ED ORA COME GUSCI DI NOCCIOLINE…….

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ANNA MARIA SCARNATO

Nel Sud le feste dei Santi Patroni dei paesi e delle città durano per più di un giorno  e arricchiscono le tradizioni religiose di altre manifestazioni ed eventi popolari di lunga tradizione, fiere, divertimenti con giostre e tiro a segno, assaggi di zucchero filato che nell’aria si fonde al profumo di mandorle tostate e torroni, consumazione di noccioline e frutta secca di ogni tipo. E molti non rinunciano a gustare gelati, birra , panini e semi di zucca anche mentre il Santo passa per la via principale accompagnato dalla banda,preghiere e canti. E’ il desiderio di soddisfare il corpo, è il piacere di compiere rituali azioni che appartengono alla cultura del popolo  che nel contesto  predominano sul valore spirituale della festa, tralasciando l’essenziale, ciò che in quel momento è la ragione stessa per cui si è lì, tutt’insieme ad affidare il destino di una comunità, la propria sorte, la vita ad un potere al di sopra dei limiti umani. Già il giorno dopo che la festa ha raggiunto il culmine con la ritirata del Santo nella chiesa che lo custodisce e lo spettacolo pirotecnico, gli emigranti , tornati al paese natio, partono di buon’ora, tristi per il distacco dagli affetti, conservando negli occhi la visione del vissuto e la riunione di famiglia. Sulle strade calpestate dai festaioli restano scheletri di luminarie già smontate, escrementi di cavalli della sfilata e, sopra e sotto i marciapiedi , cartoni vuoti di mercanzie vendute e gusci di noccioline da rimuovere in fretta da parte degli addetti alla pubblica igiene. Al frastuono segue  silenzio, il ritorno alla vita, alla quotidianità con i suoi problemi e  che della festa non può farne una dimensione  costante.

Dopo il Natale 2020, dopo quest’altro Natale, se volessimo prendere a prestito figure allegoriche, ci si trova più o meno nella situazione medesima per certi aspetti. Molti non hanno rinunciato alle abitudini festaiole ,pur in presenza di una Ricorrenza che,in verità, chiede semplicità per essere testimonianza vissuta di un’umile capanna e di una famiglia materialmente povera. O forse sì, a qualcosa piuttosto si è rinunciato per la paura del contagio che manifestava un aumento: forse alla messa della Natività,in chiesa, uno dei posti più sicuri dove la sicurezza ben programmata è  rispettata. Una buona parte  di noi, avvezza ad un  consumo del tempo da vivere ipso fatto, ispirato, forse, ad Orazio di Venosa, alla filosofia del “cogli l’oggi” e solo l’oggi, si potrebbe aggiungere , considerato che spesso manca la visione del futuro, molti di noi non sono riuscitia trasmettere e a testimoniare a tanti giovani i veri valori della vita, le sue priorità, a fare critica costruttiva sul divertimento fine a se stesso , ad educarli alla bellezza di un vivere sociale  che sia rispetto di sé e degli altri. Ed ora col fiato grosso ci si trova ad avere perso tempo a consumare i passi sulle “viottole nostre, seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà” ( Don Tonino Bello) e,con le parole di Pietro, aggiunge”abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. E come non calare tali pensieri nell’oggi che si sta vivendo……….Ora di nuovo è estenuante la fatica di medici, operatori sanitari e volontari, ora ritornano a correre le ambulanze con sirene accese, ora tornano a serrarsi le case di riposo per anziani, dopo l’illusione di consumare un pezzo di panettone con i familiari, di nuovo morti per covid, corpi da spostare in fretta, posti in bare così come la morte li ha colti, privati di  una carezza, di un’ultima  comunicazione quale migliore eredità spirituale da trasmettere alle coscienze e ai cuori delle loro famiglie. Dopo la festa aumentano i contagi, dopo le forzature di comportamenti non corretti per quanto si sta verificando, dopo trastullo e festini con ospiti in numero non consigliato,  non restano gusci di noccioline da spazzare ma i frutti dell’incoscienza umana, solo ferite profonde, risposte attese, prevedibili di una festa che non è circostanziata solo al Natale ma risultato di un  costume quotidiano che non conosce rinunce e pazienza, che preferisce ignorare per paura ciò che sta accadendo nelle case e nell’intero mondo. Molti di loro, tanta gioventù e passa, cantano un mantra nei versi di una canzone che spesso interpretano come meglio li aggrada:” Vivere è sorridere dei guai, così come non hai fatto mai. E poi pensare che domani sarà sempre meglio. Oggi non ho tempo…..”. Lascia stupefatti e costernati la superficialità che non penetra la comprensione del valore della vita che non va consumata ma coltivata, il rifiuto del vaccino o le cure dopo la contaminazione, la riluttanza verso l’utilizzo di   mascherine e DPI, la negazione della morte eppure così svelata agli occhi umani e consegnata alla compassione . L’indignazione è tanta di chi,di fronte all’imprevedibilità di un contagio virale che colse di sorpresa, ha compreso che si sono perse tante vite umane, ma non può capacitarsi di come questa esperienza sconvolgente in  due anni non abbia insegnato nulla per evitare di perderne altre, ora che l’allarme scattato in tempo rendeva più accorti verso un nemico tornato sotto altre sembianze, modificato. Se solo si fosse rimasti uniti,  adottando  un modo di”vivere come un comandamento, senza perdersii d’animo mai e combattere e lottare contro tutto contro”! ( dai versi della canzone VIVERE di Vasco). Desta sdegno invece l’agire contro la vita, “buttarla”come bucce di noccioline dopo le feste piuttosto che preservarla scegliendo di stare dalla parte dell’evoluzione continua della Scienza, scegliendo anche una momentanea solitudine che non si fa tristezza e negazione della socialità ma speranza viva. E’ tanto difficile capire che sono i tempi di vita a segnare i comportamenti come le stagioni a vestire gli alberi e la natura, ed è questo il tempo che nega feste allargate e forme convenzionali umane in baci, abbracci e strette di mano e ogni convenienza sociale? Che occorre riporre momentaneamente i nostri abituali comportamenti, le nostre libertà, e differirle in un tempo che non mancherà di arrivare? “Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni(Alda Merini). E i sogni di un futuro più libero si avvereranno solo se preparati a sopportare sofferenze e limitazioni che  si incontrano purtroppo nel percorso di vita.  Che non sia proprio l’uomo a creare i tormenti all’umanità, vaccinandoci tutti e compiendo tutti gli sforzi necessari a superare i limiti di conoscenze errate o strumentali.

 

 

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