
ANGELA MARIA GUMA
Alla seconda metà dell’Ottocento risalgono le prime spedizioni di scavo da parte di Inglesi, Tedeschi, Francesi. Tra questi particolare rilievo storico assunsero gli scavi di Atene, al Dipylon, dove apparvero per la prima volta (1871), i vasi di stile geometrico, ponendo in luce i primordi dell’arte greca, fino ad allora sconosciuti. Questo stile geometrico scoperto in un momento in cui non era ancora conosciuta alla civiltà cretese, fu erroneamente interpretato, perché considerato non il risultato di una lunga attività artigiana che arriva ad elevarsi a coscienza d’arte, ma un documento dell’inizio dell’arte nella società umana. Successivamente, nella sistemazione dell’Acropoli venne posta in luce una documentazione dell’Acropoli arcaica. Quando nel 480 a.C, i Persiani distrussero l’Acropoli, devastarono tutti i monumenti esistenti, e quando la nuova generazione si accinse alla ricostruzione dell’Acropoli, il primo atto fu un allargamento dell’area utilizzabile alla sommità dell’Acropoli mediante un muro; nello spazio intermedio tra il muro e la roccia furono deposti tutti i resti di ex voto danneggiati che, come cose consacrate, non potevano essere distrutti. Questo riempimento noto con il nome di “colmata persiana” e i pezzi in essa rinvenuti sono di straordinaria importanza storica perché ci consentono una datazione precedente al 480 a.C., che segna il passaggio da una società aristocratica ad una democratica, da un periodo arcaico all’inizio dello “stile severo”. 
In questa analisi delle più grandi scoperte archeologiche della storia, non si può evitare di menzionare quelle dello Schliemann, che innamoratosi di Omero, iniziò nel 1871, gli scavi della Troade, dove non solo scoprì Troia, la cui ubicazione era discussa, ma anche confermò la realtà della distruzione per incendio attraverso le tracce notevoli che di questo trovò nei resti di uno degli strati di insediamento posti alla luce. Scavò anche a Micene dove scoprì quello che chiamò il tesoro di Atreo e la Tomba di Clitennestra, mettendo in luce con un bagaglio di oggetti d’oro di squisita fattura, la civiltà preellenica di cui fino ad allora si era ignorata l’esistenza. Un passo importantissimo in questa scoperta di un mondo fino ad allora sconosciuto, fu compiuto nel 1953, dall’avvenuta decifrazione della “Lineare B”, da parte dell’architetto inglese M. Ventris.
La dimostrazione che tale lingua era greca significava che l’ultima fase della civiltà cretese si era svolta, come quella micenea, dopo l’espansione delle popolazioni di stirpe ellenica. Dunque, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si aprì un capitolo di storia della civiltà completamente ignorato fino ad allora, che ha facilitato la spiegazione di una quantità di fenomeni culturali ed artistici della Grecia storica ed ha dimostrato come queste tribù doriche ed achee, che si fissarono in Grecia intorno al 1200, si erano trovate di fronte ad una civiltà molto più ricca ed avanzata della loro. Se l’Ottocento è stato, nella storia dell’arte antica, il secolo della ricerca sistematica e dell’ordinamento degli archivi del passato, la prima metà del Novecento ha visto iniziarsi un approfondimento dei problemi, un continuo tentativo di intendere un’opera d’arte nei suoi valori intrinseci. Altra eccezionale acquisizione metodologica del nostro tempo è stata la consapevolezza di una indispensabile “interdisciplinità” al fine di una conoscenza quanto più completa ed esaustiva di un monumento o di un’opera d’arte. L’archeologia oggi si avvale delle tecnologie e droni, georadar e magnetometri che sono strumenti preziosi ed hanno aperto nuovi orizzonti alla ricerca archeologica. Infatti, le molte tecnologie disponibili permettono all’archeologo di sapere ciò che c’è nel sottosuolo evitando indagini e avvalorando archeologia preventiva e precision mapping. Prende così forma una fitta rete di metodologie e di saperi interdisciplinari, scientifici e storici, che si muovono entro il campo della computer vision, dell’Intelligenza Artificiale e del machine learning, affiancandosi alle attività di ricerca archeologica e di conservazione dei beni culturali.