
di Leonardo Pisani
Come era la Basilicata, in quelli che furono chiamati tempi bui? Ossia nel grigio medioevo, dove la gente si spostava poco? Beh, in realtà si viaggiava, con mezzi diversi, più lentamente, a piedi o per chi era possidente con un carro o un cavallo, oppure sui fiumi,. Ebbene sì, i fiumi lucani all’epoca erano navigabili, la testimonianza la dà un personaggio straordinario e poliedrico, si chiamava Muhammad al-Idrisi, o meglio Abū ‘Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Ṣabti detto anche Idrīsī, Edrisi, El Edrisi, Ibn Idris, Hedrisi o al-Idrīsī (in arabo: أبو عبد الله محمد بن محمد ابن عبد الله بن إدريس الصقلي;nacque a Ceuta attorno al 1099 circa, fu un viaggiatore e geografo e il suo nome è legato al Libro di re Ruggero , del 1154, una descrizione del mondo scritta cui è allegato il mappamondo in 70 fogli noto come Tabula Rogeriana. Un’opera straordinaria, sia geograficamente, essendo la mappa più precisa, completa nelle descrizioni, e stupenda nel profilo artistico e artigianale, infatti l’originale era inciso su una lastra d’argento, andato perduto perché fuso dopo esser stato predato in occasione d’una sommossa contro il sovrano normanno Guglielmo I di Sicilia nel marzo 1161.
Oltre alle mappe, al-Idrisi compilò un compendio di informazioni geografiche con il titolo Kitāb nuzhat al-mushtāq fī ikhtirāq al-āfāq; traslitterato in “Il libro di piacevoli viaggi in terre lontane” e noto con il nome di: “il Libro di Ruggero”.
Partendo da Palermo che definì: «Bella e immensa città, massimo e splendido soggiorno, ornata di tante eleganze che i viaggiatori si mettono in cammino per ammirarne le bellezze di natura e di arte» e dalla Sicilia «è la gemma splendente di questo nostro secolo per pregi e bellezze. Lo splendore della sua natura e il complesso delle sue architetture ne fanno un paese veramente unico, un paradiso circondato dalle acque del mare, un paese meraviglioso nel quale i viaggiatori giungono provenendo dai paesi più lontani»
Il colto arabo visitò anche le terre lucane e le descrisse nei suoi viaggi per conto del re normanno. Una straordinaria testimonianza della Basilicata medioevale. Ne riportiamo qualche stralcio tratto dal volume del 1883 a cura della Reale Accademia Dei Lincei con testo arabo e note di Michele Amari. “Alwàdì Saktah” (fiume Sinno) sei miglia. In questo fiume entrano le navi: esso offre eccellente ancoraggio. Dal Sinno al wàdì Bràt Nah (fiume Bradano) ventiquattro miglia. Presso questo fiume e sui monti che lo fiancheggiano cresce in abbondanza il pino, dal quale vi si estrae catrame e pece che si esportano in molti paesi. Dal fiume Bradano (leg. Sinno) Al Wàdì ‘Akrah (fiume Agri) sei miglia. Dal fiume Agri al n ah r ‘al m.wg. (fiume Basento?) diciotto miglia. Da questo al wàdì Bràg.Nah (fiume Bradano) tre miglia. Dal Bradano al wàdì Làt.s (fiume Lato) quindici miglia. Da questo al wàdì al.mnah (fiume Lenna) tre miglia. Dal Lenna ad ‘al wàdì ‘al niu’wagg («il fiume tortuoso», fiume Tara) sei miglia. Da questo al wàdì matàhin tàr.nt («fiume dei molini di Taranto», torrente Ponticello?) tre miglia.Da questo a Taranto sei miglia. Da Rossano a Sant Mawrù (San Mauro) cinque miglia. Tra San Mauro ed il mare sei miglia. Da Sant Mawrù. Munt Mùr ,(Monteinurro ad ‘Arm.nt (Armento) tre miglia. Da Armento a Sant ‘Arkang.Lì (Sant’Arcangelo) sei miglia.E da San Mauro a b.snìàn (Bisignano) nove miglia. Da Bisignano ad ‘akràk (leg. ‘akrì , Craco) dodici miglia. Da ‘akràk (Craco) a Sant’Arcangelo dodici miglia. E da Sant’Arcangelo a ruqqah fi lab’ (Roccatagliata, in oggi Ruccanova) sei miglia. Da Sant’ Arcangelo a Qulubràt (Colobraro) dodici miglia. Da [Sant’I Arcangolo, a man destra, per s.nis (Seniso) dodici miglia. Da [Sant’| Arcangelo a ganàniì (Granano) , a sinistra, dodici miglia. Il wàdi ‘Akrì (fiume Agri) passa in mezzo a queste duo terre. Da [Sant’| Arcangelo a q a stài |m.stàl| (Castel Missanello), castello difcndevole, sei miglia. Da Castel Missanello a Qàb.Lì (Gablichio o Gallicchio) due miglia. Da [Sant’j Arcangelo a buns \dràt sei miglia da ponente. Dabuns ‘.dràt a qastàl lawr. nt (Castel Lorenzo) 5 sei miglia. Da questo alla città di sant marti n (San Martino [d’Agri]) tre miglia. Da San Martino a Inunt Unir (Montemurro) sei miglia. Da Montemurro A b.g.n à 1 fl (Viggiano) sei miglia. Da Viggiano a M.Rs.Qah ‘Al Q Adì Mah («Marsico l’antica», in oggi Marsico vetere) sei miglia. Da Marsico vetere a Sabùnàrah (Saponara [ di Grumento]) dodici miglia. Da questa a Sarqùnah (Sarconi) tre miglia. Inoltre, da Sanìs (Senise) a Tursah (Tursi) dodici miglia. Da Tursi a Sant’ Arcangelo dodici miglia. Da Sant’Arcangelo al castello di ‘Akliin (Anglomim, poi Anglona).» Interessante la descrizione della Matera medioevale: Ma tir ah (Matera) centottanta miglia per tramontana declinando a ponente. Matera e città bella, estesa e molto popolata. Da questa a bàri (Bari) per levante, centottanta miglia. Dalla città di Matera ad ‘agr.b.liah (leg. ‘agrabìnah, Gravina), città popolata [benché] poco estesa, produttiva e bella, sessanta miglia tra ponente e tramontana. Da Gravina a Fanùsah (Venosa) centottanta miglia. Venosa è città ben nota fra quelle de’ Longobardi. Da questa a Bari sessantacinque miglia per levante. Da Venosa ad ‘and arali (Andria) cinquantaquattro miglia per levante». Poi Potenza: «Da Acerenza a B.tàn.sah (Potenza), città illustre per possanza, 5 molto estesa e popolata, [con territorio | abbondante di viti e d’alberi e di campi coltivati. E da Potenza alla città di m.l f la continentale (Melfi), cinquantaquattro miglia [pure]per ponente». Idrisi parla di un Bradano navigabile: «Il n a h r ‘.b r à d.n il (fiume Bradano), che dicesi pur \b r a t.n il. è un fiume che scorre solo senza mescolare le sue acque col fiume bara n tal (Basento). Esso dapprima esce | diviso in] due piccoli rami, tra due città chiamate l’una luqbàrah , l’altra butansìah (Potenza).sessanta miglia. il quale con questo nome si volge tra luoghi colti, fino al mare. Sulle rive di questo fiume [cresce | in abbondanza il pino, che vien tagliato e trasportato al mare sulla corrente. Se ne cava pure pece e catrame, di cui si fanno carichi per i varii paes»i. E Poi Il monte Sirino sta di fronte a B.g.nàl (Viggianello) e tra ‘Akl.rmunt (Chiaromonte) e Viggianello e tra il detto monte e Chiaromonte [corrono]dodici miglia, e tra il monte e Viggianello quindici miglia.