I ricordi della prima infanzia legati al mondo agricolo sono stati raccolti da Anna Maria Scarnato in un interessantissimo libro dal titolo “ Quando le storie ti nascono dentro”.
Personaggio centrale è il padre della scrittrice, Giovanni, fattore amato e rispettato in alcune delle tenute agricole nell’agro di Bernalda .

ANNA MARIA SCARNATO CON LA PROF.SSA DEL PUENTE
L’occhio con cui l’autrice guarda a quel mondo è quello, sorpreso e meravigliato,di una bambina che segue il padre nel suo lavoro e fissa nelle mente le immagini che più la colpiscono, dal crocifisso posto nelle stalle a protezione degli animali , al rito della tosatura degli agnelli, alla perfetta geometria dei campi appena arati ,alla raccolta delle olive. Ma non è solo il racconto della memoria, perché l’autrice crea un filo conduttore tra l’agricoltura di cinquant’anni fa e quella moderna e sofisticata di oggi. E quel filo conduttore è l’amore per la terra, il rispetto delle tradizioni, nel quale c’è anche quel culto del dialetto come strumento per ridare significato e sostanza alle cose, per legare le radici del passato ai rami del presente.
Lungo questo tragitto si è svolta una serata culturale che ha portato il segno delle grandi occasioni. Non solo per la ricchezza del dibattito, esemplarmente condotto dalla giornalista Nicoletta Altomonte, responsabile dell’ufficio stampa del Consiglio regionale, né solo per la qualità dei relatori, ma anche per la capacità della stessa Scarnato di legare il mondo della scuola in cui ha operato per quarant’anni all’amore per l’ambiente, per l’agricoltura, portando un messaggio importante ai ragazzi ed ai giovani di quel teritorio: che cioè mai come adesso agricoltura significa sviluppo, occupazione, nuova imprenditorialità, occasione da non perdere per i giovani di Bernalda e dell’intero metapontino.. Perché non è più un’agricoltura arcaica, fatta di fatica manuale, ma un’agricoltura moderna,digitalizzata, ricca di strumenti capaci di supportare l’attività imprenditoriale.
Messaggio che la preside del comprensorio Pitagora, la prof.ssa Marciuliano ( QUI A FIANCO), ha raccolto e rilanciato portando anche le testimonianze di un pregevole lavoro multimediale fatto dagli alunni della scuola sull’ambiente ed il rispetto della natura.
La presentazione del libro è stata fatta dal presidente della Provincia, il neo rieletto Pietro Marrese, cui va l’iniziativa della pubblicazione che ,per Marrese, entra nella politica di promozione della cultura che la Provincia persegue da tempo.
Un impegno che è stato sottolineato e lodato dalla consigliera regionale Dina Sileo, incaricata dal presidente Bardi di seguire il settore culturale e che sinora ha conseguito risultati importanti sul piano del consolidamento delle istituzioni culturali ed artistiche e dello sviluppo del settore.
Ma gli spunti più propriamente culturali, a commento del libro, sono venuti dagli autorevoli interventi del prof. Angelo Tataranno e dalla professoressa Patrizia Del Puente, apprezzata e amata ricercatrice delle tradizioni e dei dialetti lucani e autrice del meraviglioso Atlante dei dialetti lucani , arrivato al quinto volume a testimonianza dell’enorme patrimonio linguistico che la Basilicata possiede per via delle diverse e continue stratificazioni storiche vissute. Un lavoro prezioso che il Governo Bardi ha sinora trascurato di supportare adeguatamente , nonostante l’interesse dei Sindaci a valorizzarlo, come dimostra la presentazione a stragrande maggioranza di una proposta di legge per l’insegnamento dei dialetti nelle scuole lucane.
A Tataranno, storico insegnante del liceo di Bernalda, è toccato il compito di far vedere l’altra faccia della luna rispetto al mondo idilliaco conservato nella memoria dell’autrice . Il rapporto tra padrone ed operai che nella maggior parte dei casi era di puro sfruttamento come di “ carne venduta al padrone”. Esemplare il riferimento del relatore al fatto che fino agli anni sessanta , dopo la fiera degli animali intorno alla festività di San Berardino, si teneva, a distanza di una settimana, la fiera degli uomini, con i braccianti allineati lungo i muri del corso bernaldese e i padroni che passavano indicando col bastone l’operaio che poteva essere assunto , ignorando gli altri e addirittura sputando per terra, in segno di rifiuto e di disprezzo, di fronte all’operaio che si era nel passato comportato male.

LA PROF.SSA DEL PUENTE
Una vera servitù della gleba vigente fino a cinquant’anni fa.
Splendido, ricco di riflessioni e di spunti, portato con la leggerezza di chi sa incantare la plat
ea con riferimenti e sottolineature, l’intervento della Del Puente tutto incentrato sulla forza delle parole.” La lingua è il vero patrimonio dell’essere umano, ha osservato e il dialetto è la lingua delle radici da coltivare e proteggere”. Ha portato l’esempio di un inno a Santa Barbara, recitato magnificamente in dialetto da una bimba della scuola “Pitagora” ,( QUI ACCANTO) nella quale si parla ad un tempo di Santi e di Dioscuri, a dimostrazione del legame che esiste e resiste tra il passato ed il presente e che segna la continuità e l’evoluzione dell’uomo.
Insomma una manifestazione di altri tempi,un vero evento,che ha richiamato un grande pubblico per una serata interessantissima, cui le canzoni tristi dell’emigrazione del complesso” le gocce” affidate alla voce del napoletano doc Giovanni Mauriello e agli strumenti di Silvio Carbone ( fisarmonica) di Mario Rocco (chitarra) e Nunzio Dimonte( suono) hanno sottolineato il dramma di tanti meridionali costretti ad andare in terre lontane per trovare quel pane che una Basilicata dei latifondisti gli negava loro.
Rocco Rosa
1 commento
Un libro che rispecchia pienamente il titolo è la realtà del nostro sud