CALCIO, LA DOPPIA MORALE DELL’ARSENAL

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ROCCO SABATELLA

Rocco SabatellaLa domanda ricorrente in questi giorni, dopo tutti i colpi di mercato che hanno spostato in Europa una cifra superiore al miliardo di euro, è dove si arriverà in futuro riguardo la supervalutazione dei calciatori. Il manager dell’Arsenal Arsene Wenger ha lanciato l’allarme sostenendo che di questo passo non ci sarà da meravigliarsi se nei prossimi due anni si arriverà a pagare qualche calciatore 200-300 milioni di euro. Con il rischio che il calcio nel suo complesso possa collassare se non ci si da una regolata al ribasso. Pericolo non certamente imminente visto che i maggiori top club europei godono di ottima salute economica grazie a fatturati molto alti e poi sono guidate da dirigenti capaci e molto attenti a non fare mai il passo più lungo della gamba. In questa missione sono aiutati anche dalle disposizioni della Uefa in materia di fair play finanziario ed anche dal fatto di avere alle spalle proprietà a cui l’unica cosa che non manca sono i soldi. Abbiamo citato Wenger che adesso vorrebbe farsi paladino di una maggiore moralizzazione del calcio. Ma il manager francese dimentica che anche lui ha contribuito negli anni scorsi all’innalzamento dei prezzi quando per esempio ha speso 50 milioni di euro per Ozil e oltre 40 per Sanchez, tanto per citare alcuni esempi. Crediamo che la presa di posizione del manager dell’Arsenal si possa spiegare con la constatazione che anche nella Premier che inizia il 13 agosto prossimo la sua squadra non abbia molte possibilità di competere per il titolo con le rivali che, rispetto alla squadra di Londra, si sono rinforzate maggiormente. E anche in Inghilterra, come succede in Italia, tutti a ricordare l’esempio Leicester dello scorso anno. Ovviamente per darsi coraggio ma ben consapevoli che una stagione come quella che ha visto il trionfo della formazione di Ranieri si è dimostrata più unica che rara: perché sarà molto, ma molto difficile immaginare un altro anno in cui fanno flop contemporaneamente i due Manchester, il Chelsea, il Liverpool, il Tottenham e lo stesso Arsenal. E poi c’è da rimarcare un alto fatto davvero importante che fa dormire sonni tranquilli al calcio inglese che si potrà permettere nei prossimi anni anche ulteriori supervalutazioni di giocatori importanti: con la prossima stagione la Premier incasserà, solo dai diritti televisivi, la bellezza di 3 miliardi e trecentomila sterline. In pratica il doppio ed anche il triplo degli altri campionati importanti europei e che collocano la Premier inglese al secondo posto nel mondo, dopo la Nfl americana prima con oltre 6 miliardi di dollari incassati per i diritti tv. In Europa, a fare concorrenza alle corazzate inglesi e a cercare di tenere il loro passo, ci sono solo le tre spagnole, Real e Atletico Madrid e Barcellona, la Juve in Italia, il Paris San Germain, Bayern e Borussia Dortmund in Germania. Tutte il resto di Europa sa bene di non poter competere sul mercato per cui continua la sua solita politica fatta di piccoli e ragionati passi, investendo molto sui giovani con la speranza fondata che poi i top club europei bussino alle loro porte con vagonate di sterline ed euro per accaparrarsi i giovani più promettenti. Come è successo in questo mercato con i trasferimenti di Renato Sanchez dal Benfica al Bayern Monaco, di Sane dallo Shalke 04 al Manchester City, di Gaitan dal Benfica all’Atletico Madrid, di Batswavy dal Marsiglia al Chelsea, di Piaca alla Juve e di tanti altri giovani emergenti che pur non avendo avuto le stesse, altissime valutazioni, hanno dato ossigeno puro alle casse di quelle società dei vari campionati europei che possono continuare, in questa maniera,  a portare avanti i loro percorsi ben sapendo che a livello sportivo è praticamente  impossibile solo tentare di mettere il bastone tra le ruote alle grandi. Piuttosto il vero problema che investe il calcio potrebbe essere rappresentato dall’enorme potere che hanno gli agenti dei calciatori. E che permette alle loro società fatturati quasi in linea, in proporzione, con quelli delle società. Gli agenti decidono i destini dei loro assistiti e non ci sono contratti che tengano quando si mettono in testa che un  loro giocatore deve cambiare società. Una situazione che sembra paradossale ma che alla fine possiamo dire, senza tema di smentite, sta più che bene alle società. Perché è vero che possono perdere contro la loro volontà giocatori importanti, ma è altrettanto vero, all’inverso, che si possono servire dei procuratori per fare muovere calciatori dichiarati incedibili.

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