
PATRIZIA BARRESE
L’uomo e l’educatore, lo storico e il politico, Giustino Fortunato, discendente di una famiglia di latifondisti, nacque a Rionero in Vulture il lontano 1848, nell’attuale biblioteca comunale a lui dedicata che custodisce volumi di pregio e numerosi scritti.

Il palazzo nobiliare fu sede d’incontro e colloquio d’intellettuali circa le condizioni economico-sociali delle province meridionali, dove finalizzò la Sua azione politica volta al superamento della “questione sociale”, idealizzando la crescita del “paese” attraverso la civilizzazione delle masse contadine. Sua, l’analisi dell’arretratezza del mezzogiorno. Le Sue speranze di modernizzazione del territorio assumono sembianze sempre più diafane a causa del pessimismo incalzante delle sorti dell’Italia e del Mezzogiorno a causa della “estrema miseria delle plebi” e cercando di sfatare il luogo comune che vedeva il Meridione paradiso popolato da diavoli e da inetti. Il Suo realismo, la politica attiva e fiduciosa di slancio, lo indusse a creare una banca di credito a Rionero, attivando la produzione nei luoghi più remoti della nazione. Il nodo cruciale rimaneva immutato nel Mezzogiorno: “l’assoluta mancanza di capitali».
In una lettera a Pasquale Villari – storico e politico italiano oltre che Ministro della Pubblica istruzione nel 1892 – Giustino Fortunato sostenne “Lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali”.
Circa 120 anni son trascorsi da quanto anticipava Giustino Fortunato ne “La questione meridionale e la riforma tributaria” ma sembra di sentir proferire parole attuali – “C’è tra il Nord e il Sud della penisola una sproporzione nel campo delle attività umane, nella intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, una profonda diversità fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale”.

A distanza di un secolo, il nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sostiene a proposito del Mezzogiorno:” Viene il sospetto che piaccia un Sud Italia povero e senza lavoro, togliendone ogni prospettiva di sviluppo”. L’annosa questione meridionale, mai risolta e perennemente dibattuta, si colloca in uno schema economico il cui predominio vede in testa l’economia lombardo-veneta e quella tosco-emiliana, quella del Sud rimane circoscritta entro confini geografici isolati e spesso inaccessibili da valicare anzi…la manodopera “pensante” è invitata ad emigrare al Nord per non fare più ritorno in patria.

Il nostro Presidente del Consiglio, alla stregua di Giustino Fortunato ha posto al centro dell’agenda Italia la questione meridionale, l’attenzione al Sud non più visto come un problema ma come un’occasione di sviluppo per tutta la nazione. In campagna elettorale si sà, esprimersi è semplice e sinonimo di garanzia ma concretizzare detti o proponimenti è cosa ardua. Colmare il divario infrastrutturale inaccettabile, creare occupazione, migliorare la qualità della vita sono alcuni degli obiettivi programmati dalla nuova legislatura. Bisogna porre fine alla beffa per cui il Sud esporta manodopera e intelligenze al Nord, abbandonando poi le regioni in cui risultano fondamentali: la stessa migrazione definita da Giustino Fortunato come “una piaga misteriosa”. E’ indispensabile il superamento di questa atavica contrapposizione, del Meridione dove ci sono troppe risorse ma mal distribuite, o di chi sostiene a proposito di polentoni e terroni:” Strana terra la Lucania, di intelligenze coraggiose, ma perdenti o isolate”. La nostra è una terra ambiziosa e camaleontica, capace di guardare in ogni dove, al punto da indurre alcune agenzie immobiliari delle province del sud a specializzarsi nel trovare case in affitto a Milano: dispetto che in sociologia prende il nome di “vendetta dei luoghi che non contano”.

Nell’attuale legislatura si parlerà del conflitto Nord-Sud più che nelle precedenti perché c’è una comunione di intenti tra Giustino Fortunato e Giorgia Meloni nella risoluzione della questione meridionale solo con alcune differenze. Il Presidente ha infatti sottolineato che il Sud “è il paradiso delle rinnovabili, con il suo sole, il vento, il calore delle terra, le maree e i fiumi, un patrimonio di energia verde spesso bloccato da burocrazia”, il Mezzogiorno è una fucina di energie che si rinnovano sempre. Giustino Fortunato aveva invece sostenuto che il problema della situazione economica del Mezzogiorno è dovuto anche all’assetto del territorio e alle caratteristiche climatiche locali, una questione meridionale “topografica”. La questione meridionale non può essere considerata soltanto un problema delle regioni a Sud dello stivale, deve essere considerato un problema nazionale se lo si vuole risolvere. Sarà la politica vigente a ristabilire l’equità del Paese, a garantire il necessario spazio umano, politico e culturale tra Nord e Sud perché il Mediterraneo e il Sud, che è tema di dibattito del Paese non può essere ridotto al solo approdo balneare d’estate e se Cristo si è fermato a Eboli sarà stato proprio per ammirarne la suggestiva bellezza. Solo la comprensione della realtà economica e sociale può orientare la politica, lo sviluppo del Sud Italia è un fattore strategico per lo sviluppo dell’economia dell’intera nazione italiana, molto sarà fatto perché con grande equilibrio e senso di responsabilità il Presidente del Consiglio ha affermato: ”Sono pronta a fare quello che va fatto, per essere sicura di rendere il futuro della Nazione più agevole” e unita.
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Il passato però incombe sugli uomini più di quanto essi immaginano, scongiuriamo non si realizzi quanto profetizzato nel “Carteggio” da Giustino Fortunato : “L’unità non corre e non correrà. Potete giurare su ciò”.