I PRODROMI DEL FASCISMO : CICCOTTI E QUEI “LAZZARONI”DI SOCIALISTI

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LUCIO TUFANO

I PRODROMI DEL FASCISMO IN BASILICATA                                                                                             (3)

C’è chi, con occhio critico, osserva le cose e ne esprime il proprio dissenso in una lettera inviata a Giustino Fortunato: “Tutti gli eroi della poltroneria potentina si sono dati a ciangottare dai balconi inneggiando all’ esercito e alla patria, le chiacchiere, le parole pronunciate nelle verdi domeniche paesane dai nuovi aspiranti di Montecitorio sono affidate al vento. Vi è troppo rettoricume untuoso per le piazze e nei comitati mentre imperversa la guerra, mentre le messi attendono la falce …” È De Mascellis, il giornalista della “Squilla Lucana”, la testata del socialismo riformista, che nella sua assidua corrispondenza con Fortunato lo tiene al corrente delle cose politiche e della esasperante protesta sociale che il massimalismo guascone e fracassone porta avanti per il tramite delle solite roboanti pagliette. L’ultimo Consiglio Provinciale, egli scrive in una successiva lettera, si chiude con gli ordini del giorno di convocazione per la spedizione contro il governo nazionale che lascia la Basilicata nello stato di abbaridono, pur avendo essa sacrificato per la patria vita ed averi: !La protesta contro lo stato è il caposaldo del proclama, … quegli uomini calvi del Consiglio Provinciale – continua De Mascellis – e quegli altri che hanno la testa piena di capelli, con le loro concioni, rievocano il battibecco tra il farmacista e il parroco sul marciapiedi del comune rurale nelle vigilie elettorali”Che cosa vogliono” – si domanda De Mascellis – “con queste circolari, con queste petizioni; l’Italia ha da pensare ai guai suoi, ora più che durante la guerra. V’è una politica di lavoro che lo Stato sta per svolgere nel Mezzogiorno” “Che cosa vogliono? – si domanda Fortunato nella risposta all’impossibile oramai! Solo la più rozza ignoranza può far credere alla possibilità, da parte nostra, dell’ arrembaggio! Fra giorni avrete un mio scritto, è di protesta al volgare: “La terra ai contadini!”- Gridano senza sapere che cosa”.
Intanto Potenza ospita i sindaci di Basilicata, chiamati a convegno dalla amministrazione provinciale, per reclamare strade, chiese, campanili, rimboschimenti e edifici scolastici, condotte d’acqua e fognature, laghi e porti, denari e caroviveri. “Sembra che i vari reucci che governano nelle case comunali mangiucchiando, talvolta, a spese dei contribuenti – scrive ancora De Mascellis a Fortunato – avessero voluto tentare l’assalto alla corriera postale. Ecco il dilemma di alcuni anarcoidi: O lo Stato conceda, o la rivolta”.
“Caro amico che dirvi? – risponde Fortunato – lo pavento il domani, solo perché mi pare che noi siamo alla vigilia del regno della follia! …”
I giorni si succedono ai giorni, in un periodo confuso e violento, dai sintomi patologici del trasformismo e dalle posizioni politiche imponderatamente e frettolosamente assunte, posizioni settarie che alimentano la campagna denigratoria contro gruppi e persone – specie quelle come Nitti che non deve e non può essere perdonato per il ruolo politico recitato per tanti anni e per la gestione di potere che gli era toccata come presidente del Consiglio dei ministri. La polemica contro Nitti è una componente della fobia qualunquista. Il fervore nazionalista e l’isterismo patriottico avrebbero annientato ogni buona testimonianza di ragionevolezza e di equilibrio.
Nel 1920 Fortunato scrive della guerra sovvertitrice: “il dovere di guerra, la prestazione eroica e militare alla patria, il linciaggio contro ogni diserzione e contro chi aveva sanato dalle sanzioni i fautori della vergogna, tutto contribuì a creare la melma pesante del conformismo nazionalista”. Chi aveva sanato dalle sanzioni i fautori della vergogna era stato Nitti che, a differenza di Giolitti, aveva capito come tutto si stesse giocando a favore del Fascismo, tant’è che contro di lui si erano rivoltati i fasci di combattimento nel 1919 attaccandolo aspramente con manifesti affissi ai muri di Matera come “il ministro dei disertori”.. Ettore Ciccotti, già ferocemente eretto contro il Socialismo Ufficiale che non esita a definire “bolscevico”, per l’attentato che osa tramare contro la nazione, contro l’economia, contro la sovranità dello. Stato, individua in Nitti il complice dei sovversivi, l’artefice della decadenza, della degenerazione civile che, dopo la vittoria della guerra, si sta compiendo nel paese.
Non a caso nella vicenda che, da Caporetto al Piave, aveva contrassegnato il tortuoso cammino della politica italiana, Ciccotti riempì di moniti e di appelli, di severe polemiche i suoi discorsi e i suoi articoli, inneggiando alla disciplina militare, all’ordine civile, alla coesistenza di autorità e libertà per un paese come l’Italia impegnato in una prova così difficile come la guerra, un infortunio da affrontare virilmente a differenza di quanto facevano i “lazzaroni” del Socialismo Ufficiale che invece avevano sempre preso posizione contro le maggiori esigenze della civiltà, della libertà del mondo e dell’Italia in un momento di grave crisi e di pericolo per gli interessi della patria.”
Niente come il Socialismo Ufficiale – scrive Ciccotti – ha abbassato il tono della discussione, ha avvilito la stampa, ha soffocato con tutto ciò che può esservi di plebeo, la vita pubblica. È il Socialismo Ufficiale che ha adottato come metodo l’insulto alle donne, la denigrazione del valore, la profanazione delle tombe, il cancaneggiare dei morti. E’ il Socialismo Ufficiale che ha sollecitato i peggiori istinti nelle masse, che ha insidiato le più gentili tradizioni, che ha incoronato la prepotenza e la viltà, che ha fugato dalle lotte ogni senso di cavalleria … la sopraffazione è la meta confessata della sua azione politica”
Con tale astio, con siffatta amarezza, Ciccotti si candida – su consiglio di Giolitti, allora presidente del Consiglio – nel 1921, assieme a Cerabona e a D’Alessio nella lista dei nazionalisti e di Catalani, proprio per contrastare Nitti e il Nittismo, intravedendo in un primo momento e forse erroneamente, nel Fascismo “il mezzo per ristabilire l”ordine contro la baldoria socialista”

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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