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Leonardo Pisani
Era chiamato il prete rosso, per via della sua fulva capigliatura e anche perché sacerdote lo era davvero, ma a causa della sua cagionevole salute, gli fu dispensato di celebrare messa, era asmatico, ma questo non gli impedì di comporre, viaggiare e tenere concerti. Quando aveva il violino in mano, nulla poteva fermare la sua musica, la sua maestria, il virtuosismo. Antonio Vivaldi nacque a Venezia il 4 marzo 1678, era figlio d’arte: il padre Il padre, Giovanni Battista Vivaldi era nato a Brescia nel 1655 circa e morì a Venezia nel 1736. Era figlio di un sarto bresciano, ma dopo la morte del padre si trasferì nel 1666 a Venezia con la madre, dove dopo qualche tempo iniziò a svolgere l’attività di barbiere. Però aveva talento musicale, divenne violinista: nel 1685 lo troviamo come musicista nella cappella di San Marco con il cognome Rossi ( anche lui fulvo come lo fu il primogenito,Antonio) e nello stesso anno divenne uno dei membri fondatori del Sovvegno di Santa Cecilia. Provetto come violinista, tanto che il suo nome comparve per diversi anni nella Guida de’ forestieri di Vincenzo Maria Coronelli. Figura importantissima per il geniale figlio, lavorò a stretto contatto ,fu anche tra i suoi principali copisti tra la metà degli anni dieci e la metà degli anni trenta del Settecento. Lo accompagnò anche nelle sue trasferte .
 POMARICO
Fu probabilmente anche compositore: infatti, tra il 1688 e il 1689 risulta attivo presso i teatri veneziani un certo Giovanni Battista Rossi. Dunque egli potrebbe aver composto l’opera La fedeltà sfortunata. Anche la madre non era veneziana di origine, anzi straniera, proveniente dal vicereame spagnolo di Napoli. Come scrive Gianfranco Formichetti, in Venezia e il prete col violino. Vita di Antonio Vivaldi, edito dalla Bompiani nel 2006, Camilla Calicchio (1653-1728), era figlia di Camillo Calicchio, un sarto di Pomarico, provincia di Matera, trasferitosi ventiduenne a Venezia nel 1651, e di Zanetta Temporini, donna di grande volontà e forte carattere, trentenne al momento del matrimonio che avvenne nello stesso anno 1651 ( Eleanor Selfridge-Field e Margherita Gianola, La famiglia materna di Antonio Le industriose e prolifiche ricerche condotte da Micky White – la maggior parte delle quali incluse nel suo Antonio Vivaldi: A Life in Documents1 – hanno fondato le basi per esplorare le origini veneziane del compositore, grazie al ritrovamento di un atto notarile sottoscritto nel 1675 – ben prima della nascita del musicista – da Giovanni Battista Vivaldi e Zanetta Temporini, nonna materna di Antonio Vivaldi. Attorno alla figura di quest’ultima si sono concentrati gli studi delle autrici di questo articolo. Zanetta Temporini non compare in nessun documento anteriore al 1650, per quanto finora rinvenuto negli archivi. Attenendosi all’atto di morte – redatto il primo gennaio 1690, nel quale si dichiara che la defunta è mancata all’età di circa settant’anni – si può comunque fissare l’anno di nascita attorno al 16191620. Ha circa trent’anni, quindi, quando si sposa con Giovanni Camillo Calicchio, il 12 ottobre 1650 nella chiesa di Sant’Agnese. Il marito, appena ventiduenne, è arrivato da poco a Venezia, essendo nato e cresciuto a Pomarico, antico borgo agricolo della diocesi di Matera, sotto il Regno di Napoli, nell’attuale Basilicata. Come ‘forestiere’, per poter sposare una donna veneziana, deve presentare alla Curia un «documento di stato libero»), per il quale sono necessari dei referenti che attestino la libera condizione civile dell’aspirante coniuge: in questo caso vengono raccolte le dichiarazioni di due conoscenti, insieme ad altrettanti certificati rilasciati l’uno dal sindaco di Pomarico e dai suoi consiglieri, l’altro dall’Arciprete di Matera. Dei due testimoni che accertano lo stato libero di Camillo Calicchio, in data 4 ottobre 1650, il primo è il reverendo Francesco Antonio Giliolo, un prete di Fasano, in Puglia. Giunto a Venezia da tre mesi e abitante nella parrocchia di Santa Maria Formosa, dichiara di aver conosciuto Camillo un anno prima, quando questi era a Fasano, dove per ben sei mesi si fermò «per far scola», accompagnato dallo zio Francesco de Rossi, fratello della madre Catarina. Dopo la partenza di Camillo da Fasano, il testimone ebbe l’occasione, nel giugno 1650, di far visita alla famiglia Calicchio a Pomarico. Qui, ricevuto dal padre e dalla «donna di casa», venne informato che zio e nipote erano a Venezia, dove in effetti li incontrò al suo arrivo nella Serenissima. Giliolo afferma che Camillo Calicchio, a Fasano, «faceva l’amore» – termine usato per indicare il corteggiamento – con l’idea di sposarsi lì, ma che poi lasciò il paese senza impegnarsi in alcun modo. Il secondo testimone è un compagno d’infanzia di Camillo, il ventunenne pomaricano Francesco Paolo Fanizza, anch’egli giunto a Venezia da circa due mesi e residente a Santa Maria Formosa. La deposizione di quest’ultimo in parte contrasta con quella precedente, perché viene dichiarato che Calicchio ha vissuto costantemente a Pomarico fino a dieci mesi prima, quando è partito per Venezia assieme allo zio Francesco de Rossi – e che poco dopo scrisse alla madre che si era già stabilito in città – non alludendo però ai sei mesi passati a Fasano. La sua testimonianza è importante invece per attestare l’età di Camillo – che Fanizza conferma di circa ventidue anni – e soprattutto il suo stato civile: conoscendolo bene fin da bambino, può affermare con certezza che l’amico non è mai stato sposato né promesso. Nel primo certificato, rilasciato e sottoscritto dal sindaco – con un semplice segno di croce – e da altri quattro eletti nel Consiglio dell’Università di Pomarico, Giovanni Camillo Calicchio, figlio di Gioseppo Calicchio e Catarina de Rossi, è definito «persona sbrigata, libera, e senza peso di Moglie e figli». È interessante notare che la data riportata sul sigillo è «26 di maggio 1650» ragion per cui è da supporre che Camillo e Zanetta abbiano deciso di sposarsi fin dall’aprilemaggio 1650. La coppia deve comunque aspettare il certificato di avvenute pubblicazioni a Pomarico, che viene inviato dall’Arciprete di Matera soltanto il successivo 20 agosto. È l’arrivo a Venezia di questo documento che rende possibile l’avvio dell’iter matrimoniale presso la Curia veneziana.
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