UNA RIFLESSIONE PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI DON LUIGI GIUSSANI

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 di Gianfranco Blasi

 

E’ stato davvero un visionario? Di più, si può usare la parola profezia pensando a don Luigi Giussani? A cento anni dalla sua nascita credo sia possibile rispondere di sì a queste due domande. Naturalmente, pensando anche ad altri nella storia si può pronunciare quel sì. Certo è che per don Giussani la visione e la profezia, l’umano e lo spirituale si coniugano senza mistero nel quotidiano, nella società che ogni giorno costruiamo. Il suo pensiero ostinato e libero si fonda sul convincimento che alla fede ci si può educare. Anzi, che l’educazione alla fede attraverso quello che è bello, giusto, amorevole, leale, vero, sia la strada dei cristiani del nostro tempo. Che questa avventura meriti di essere vissuta anche per la felicità che produce.

Era il 22 febbraio 2005 quando moriva. In occasione del centenario della nascita (1922) e del 40° anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (1982) vengono celebrate centinaia di Messe, presiedute da cardinali e vescovi, in Italia e in molte città del mondo, dove il suo carisma ha portato frutto. Questa l’intenzione proposta dal movimento per l’occasione: “Chiediamo, per l’intercessione di Maria, di vivere e di testimoniare ogni giorno in prima persona, nella fedeltà totale alla Chiesa, la responsabilità del carisma donato dallo Spirito di Cristo a don Giussani a beneficio di tutto il santo popolo di Dio”.

Proviamo ad interrogarci. Qual’é l’eredità che ci ha lasciato il fondatore di Cl?

Nel 2015, parlando proprio ai ciellini radunati in piazza San Pietro, papa Francesco aveva sottolineato quanto fosse importante per don Giussani la dimensione dell’incontro: “Incontro non con un’idea, ma con una Persona, con Gesù Cristo. […] Tutto, nella nostra vita, oggi come al tempo di Gesù, incomincia con un incontro. Un incontro con quest’Uomo, il falegname di Nazaret, un uomo come tutti e allo stesso tempo diverso. […] Tenete vivo il fuoco della memoria di quel primo incontro e siate liberi! Così, centrati in Cristo e nel Vangelo, voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa “in uscita”».

Ci piace cogliere un significato persino laico nelle intenzioni pastorali del Papa. “Uscire” per incontrare le tante domande di vero,  giusto, bello e buono presenti nel cuore degli uomini ed entrare in dialogo con esse. Don Giussani lo ha saputo fare testimoniando un Cristo vicino, coinvolgente, pieno di passione per l’uomo, per la terra e per il cielo. Una passione che si esprime anche nella condivisione delle necessità dei poveri, come è accaduto fin dagli anni Sessanta per i tanti giovani che hanno fatto l’esperienza della solidarietà concreta passando la domenica con i bambini nelle cascine della Bassa Milanese. E’ lì, in un luogo fisico, fatto di quotidianità, che hanno sperimentato come la Chiesa “esce” da se stessa praticando una carità che rende concreto l’incontro con Cristo. Oggi come ieri questo approccio dimostra la sua valenza educativa, ed è rilevante che accada in una dimensione comunitaria, indispensabile per una Chiesa che vive la tentazione dell’individualismo e rischia di ridursi a sagrestano del privato, come se la fede fosse una sorta di fitness spirituale, una modalità quasi estetica. Ma senza il legno, i chiodi, la carne e il sangue. Senza il Sabato dell’attesa e senza la Pasqua di Resurrezione la Chiesa perde di senso. Don Giussani quella speranza, questa dimensione di comunità in uscita l’ ha sempre tenuta a mente.

Una speranza che ha a che fare con noi, qui ed oggi. Una speranza dentro la vita vera. Per il Fondatore dei Cl l’incarnazione, l’umano visitato dal Verbo, è il perno dell’evento cristiano.

“Fin dalla prima ora di scuola al Liceo “Berchet” di Milano – ricorda don Giussani in uno dei suoi scritti – ho cercato di mostrare ai ragazzi che cosa mi muoveva: non la volontà di convincerli che avevo ragione, ma il desiderio di mostrare loro la ragionevolezza della fede; cioè che l’adesione della loro libertà all’annuncio cristiano era richiesta in forza della scoperta corrispondenza di ciò che dicevo alle esigenze proprie del loro cuore così implicate nella definizione di ragionevolezza. Solo questa dinamica di riconoscimento fa diventare chiunque aderisca al nostro movimento creativo e protagonista, e non ripetitore di formule e discorsi. Per questo, mi pare, il carisma genera un fatto sociale non come progetto, ma come movimento di persone cambiate da un incontro, che rendono tentativamente più umano il mondo, l’ambiente e le circostanze che incontrano. La memoria di Cristo vissuta tende inevitabilmente a generare una presenza nella società, a prescindere da qualunque esito programmato”.

Nella lettera a don Giussani per i 20 anni della Fraternità di CL, Giovanni Paolo II, che con Lui ha avuto un rapporto speciale ed intimo, scrisse: “Riandando con la memoria alla vita e alle opere della Fraternità e del movimento, il primo aspetto che colpisce è l’impegno posto nel mettersi in ascolto dei bisogni dell’uomo di oggi. L’uomo non smette mai di cercare… Il movimento, pertanto, ha voluto e vuole indicare non una strada, ma la strada per arrivare alla soluzione di questo dramma esistenziale. La strada, quante volte Ella lo ha affermato, è Cristo”.

Non dico una sciocchezza pensando ad Aristotele. Il filosofo greco sosteneva che il mondo delle idee non è in grado di spiegare il mondo fisico, come invece riteneva Platone, visto che tra le due realtà c’è una frattura (chorismos). … Un’idea sarebbe cioè associata ad una molteplicità di cose diverse nel mondo fisico. Don Luigi Giussani non nega l’esistenza del mondo delle idee, figuriamoci, lui introduce la fede come elemento di ulteriore compendio. Media! Fa sintesi! Idee e mondo fisico, opere e ragionevolezza si impastano nella fede in Cristo.

Un carisma, quello di Giussani, che ha avuto a cuore sempre una cosa sola: l’uomo totalmente implicato con se stesso. Perché solo attraverso un reale impegno con la realtà tutta, si entra in rapporto col Mistero che fa tutte le cose. E che ancora oggi questo sia attuale per centinaia di giovani, non è affatto scontato.

Probabilmente lo è anche per la freschezza del linguaggio, per la modernità delle parole, per la necessità intuita di uscire dalle secche del liturgismo e di un comunitarismo fine a se stesso. Quest’ultimo, banalmente politico.

Questa simbiosi con il reale, questa contaminazione fra attualità, storia e fede è ben riuscita a tutti i grandi, come dicevamo all’inizio, qualunque epoca abbiano vissuto. Per don Giussani introdurrei anche i concetti di catechesi semplice ed esegesi esemplare. Costruire modelli, offrire strumenti di comprensione, essere di esempio, semplificare la conoscenza, intuire il futuro e divenire protagonisti di profezia. Trovo questi concetti molto calzanti alla straordinarietà del personaggio. Trovo molto vicino alla santità, ad una santità senza ornamenti superflui, senza merletti e statue d’oro, un uomo di questo tempo, del nostro tempo, come don Luigi Giussani.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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