
Leonardo Pisani
DI LEONARDO PISANI
Le vie dell’inclusione sono tante, a volte basta un po’ di fantasia, tanta empatia e arriva anche la magia: chi mai poteva pensare che uno sport dinamico, praticato da veri giganti della Nba come il basket potesse essere uno sport per tutti, oltre le barriere e le difficoltà? La vecchia pallacanestro, invece dà sorprese; una vera attività inclusiva, basta solo adottare qualche variante condita da tanto divertimento e desidero di star assieme. Questa specialità si chiama Baskin ed è un’attività tutta italiana, infatti è nata a Cremona in ambiente scolastico che ha permesso un lavoro sinergico tra i genitori, i professori di attività motorie e quelli e di sostegno. Un progetto che poi è riuscito a creare una collaborazione tra le realtà scolastiche e di associazioni del territorio ognuna delle quali ha contribuito, con la propria specificità, al successo del baskin.
Un successo che poi dal 2006 con al nascita di un’associazione nazionale si è diffusa in tutto il Belpaese e anche nella nostra Basilicata, grazie al lavoro pioneristico del professor Vincenzo Urbino, presidente dell’associazione Pallandia Baskin, ovvero l’inclusione a 360 gradi. Ma cosa è il Baskin? Il sito dell’associazione Baskin Cremona lo spiega efficacemente: “Il baskin è una nuova attività sportiva che si ispira al basket ma ha caratteristiche particolari ed innovative. Un regolamento, composto da 10 regole, ne governa il gioco conferendogli caratteristiche incredibilmente ricche di dinamicità e imprevedibilità. Questo nuovo sport è stato pensato per permettere a giovani normodotati e giovani disabili di giocare nella stessa squadra (composta sia da ragazzi che da ragazze!). In effetti, il baskin permette la partecipazione attiva di giocatori con qualsiasi tipo di disabilità (fisica e/o mentale) che consenta il tiro in un canestro. Si mette così in discussione la rigida struttura degli sport ufficiali e questa proposta, effettuata nella scuola, diventa un laboratorio di società. Le 10 regole valorizzano il contributo di ogni ragazzo/a all’interno della squadra: infatti il successo comune dipende realmente da tutti.
Quest’adattamento, che personalizza la responsabilità di ogni giocatore durante la partita, permette di superare positivamente la tendenza spontanea ad un atteggiamento «assistenziale» a volte presente nelle proposte di attività fisiche per persone con disabilità. Il regolamento del baskin adatta: 1) il materiale (uso di più canestri: due normali; due laterali più bassi; possibilità di sostituzione della palla normale con una di dimensione e peso diversi); 2) lo spazio (zone protette previste per garantire il tiro nei canestri laterali); 3) le regole (ogni giocatore ha un ruolo definito dalle sue competenze motorie e ha di conseguenza un avversario diretto dello stesso livello. Questi ruoli sono numerati da 1 a 5 e hanno regole proprie); 4) le consegne (possibile assegnazione di un tutor, giocatore della squadra che può accompagnare più o meno direttamente le azioni di un compagno con disabilità).
Anche i ragazzi normodotati beneficiano di questo percorso. Infatti nel baskin essi imparano ad inserirsi e ad organizzare un gruppo che conta al suo interno gradi di abilità differenti. Essi devono così sviluppare nuove capacità di comunicazione mettendo in gioco la propria creatività e instaurando relazioni affettive anche molto intense. Inoltre la condivisione degli obiettivi sportivi coi ragazzi disabili permette loro di apprezzare le ricchezze e le capacità che la diversità porta con sé”. Ci spiega il professor Vincenzo Urbino, pioniere del Baskin in terra lucana: “Obiettivo della nostra Associazione è: Rafforzare il modello sportivo-educativo, per accrescere il numero dei praticanti nello Sport tra i Bambini e gli Adolescenti e contrastare gli elevati livelli di sedentarietà giovanile e drop out, far leva sulla figura genitoriale attraverso la partecipazione e il coinvolgimento delle Famiglie in questo ambizioso Progetto.Offrire e Coinvolgere allenatori, educatori e atleti ad alto livello per aiutare tecnici e allenatori nella giusta scelta di percorsi educativi e stimolare bimbi e ragazzi a diventare Campioni di Vita per essere Campioni anche nello Sport.
Offrire anche agli educatori sportivo ed insegnanti competenze multidisciplinari e complete per servire i giovani nella loro crescita psico-fisica, soprattutto nei contesti di fragilità. I nostri punti Focali saranno: Promozione nelle Scuole e iscrizioni delle classi aderenti, Formazione rivolta a tutti i tecnici sportivi, Attività sportiva agonistica federale ma soprattutto INCLUSIVA”. Poi Urbino sottolinea: “La collaborazione GRATUITA tra associazione VIBONATI play e ASD PALLANDIA pian piano sta dando i suoi frutti. All’associazione VIBONATI play va riconosciuto il merito nell’aver avuto l’intuizione e la convinzione che se si vuol fare qualcosa di diverso si può fare! Vedere così tanti ragazzi impegnati in nuove ed inclusive attività è una gran soddisfazione! Abbiamo strutture che ci permetterebbero di fare tanto sia nello sport che nell’inclusione (e non solo) ma ci serve impegno, lungimiranza e buona volontà!”. Un ringraziamento doveroso al prof Urbino Vincenzo ed ai suoi collaboratori per l’impegno e la professionalità per questa attività inclusiva che merita il plauso dalla intera società civile lucana e anche dalle Istituzioni pubblicjhe e private.