IL DISASTRO SANITARIO DI MATERA

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Il clima elettorale avrà anche rinforzato i ranghi di quella catena umana che si è prodotta stamattina, per iniziativa dei sindacati,davanti all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera, e forse non tutti meritavano di parteciparvi, ma è indubbio che la manifestazione ha avuto una straordinaria eco nel mondo politico regionale, mettendo a fuoco la ferita profonda che la sanità materana sta subendo per incapacità politiche e manageriali. Qui , da un po’ di anni a questa parte, si è assistito ad un sistema sanitario figlio di nessuno, privato di manager capaci, lasciato alla politica del “poi vediamo”, all’affastellamento dei problemi  su tavoli che non decidono, al rimando delle responsabilità, con un ping pong tra Potenza e Matera. Se c’è una data che può certificare l’inizio della discesa a precipizio della sanità materana, questa è segnata dalla decapitazione per mano giudiziaria del suo vertice gestionale, che era competente e che sapeva, sui tavoli regionali, battere i pugni per avere una distribuzione equa delle risorse. Da allora si è campato alla giornata, con pezze e ricuciture che servivano forse ad allentare la tensione ma che non curavano le ferite. Un forte ridimensionamento dell’offerta, un esodo continuo di professionisti, un aumento costante della tensione per l’impossibilità di dare risposte certe alla domanda di servizi, una perenne situazione di attesa di un intervento risolutore che potesse segnare l’inizio della ripresa. Così che le liste di attesa si sono gonfiate oltre misura, il ricorso ai privati è aumentato al punto da costringere gli stessi imprenditori ad andare oltre il tetto previsto, con la speranza di un rimborso ex post, ma soprattutto è aumentato l’esodo verso altri ospedali, la corsa verso le strutture pugliesi  invertendo una direzione di marcia che nel passato ,neanche tanto lontano, vedeva proprio Matera al centro delle risposte ad una utenza extraregionale. La catena di ieri ha voluto dire solo una cosa: è l’inizio di una risposta materana ad una politica che non è attenta, non è equa e, per i materani, è ridiventata Potenzacentrica. Ed è la risposta ad un Dipartimento che manifesta tutta la propria impotenza programmatoria e decisoria, con due soli dirigenti in organico su nove, con una riforma sanitaria mai portata in discussione, con obblighi sulla territorializzazione degli interventi rimasti inattuati, con concorsi che attendono di essere espletati. Il quadro della sanità lucana è diventato difficile da leggere. Si salvano strutture i cui dirigenti riescono a svolgere un ruolo di supplenza rispetto alla stessa politica, intervenendo per evitare strappi, per sorreggere la situazione, per tirare avanti nelle difficoltà. In tutte le altre c’è solo un clima di sfiducia, di protesta latente, di insofferenza e di disimpegno. Quando la politica si ripiegherà sul disastro sanitario in corso sarà sempre troppo tardi. Rocco Rosa

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