“IL GIOCO DELLE NUVOLE” DI ANTONELLA LAURITA

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Mario Santoro
Viviamo un tempo strano che non mostra alcuna pietà per chi è nel bisogno e non sa come sbarcare il lunario, un tempo di ipocrisia che lascia la gente morire per le strade, all’addiaccio. E ancora un tempo di vuote promesse che, non solo non saranno mantenute, ma risultano false già in partenza e mostrano inganni sottili e subdoli: conta solo apparire; domina la faciloneria; vige incontrastata la capacità di spararle grosse; spadroneggiano il trionfo del futile, il vuotismo, lo sdoganamento acritico, il semplicismo. Di conseguenza non c’è né tempo né voglia per i sentimenti, per le emozioni, per le conquiste dello spirito. E dunque non c’è tempo per la parola poetica che è negletta e sembra destinata a morire definitivamente o a vivere una lenta, lentissima agonia. Ed è forse anche per tutto questo che fa sempre una certa sorpresa parlare di poesia in un tempo come il nostro votato alle conquiste materiali, agli agi facili, alle ricchezze da privilegiare, alla ricerca del benessere ad ogni costo, a misurare l’uomo da quanto guadagna e non importa neppure se dovesse incappare nelle maglie della giustizia ed essere condannato. Il nostro è il tempo della furbizia, della scaltrezza, della disonestà, dell’ipocrisia, della velocizzazione di tutte le cose, del profitto sicché non sembra importare più la cultura, la serietà negli impegni, la ricerca dei valori; quello che conta è la capacità di trovare scorciatoie facili, di approfittare della debolezza degli altri, di imporsi. Eppure, di tanto in tanto, ricompare il miracolo perché la poesia, si ripresenta sempre con veste nuova, coi versi che profumano, con giuochi abili di incastro delle parole, con signficanze multiple, con il senso della spontaneità, della leggerezza pensosa, con la carica di sottintesi, di rimandi, di richiami, di proposte antiche eppure nuove, con sempre presente la dissimulazione e una sorta di idea della eternità o almeno della sopravvivenza finché l’uomo sarà sulla terra. E fa ancora più sorpresa se qualche volta sa presentarsi come nuda, o almeno ricoperta di pochi veli, oppure tutta da disambiguare, come accade nel volume di Antonella Laurita dal titolo “Il gioco delle nuvole” che si avvale, in copertina, della bella fotografia di Derek Liang, e che lascia trapelare linee di faticosa, maturata e pensosa serenità dell’autrice al punto che non si può non concordare con il prefatore Enzo Mori sul “fresco ottimismo diventato adulto” dopo aver pagato un certo prezzo e, “cedendo i sogni e le illusioni e persino i ricordi che non sempre sono carezze”, arrivando a farsi compiangere da se stessa tornata, per qualche istante, bambina nel pianto inconsolabile per il suo “calvario”. Già il preponderante calvario, la croce dei poeti tutti, con o senza la conseguente minima delizia! E si può essere ancora d’accordo con il critico sul fatto che forse, “senza il marchio del dolore non ci sarebbe poesia”. E’ il tema dell’inevitabilità della sofferenza e dell’impegno nel tentativo di superamento della stessa, come avviene in Antonella Laurita, che non è neofita della bella scrittura e privilegia le parole che si connotano come sostanza, che sanno farsi tetragone, prima di librarsi in volo  Qui siamo a un altro impegno poetico che, tuttavia, si caratterizza come una sorta di continuità con le precedenti raccolte (“Suggestioni”, “E s’invola il canto”, “Il colore del silenzio”, “Non cerco il sole)” come testimonia qualche poesia riproposta a fungere appunto da tassello imprescindibile o almeno da richiamo, sulla linea della piena consapevolezza e maturità poetica nel chiaro superamento delle ombre che “Il gioco delle nuvole” potrebbe determinare nel suo interminabile lavoro di composizione di figure diverse, di scomposizione per ulteriori ricomposizioni nel richiamo alla finzione, al nascondimento, totale o parziale ma inevitabile, alla dissimulazione implicita e ricorrente, all’ approdo sicuro, seppure mai definitivo, cui rimandano decisamente i versi nella chiusa della raccolta:
Abbraccia l’amore a piene mani
……..
lascia che vengano albe nuove
ad annunciare il respiro del sole.
Dunque con l’amore, da vivere a piene mani, senza freni inibitori, veri o finti che siano non importa, senza condizionamenti e limitazioni, in libertà, con le albe nuove, foriere di riproposti sogni, di tenere illusioni, di prospettive certe e decisamente capaci di annunciare il liberatorio respiro del sole, siamo, decisamente e finalmente, dopo le implicite sofferenze solo alluse e dopo certi rimandi dolorosi e pesanti, alla poesia della certezza se l’autrice può dire all’ipotetica interlocutrice, (e perché no? a se stessa), utilizzando il più confidenziale e diretto ‘tu’:
Sciogli al vento i tuoi capelli.
Siamo alla dichiarazione aperta di libertà!
Ci ritroviamo come avvolti nell’atmosfera di magia delle emozioni che Franca Coppola in post-fazione definisce a tinte forti e cariche di tensione emotiva con slanci, talora raffrenati, altre volte dichiarati apertamente, in una sorta di “dimensione temporale circolare che collega passato, presente, futuro”, in grado di consentire sempre uno spiraglio per nuovi e diversificati percorsi e con sempre la “continua relazione tra dentro e fuori, tra mondo interiore e mondo esterno” nella sovrabbondanza di elementi e di figure del primo sul secondo. Per questo tutto è cantato o raccontato, con trattenuti respiri, con un linguaggio adeguato nella modalità della scrittura piana eppure carica di sottintesi, di rimandi, di allusioni, di “lembi di nuvole”, di ansie mal celate, di inquietudini, di turbamenti, di illusioni, di trasposizioni audaci, di domande, mute o esplicitate, sul filo di una speranza che, pur esile, sa resistere e farsi, a tratti, filo di Arianna. Di qui certe aperture appena accennate e come sussurrate ma ugualmente decise, quasi boccate di ossigeno puro, accompagnate da talune levità e come in grado di aprire nuovi varchi per scavalcare orizzonti anche lontani nella direzione degli affetti più teneri e radicati che si consegnano logicamente ad un linguaggio parco di parole come la poesia della brevitas vuole e che il racconto disteso e tendente alla orizzontalità potrebbe far scadere.  Tutto ruota sempre intorno alla parola che sa imporsi come flash, luce, lampo che si accende improvviso ed inaspettato anche quando risulta chiaro l’invito a lasciarsi andare, ad eliminare legami, veri o posticci, a liberarsi da condizionamenti di sorta, a godere della piena e totale libertà consegnata all’immagine significativa dello scioglimento dei capelli, di cui sopra, e, subito dopo, al piacere intimo di annusare lo stupore del giorno reso al meglio dal ricorso all’audace sinestesia olfattivo-visiva, (con alluse e sottili implicanze altre), particolarmente atta a coinvolgere tutta la persona e sempre con il rimando al gioco delle nuvole nel richiamo all’incanto lontano e infantile delle forme che talvolta si creano nel cielo e che, grazie alla fantasia creativa, dote tutta umana, si trasformano in visioni capaci, a loro volta, di generare illusioni, immaginifiche situazioni, indicazioni di promesse, inviti accattivanti a lasciarsi trasportare fuori dalla realtà, ad abbandonarsi al sogno ad occhi aperti. E proprio nell’abile e arbitrario gioco si crea un’atmosfera di leggerezza con la possibilità di veleggiare nella trasparenza celeste e di aggiungere forme a forme, ritualità a ritualità, sensazioni diversificate, sentimenti profondi in un crescendo di tensione emotiva alla scomparsa, morbida e graduale oppure rapida e tagliente, sia pure sempre momentanea, dello strano miracolo che sempre consente una linea di dissolvimento, prima che il cielo riappaia nudo e generi una specie di inquieta malinconia e di rimpianto magari per la gioia non colta appieno o sfuggita di mano nel rimando alla metafora della stessa esistenza con le sue mille promesse infantili e il duro scontro con la realtà, sovente cruda oltre ogni dire. Dunque si tratta di un gioco di dissimulazione nel suo rapidissimo svolgersi, del tutto simile alle bolle di sapone lanciate nell’aria e presto destinate a scoppiare o alle tenere canzoni dei bambini che escono di scuola, come scrive Garcìa Lorca, che frangono il silenzio con risa d’argento nuovo. E in questo c’è tutta la problematicità della vita, comunque la si voglia intendere, nel riferimento al passato lontano, all’infanzia, ai piccoli grandi sogni, alle illusioni, alla sofferenza, alle tante, a volte troppe, contraddizioni, alla pena di vivere novecentesca, alle brutture che costringono a tratti a rifugiarsi e un po’ a nascondersi nel gioco delle nuvole da comporrre e scomporre a piacimento e alla funzione, della poesia, in un certo senso salvifica o per lo meno consolatoria:
Salvami dall’assenza
dell’abbraccio.
E tutto questo non serve solo a lenire il dolore, ma anche, e più convintamente, a tessere la speranza che, a tratti, trova modo di consolidarsi come nel richiamo alla piccola Erika che certamente sarà ad attendere l’autrice sulla porta di casa e non potrà trattenere l’urlo di gioia, sicché è legittimo ritenere che
Esploderà per te il futuro
e attimi nuovi ti inonderanno.
E il sentore degli attimi nuovi finiranno per generare in Antonella sensazione di quiete, di pace, di serenità:
Sorseggio pacata
un piccolo saggio
della bellezza del creato.
Si tratta di un incanto vero ma breve che non impedirà all’anima certe velature nel ricordo delle parole non dette, o non dichiarate compiutamente, e di taluni messaggi consegnati agli sguardi d’intesa e alle sensazioni sperimentate e vissute come speciali come accade in “Tango” con le note capaci di fermare nell’attimo il tempo. Ed è così che scorrono i ricordi, capaci di creare legami sottili eppure indissolubili, chiari e finanche ricchi di dettagli e quasi miracolosi se l’autrice può dichiarare, senza timore di smentita:
torno ragazza di cielo e stelle.
E non è poca cosa, soprattutto perché consentirà possibili congiunzioni ultraterrene come dichiara nella poesia “Nonna”:
Ci sarò ancora nella pioggia
e negli arcobaleni dei tuoi giorni.
Ma il gioco delle nuvole mostra a tratti zone d’ombra, che generano ondate di mestizia, malinconie che ritornano e pungono, considerazioni di realtà non sempre facili da accettare, rimpianti, chiusure ataviche, sofferenze, abbandoni, come testimonia la poesia “Donna”:
Ti hanno spezzato le ali…
Eppure tutto questo non impedisce di guardare avanti, di tentare di aprire prospettive nuove, di mettersi alle spalle le brutture e le cattiverie del mondo, di riappropriarsi dell’amore che sembra essersi smarrito. Di qui l’invito con il ritorno al dialogativo “tu”:
Riscopri tenerezze antiche,
momenti magici,
onnipotenza forte,
anelati ritorni.
E se tutto questo può accadere anche il dolore può trasformarsi in poesia e può contribuire a migliorare l’uomo seppure a tratti pesa come macigno sull’anima e costringe quasi all’autoanalisi in una sorta di compatimento doppio :
Ho pena profonda
per la bambina che ero,
rannicchiata in un angolo
nelle stanze della vita.
Chissà se mi vedesse oggi…
piangerebbe nel sentire
il mio calvario.
La bambina in questione è metafora di tante situazioni che si connotano come tragiche e senza speranza anche se nella ripresa l’autrice semba riaprire una sorta di spiraglio:
Un po’ di calore
riscalda l’anima, 
anche se fuori fa freddo
Torna il tema del tempo che fugge e che pure diventa locanda di idee e di ricerca nel richiamo alla casina gialla che non impedisce una sorta di ansia di infinito, nel rimando alla figura del padre addolcita dal tempo, dai suoi semplici e favolosi racconti fiabeschi e dal desiderio impossibile di riaverlo vivo al suo fianco a pacificarla del tutto e a dare origine alla “Preghiera”:
Quando l’ora verrà, Signore,
riponi, benigne bilancia e spada.
Conducimi oltre la notte,
bagnami nella luce
che mai si spegne.
E chiudiamo temporaneamente qui!
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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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