NELLE SMARGINATURE DEL TEMPO

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di Antonio Lotierzo

                                                      

“La casa del Tempo ” è l’ultima e complessa fatica letteraria di Gerardo Acierno, che scava per noi e riporta in vita tante storie dalle ‘grinze del tempo’. E queste due parole “grinze” e “tempo” assumono, nella caleidoscopica raccolta narrativa, un valore rivelatore, perché di continuo il testo si rivela anche come una riflessione filosofica sul tempo e sugli scarti esistenziali, su ciò che accartoccia, che rende grinzoso, che ripiega, in fondo su noi stessi.

    Il punto di vista delle narrazioni è solo quello del narratore onnisciente; è il Narratore/Acierno a spiegarci il paese, a scoprire il senso delle storie, a rimandare il discorso a tanti cari autori citati, anche pittori, che ne sorreggono il viaggio immaginativo. E’ la Mente Autoriale a svelarci i tic e le manie di questi singolari e strani personaggi, che pure sono un felice ricalco della sociabilità. E’ Acierno a reimmaginare, dal suo punto di vista, presente quanto nascosto, la trama del paese, che è, poi, quella che gli pesa sul cuore e che lo costituisce, con quella serie di individui che mette in campo e che fanno l’intero della relazionante comunità.

       Nell’incipit il paese è descritto come un “variopinto conglomerato di case e di chiese puntellato sull’Appennino lucano, con piazze e cundane, con il perenne alternarsi di nebbia e sole, con gravine di torrenti e boschi cupi, storiche mura, cariche di vitalità rappresa. Acierno non vuole operare la redenzione della vita paesana ma sezionarne brandelli, lacerti di esperienze incastonate in una o poche azioni significative, che mettono in risalto il personaggio agente. Ironizzando sull’eloquio dei governanti per cui ‘tutto va bene’ e pertanto ‘ qui si vive alla grande’; una maggiore verità viene fuori dai confabulanti del ‘Circolo degli Anziani’ i cui soci sono ‘perplessi e diffidenti’.

     Ecco, quindi, storie e personaggi, davanti alla nostra lettura: Vito il bibliotecario e impiegatuccio, fra memoria e insonnia, l’uomo a metà; Alfredo il sagrestano con passioni; l’avvocato Vipera; il lunatico che ri-celebra i fasti dell’allunaggio nel rimpianto dei tanti amici scomparsi; Corradino il casellante che non riesce a progettare per sé una seconda vita; Cesare il mezzo filosofo; Marcantonio il macellaio aspirante poeta; la busta di nonno Anselmo, piena di favole; Sandrino il barbiere musicante nella controra.

     Davvero Acierno lascia che ‘ciascuno dica la sua’, che ogni personaggio si presenti nella sua verità. E’ poi, nei rimandi dell’intarsio e dell’intreccio, che Acierno svela tutto il rifrangersi nel paese della grande storia nazionale, dalla ricostruzione alle trivelle petrolifere, quasi a marcare il legame oggettivo che lega insieme i due elementi della nazione. Storia di ciò che permane, come l’urbanistica del borgo e di ciò che transita, la debolezza degli uomini con le loro storie, parole, passioni. Il tema di Acierno è il cogliere la peculiarità della nostra provincia, alle prese con le sorprese del Tempo (che qui non ha prospettive di salvezza messianica né di redenzione ebraica – come sognava l’avv. F. Scardaccione, Mosé degli esodanti – ma Cronos si svela come consumo di energia, come distensione degli istanti cronologici in cui s’inscrivono le storie presentate).

      Forse i critici oscilleranno: è una raccolta di racconti oppure è una forma di romanzo visto che si snoda nelle storie ma che ha un’apertura ed una chiusa che ne stringono con classicità la trama e che si regge sulla voce costante del Narratore, peraltro oscuro e di cui nulla possiamo affermare. Siamo nella linea di un genere che va da G. Boccaccio a E. Cavazzoni , forse, passando per il professore narratore della sceneggiatura di ‘Amarcord’. E’ un resoconto realistico, ma non sfugga né la venatura d’ironia che Acierno, perdonando sempre e spargendo compassione e pietà empatica, stende sulla vita del borgo né la sua esibita intertestualità, che arricchisce le storie con rimandi alti e letterari, fornendo un tono elevato alle minute vicende. E poi vi sono anche i riferimenti all’arte, alla pittura, alla musica come strumento che evidenzia queste smarginature della vita collettiva (Morandi, Sughi, Hopper).

    Lieve, come la cannella sui tagliolini al latte, un certo pessimismo annebbia i racconti. Acierno sa che in questi paesi manca la perseveranza, intesa come sperimentazione di vie nuove delle possibilità dell’esistere; vi è la resilienza del vivere, vi è l’attaccamento viscerale al luogo geografico, ma mancano altri punti di senso e di ricostruzione esistenziale. Il fondale del racconto mostra un universo tradizionale e immobile (il farmacista, il prete, il maestro, il sindaco, l’artigiano) ma questa staticità viene a modularsi con il linguaggio preciso e ricercato con cui Acierno delinea i suoi mobili ed evanescenti attori.

     L’ex-maestro vive un’altra vita, come ognuno, nell’immaginario; è lo scrittore, il reporter di storie convissute, cui ammicca con ‘pignolerie’. Qui Acierno ci ha consegnato il suo libro più maturo e sudato. Spetta al lettore addentrarcisi col piacere di una complice lettura.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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