
LUCIO TUFANO
Caro Rosario,
spesso mi accade, quando mi accingo a percorre i viali della Villa, di sentire con il sommesso stormire degli ippocastani e il fruscio delle loro foglie la insistente domanda che mi si porge: dove sei finito? Perché non ti vedono più? Io non riesco a comunicare con loro di tutto quel tempo, quelle stagioni, quelle serate trascorse in quella Villa, dove il suono delle serate danzanti organizzate dai circoli universitari e quella curiosa voluttà di osservare e chiacchierare con le signore, le studentesse e le cameriere, quest’ ultime attente ai carrozzini e ai bambini loro affidati dalle padrone, faceva trascorrere il nostro tempo senza nessun segno di noia. La nostra voluttà di curiosare, di fare battute, di conversare ci faceva trascorrere i pomeriggi e gran parte delle serate. È difficile rispondere agli ippocastani che sempre mi domandano di te, la tua trasfigurazione, la tua scomparsa, il tuo modo di esibirti con frasi e battute che attiravano la curiosità degli astanti, specie gli studenti. Caro Rosario, i nostri incontri, sebbene fugaci, erano piacevoli e interessanti. Quello che più mi si riaffaccia alla memoria è quella tua curiosità, quel desiderio di comprendere il significato del nostro vivere, tant’è che anch’io mi facevo coinvolgere in quella curiosa voluttà degli odori, degli incontri, dei tramonti, tra le siepi, gli arbusti e la gente. Ricordo come eri avvinto dal mio modo di parlare, di inventare, di descrivere storie ed episodi che attenevano alla mia memoria. E tu non mancavi di soddisfare la mia aspettativa con il tuo modo di esibirti e di raccontare le tue esperienze. Un fatto è certo, che non ci si raccontava di fiabe ma di eventi che accadevano nel nostro ambiente di provincia.
“Tre quart e na gassosa” è solo una tra le poesie, in dialetto potentino, conosciute e premiate del ricco repertorio in versi che ci hai lasciato, caro Rosario, ma rappresenta un prezioso ritratto che immortala la città di Potenza degli anni ’80, i suoi modi di dire e i suoi personaggi, quella Potenza del folclore che tanto amavi e osservavi con attenzione e con sapiente ironia.
Si, è proprio quella naturale ironia che portava con sé leggerezza e allegria contagiose, il ricordo di chi ha avuto come me l’onore di conoscerti…e siamo in tanti!
“Uomo dalla cultura enciclopedica” come ti definì il tuo amico di sempre Giancarlo Lapolla ma io aggiungerei cultura “eclettica”, principiata con la maturità classica prima e con gli studi universitari poi in Veterinaria e Farmacia, consolidata negli anni con lo studio delle lingue e della musica applicata al clarinetto che amavi tanto suonare!
Ricordi gli spettacoli teatrali ai tempi del liceo? Eri attore e sceneggiatore, un talentuoso artista poliedrico.
Girando per le strade della nostra Potenza, guardando i resti del Cinema Ariston, non puoi non venirci in mente caro Rosario…Lì, dove esercitare la professione di operatore cinematografico ti ha dato l’opportunità di coltivare la tua passione per il Cinema e perfezionare una conoscenza già ampia, hai trascorso gran parte della tua vita fino agli ultimi giorni.
Sono trascorsi tanti anni da quel tragico 22 febbraio, giorno in cui un’automobile ti ha investito nell’altra città che avevi nel cuore, la tua Bari, ma tutti i tuoi amici e la tua cara famiglia continuano ad amarti e ricordarti con affetto e sempre sorridente.
Il 13 settembre avresti compiuto 90 anni ed ho voluto ricordarti così.