
PIPPO CANCELLIERI
Fu quella sera in Piazza Prefettura che mi convinsi che il Terremoto era l’occasione che a tutto il Sud, a Potenza e quindi a me mancava.Facile il commento gratuito e pure offensivo: “Siccome sei un Ingegnere … “!Per quanto sembrerà perfino impossibile a credere, non era il vantaggio professionale cui immediatamente pensai dopo il primissimo smarrimento. L’occasione!Immaginate cosa era l’intero Mezzogiorno nella sua parte più selvaggia, quella che va da Avellino fin oltre il Pollino fino a quella sera.Un luogo da dove ancora si fuggiva dal ricatto di una fame millenaria cui nemmeno i miliardari interventi della Cassa del Mezzogiorno fino alla Chimica Meridionale a Tito Scalo o la CipZoo (questa addirittura uno sfregio alla Città-Regione) erano riusciti ad evitare. Erano cambiati negli ultimi anni solo i materiali delle valige, da cartone con lo spago, a finta pelle con le fibbie. Da un lato i nuovi borghesi più o meno piccoli che avevano riempito a migliaia le stanze della Regione, delle Comunità Montane, dei Comuni, degli Ospedali, dall’altro una classe contadina e non ancora operaia che non essendo riuscita ad entrare al San Carlo o ai tanti San Carlo come erano i troppi Enti che si cominciava a chiamare inutili e che ancora esistono nella loro inutilità ad ogni tentativo di alienazione, riprendevano con rinnovato vigore il viaggio verso il Nord.Stavolta senza speranza che tutto lassù era stato già fatto e che anzi a null’altro potevano sperare oltre a quanto noi offriamo oggi alle torme di nuovi disperati che si infilano ovunque nelle pieghe incontrollate delle nostre coste.Io dopo la Laurea alla Alma Mater Studiorum, avevo la fila dietro la porta per lavorare. E parlo di Aziende che allora ti aspettavano ancora alla discesa di Saragozza (luogo del triennio di Ingegneria) quali la Edilter, la CMC, la CMB e per chi se la sentiva di avere ancora più capacità, la Ducati Meccanica ed Elettronica, la Lamborghini e/o roba del genere.Ero sceso prima di risalire per sempre, per godermi per l’ultima volta i genitori e salutare gli amici e fra questi quei due che da qualche mese mi avrebbero aspettato per il resto dei miei giorni a San Rocco, Alfredo che da qualche giorno Dottore in Medicina aveva lasciato la vita nella prima rotonda Bolognese mai realizzata la Verenin, e Gigi il migliore del gruppo del piazzale di Sant’Anna che aveva deciso di andare avanti da solo. Grazie a Romualdo che frequentavo perché mi impressionava la freschezza della sua mente, conobbi prima Carmine Lardo e questi mi presentò a Saverio La Miranda.Che personaggio!Ci filammo immediatamente col risultato che in un anno e mezzo avevamo fatto la Cantina di Acerenza capace di trattare in qualità centomila quintali di Aglianico, l’Acetificio accanto, pezzi di Corac a Lavello e decine di capannoni agricoli tra Melfi ed Aliano. Mica poco per un neo-laureato di meno di trent’anni!Poi successero due cose; la prima subdola che fu l’acquisto da parte di mio padre di un pezzo di terra e dove lui da solo si mise a fare la casa in cui abito ancora, e il Terremoto!Dentro la mia testa nel tempo di arrivare dalla porta della Trinità a Piazza Prefettura trascinandomi dietro e altrettanto spaventato, il giovanissimo Vincenzo Taddei appena fatto Sindaco a Castelmezzano, iniziarono nuovi e potenti pensieri. In quei duecento metri di corsa fra la polvere e le marmette di asfalto della via che si alzavano, mi fu tutto chiaro. Ecco cosa mi fece rimanere, vedi l’incipit dell’articolo, che di colpo mi aprì la mente.Arrivato per ultimo in piazza e mentre cercavo Vincenzo che nella calca avevo perso, vidi una bambina che da sola tra la gioielleria Lamorgese e l’Upim, ferma piangeva mentre attorno a lei cadevano tegole e comignoli.Di fianco a me una coppia di neo-borghesi infilati a tradimento in un Superiore Ente locale, lui maturo professionista e lei tronfia professoressa, entrambi notissimi in loco, che si disperavano a guardare la bambina che chiamavano per nome!Indovinate chi tornò indietro a raccogliere la ragazzina e a portarla loro due?A margine dopo li ho incontrati mille volte e lui per professione ancora di più. Mai avuto da costui nemmeno uno sconto di pena burocratica, anzi assieme al non ricordo di quella notte, anche un trattamento perfino più acre di quello che riservava agli altri che gli arrivavano a tiro di scrivania. Tornato in piazza e ultimo fra gli ultimi non riuscendo a raggiungere per la calca il centro di essa, mi misi a vedere, godendo assicuro, i modi di vibrare del fabbricato INA mentre col pensiero andavo a mio nonno che lo aveva costruito e che di sicuro pensai che avrei rivisto fra poco, lui che era morto venti anni prima.Poi sentii crollare il cornicione della Prefettura dall’altra parte e girandomi grazie alla pendenza, ne vidi gli ultimi pezzi crollare sui poveri ragazzi che uscivano dall’Ariston. A proposito sto dicendo da anni che il nuovo cornicione andrebbe rivisto. Poi tutto finì e la gente iniziò a sfollare.Pochi altri ed io rimanemmo li e anzi invece che scendere a casa, andai verso il cumulo di macerie davanti il Bar Nuovo a vedere di tirare fuori qualcuno. E li vidi Giovanni che in un elegantissimo doppio petto grigio (quelli noti a certe cronache giudiziarie vestivano e vestono così), a mani nude cercava di spostare massi e tirare pezzi disarticolati dei due ragazzi del Francioso che si sarebbero dovuti sposare la settimana dopo.Per la successiva ora aiutai lui e i poliziotti di servizio della Prefettura, a fare quando andava fatto. Poi mi sedetti a fumare una Marlboro su un cumulo di macerie assieme a lui, Giovanni perché allontanati in malo modo all’arrivo del primo cosiddetto alto funzionario! Fu in quel momento che formalizzai il pensiero. Il Terremoto come linea di separazione fra un tempo passato di cui non restavano che macerie, e un tempo futuro tutto da costruire, più giusto e bello da vivere perché senza la tara di quanto era stato fino ad allora. Dovevo rimanere e rimasi. Naturalmente avevo torto e nel ’95 di nuovo via, via lontano da qui dove i figli, le mogli le amanti di quelli di prima nidificati ovunque, avevano allegramente continuato le pratiche dei loro genitori.Le enormi rendite parassitarie stavolta legate alle rimesse senza controllo dello Stato e poi dal Petrolio, hanno infine, vinto lasciando a quelli come me che sono tornati ormai solo per parlare ancora con Gigi e Alfredo, un paesaggio fatto di ruderi della CipZoo, ammasso di ferraglie di quella che solo per poche settimane era stata la Liquichimica, e inutili ragazzi abbronzati d’inverno che girano con macchine che erano e sono solo nella mia immaginazione. 23 NOVEMBRE 1980, CHE OCCASIONE MANCATA. P.s.: Alcune delle foto di quei giorni nel sottopassaggio di 18 Agosto, le più crude solo le mie.Pippo Cancellieri.