“HO CONVERSATO CON UN SANTO”, SCRIVE DI PADRE PIO NEL 1919 IL VESCOVO DI MELFI COSTA

0

FRANCO CACCIATORE

di Franco Cacciatore 

Alberto Costa, vescovo di Melfi dal 1912 al 1928, fu un prelato davvero straordinario, in lui un binomio di cultura e carità, ma soprattutto il primo religioso a scrivere di Padre Pio:“Ho conversato con un Santo”.  Senza dubbio un vescovo accreditato presso la Santa Sede, tanto da essere incluso nel 1908 dal Pontefice Pio X fra i suoi camerieri segreti ed inoltre in rapporti con personalità della  Chiesa, quale il Cardinale Ferrari di Milano. E se, come abbiamo scritto in precedente servizio, vi è un ponte fra Melfi e Santa Croce di Zibello, suo luogo di nascita, il 15 marzo 1873, altrettanto legame con Fidenza dove fu ordinato sacerdote il 19 ottobre 1896. A tracciare la sua figura nel 2010 sarà proprio il giornale diocesano “Il risveglio” di Fidenza, da lui fondato, a mezzo della testimonianza di Aldo Magnani, che lo conobbe personalmente ed “ebbe la sua benevolenza”. Negli anni ’40 Fidenza era distrutta dalla guerra e Mons. Costa, dopo essere stato vescovo di Melfi e Rapolla, alle quali nel 1924 fu unita Venosa, era vescovo di Lecce. E lì fece trasferire e studiare Magnani, che vi rimase sino alla morte del prelato, nell’agosto del 1950. Due episodi mostrano la natura di Costa. Alla nomina a Vescovo di Lecce anticipò la sua partenza per sottrarsi ai festeggiamenti che la Diocesi di Melfi, grata per la sua grande opera svolta, intendeva tributargli. A Lecce, dove si preparavano a richiedere, per lui, al Papa i titoli di Conte Palatino e Assistente al Soglio Pontificio, Costa invitò a soprassedere dicendo: “Provengo da una famiglia contadina e rimango contadino, la mia nobiltà è il discendere da Adamo e Eva”. Ma di Costa, come anticipato, un atto straordinario. Inviato il 14 settembre 1919 dalla Santa Sede a S. Giovanni Rotondo, ha relazionato su Padre Pio, producendo il documento al Padre Provinciale del convento, Pietro da Ischitella.

  Il mistero del cartiglio

 

Nel salone araldico dell’Episcopio di Melfi il suo stemma con cartiglio che traccia la vita del prelato. La nascita a S. Croce di Zibello, la sua ordinazione sacerdotale a Fidenza, la nomina a vescovo di Melfi e Rapolla nel 1912 da parte del Papa Pio X e la successiva annessione alla diocesi di Venosa. La sua presenza alla Basilica di S. Antonio a Padova, a Ripacandida per l’edificazione della parrocchia di S. Maria del Sepolcro, a Melfi per la chiesa di S. Marco, la partecipazione ad eventi legati alla città e specificatamente alla vita ecclesiale e così via. Non un accenno al convento di S. Giovanni Rotondo più volte da lui visitato, oltre la prima volta per indagare sul frate, per la quale è comprensibile il riserbo, ma nemmeno dell’amicizia con Padre Pio nata successivamente, dei loro contatti epistolari. Ugualmente nulla del Cardinale Ferrari di Milano, con il quale intercorrevano altrettanto rapporti amichevoli, come vedremo in seguito. Qualcosa che suscita perlomeno perplessità.

 

L’indagine su Padre Pio

Forse, quella effettuata dal Vescovo Costa, è la prima indagine su Padre Pio da parte della Chiesa per essere, come scrive il prelato, sin da allora  “i suoi discorsi analizzati, la sua vita spiata e le sue azioni seguite nei più intimi particolari”. Nel contempo la prima volta che, addirittura, un Vescovo vedrà in Padre Pio un Santo. Abbiamo ricostruito questo evento, davvero unico, grazie a documenti a noi pervenuti dal  Convento di S. Giovanni Rotondo e dagli archivi delle Diocesi di Milano e Lecce. Siamo al 1919 il frate ha 32 anni ed è stato trasferito da poco tempo a S. Giovanni Rotondo.  Costa si reca al convento, risiede per sei giorni e segue la vita di Padre Pio minuto per minuto. Tiene però a dire di essersi “portato non già collo spirito di indagare, ma semplicemente da fedele, mosso dal  desiderio di edificarmi e di implorare grazie per me, i miei cari, per la mia diocesi”. E conclude, “Le mie impressioni si riducono ad una sola: a quella di aver costì parlato e conversato con un Santo”.

La dettagliata relazione è divisa per argomenti.

Al punto a) Il tenore di vita di Padre Pio, scrive: “estenuato, di gracile complessione , di aspetto sofferente, già da parecchi mesi quotidianamente confessa, pur restando digiuno dalle prime ore del mattino fino a mezzogiorno.” Prosegue con l’enumerare tutta la sua attività religiosa della giornata chiedendosi “chi sia pur di tempra robusta potrebbe durare a lungo a sì grave fatica?” .

  1. b) La semplicità e l’umiltà, senza ombra di sforzo e di affettazione. In questo esamina lo stato d’animo dell’uomo che appare“sempre calmo, sereno, eguale a sé stesso, semplice, unite a spontaneità e naturalezza”.
  2. c) L’unanime consenso dei Padri e dei laici che lo circondano, circa la Santità di Padre Pio. La convinzione di “non pochi”di convivere con un’anima da Dio privilegiata.“Tutti, senza eccezione, parlano di Lui, come si parlerebbe di un Santo”.
  3. d) Gli effetti che si ottengono mercè l’esempio e l’opera di Padre Pio. “Anime innumerevoli che tornano a Dio; risveglio della fede; riforma dei costumi; frequenza ai Sacramenti che da anni ne erano lontani; persone a centinaia e centinaia, ogni giorno, da ogni provincia d’Italia e dall’estero gli scrivono ringraziandolo dei favori ottenuti e raccomandargli Sua intercessione per nuove grazie”.

E chiude riferendo che la sua impressione non è la sola, ugualmente il Vescovo di Bovino. Davvero Padre Pio appare “diffondere l’aroma di Santità in mezzo a un secolo paganeggiante”.

Domani la seconda puntata. Costa è così convinto della santità di Padre Pio, da inviare all’amico Cardinale Andrea Carlo Ferrari di Milano, ammalato, santino della Madonna delle Grazie, venerata a S. Giovanni Rotondo, autografata dal  frate, raccomandandogli di affidarsi a lui per la sua guarigione.

A seguire fra Costa e Padre Pio nascerà un intenso rapporto di amicizia, con un vicendevole scambio epistolare, dove il vescovo non mancherà di affidare suoi fedeli alla preghiera del frate.

 

Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento