiare il mondo, prendi la tua penna e scrivi” e Martin Luteher King jr. “può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.
Quando si verificano eventi insostenibili e il senso dell’ingiustizia diviene insopportabile allora cresce l’indignazione che lievita il cuore tanto da far trasbordare lo stato dell’anima e determinare una forte reazione di rabbia. E allora che essa, pur sempre un’emozione che pensiamo di poter governare , ci pare possibile possa sfociare in qualcos’altro che rischia di essere comprensibile e motivato.
Diventa sentimento prorompente che contiene estremo disagio per l’inaudita violenza alla quale si assiste, compiuta dalla tua stessa specie umana verso l’altro simile. Lo stesso si evolve in rifiuto per l’appartenenza alla categoria alla quale dubiti riconoscere tratti di comportamento civile e decoroso, in rigetto per la misera condizione di chi governa quei luoghi e non riesce a promuovere e ad agire per l’uguaglianza e il rispetto di tutte le razze, di ogni religione, di tutti i colori, non riesce a cogliere l’umanità e la ricchezza che ogni diversità fa trasparire in modo evidente anche nella povertà e nella miseria.
Ci assale un senso di vuoto e incomprensione verso chi lo ha votato e continua a sostenere una politica riempita di rabbia e discriminazione, di diritti e futuro negati, di nero, sì, quel nero che combatte e strumentalizza per il potere, di nero che cancella i colori del mondo e timbra le coscienze sensibili alla fraternità e all’uguaglianza, che non dimenticherà mai il nero scolpito sulle braccia di persone ritenute non ariane e ridotte ad un numero identificativo destinato ad una sorte malvagia.
E’ quello il nero che fa male, non il colore della pelle. E’ il nero dell’anima che vive in chi vanta appartenenza a razza evoluta, intelligenza ma solo espressione di forza distruttiva che esplode e muove conflitti di massa. Pochezza e ignoranza che non meritano giustificazione.
Ribellarsi a ciò che sentiamo come prevaricazione e offesa alla vita e farlo con energia da scuotere le coscienze indifferenti verso atteggiamenti sbagliati; muovere quest’aria che sa di disgustevole retrogusto; denunciare le ingiustizie perpetrate da alcuni Stati a cui riserviamo l’iniziale maiuscola solo per la presenza anche di persone pacifiche , per fortuna; manifestare guardando al futuro cioè stimolando a pensare come poter migliorare il mondo , è ciò che è giusto fare e senza superare i limiti creando altre violenze.
Episodi di violenza catalogabili in omicidi premeditati, dettati da ideologie antidemocratiche e razziste sono frutto di una cultura e di una politica di esclusione e incitamento all’odio. Non possiamo cedere all’odio con altro odio. La rabbia non può cambiarci in ciò che non vogliamo essere e condanniamo.
Se neanche un virus pericoloso convince che siamo tutti uguali nella diversità e urge cambiare la visione delle cose, la nostra vera paura , il vero pericolo dell’umanità è l’odio e il pregiudizio. L’unico antidoto a contrasto è l’amore. E’ la sua forza che muove una semplice penna per scrivere. E a quanto disse Archimede si potrebbe guardare per asserire” date all’amore un punto di appoggio nella vostra anima e potrà sollevare il mondo”.