
Aniello Ertico
La parola amore è certamente, tra quelle di uso corrente, tra le più abusate. Anche in politica, come nelle pratiche quotidiane tutte (incluse quelle chiaramente vocate al mero profitto), prima che solo nelle relazioni umane, il ricorso alla parola amore è così frequente da diventare sospetto. Qualunque candidato alla carica di qualsivoglia rango amministrativo giura di essere ispirato, nella propria azione di impegno civile, all’irrefrenabile sentimento d’amore per la propria terra, per il proprio borgo, per la propria regione e, quando la candidatura è ambiziosissima, per la propria nazione. Ora, voglio dire, sbrigando il calcolo approssimativo di tutti coloro che dichiarano questa romanticissima postura, verrebbe da dedurre che siamo veramente pienissimi d’amore. È anche vero che, da qualche millennio l’umanità si impegna, senza esiti decisivi, nel tentativo di definire in termini empirici o comunque universalmente riconoscibili le connotazioni di tale nobilissimo sentimento. E così, in lingua italiana, l’amore è buono per il gatto o per la moglie, per la musica o per il provolone, per il calcio, il gelato, i figli, la tecnologia o la campagna, i viaggi e la poltrona reclinabile e anche quindi per la propria amata terra. Ovviamente le anime più evolute amano pure l’arte e le pratiche new age. Caspita quanto amore…! E io mi sento inadeguatissimo!!! Nell’ascolto delle dichiarazioni di tali innamorati, infatti, è commovente e allo stesso tempo spiazzante non recuperare mai nessuna traccia del termine “interesse” che, evidentemente, confligge con la marea di amore con cui inondiamo le chiacchiere! Interesse, termine abominevole che, pur provenendo etimologicamente dal latino che suggerisce “l’essere in mezzo alle cose, partecipare ad esse e con esse”, ha assunto nei secoli l’univoco significato di farsi i c***i propri, magari speculando (da qui il termine si usa correntemente nel settore bancario per indicare il tasso di speculazione sui prestiti). Ecco, allora è chiaro, l’amore non può che essere disinteressato. Ma qualcuno ci crede per davvero? Ossia, io dovrei essere in grado di amare qualcuno o qualcosa senza sentirmi nella cosa, senza parteciparvi, senza auspicare di avere un ritorno di gratificazione? Ma veramente? Allora vediamo come si esprime, nei fatti, il risultato dell’esser tanto disinteressatamente amati in Basilicata: se per sciagura mi ammalo, nonostante l’amore riconosciutomi, cerco immediatamente una struttura sanitaria da Roma in su (71 milioni di euro è la maggior spesa per emigrazione sanitaria); se devo iscrivermi all’Università, nonostante l’onda d’amore che mi travolge, mi immatricolo in un ateneo che disti almeno 500 chilometri da casa così da avere una buona ragione per tornare solo a Pasqua e a Natale (per una boccata d’amore…! – 72% il tasso di emigrazione studentesca); se devo andare in vacanza, per il troppo amore ricevuto, evito di approfittare delle strutture lucane e me ne vado a farmi odiare altrove (preferibilmente in Puglia o all’estero); se devo comprare abbigliamento, in funzione del dove precisamente io viva amato in Basilicata, me ne vado in qualche outlet pugliese o campano così che, già che ci sono, magari, trovo anche la mia taglia; Anche se mi devo sposare, amor per amore, vado a festeggiare in un bel resort nelle regioni limitrofe visto che ho già pure comprato fuori l’arredamento per la casa e le bomboniere; Se poi mi viene voglia di trascorrere un week end fuori, sempre per non approfittare dell’amore gratuito che mi viene riconosciuto, non ci penso neppure a trascorrerlo nei parchi lucani o in un qualche borgo candidato ad una qualche incoronazione a capitale italiana di un qualcosa di straordinariamente fatuo; anche perché tendenzialmente da lucano non lo so neppure che in Basilicata ci sono i parchi e nei borghi ci vivo già annoiandomi mortalmente da una vita. Insomma, mia amata terra, ti lascio per troppo amore, quasi sempre o comunque non appena posso. Ora, senza per questo mettere in discussione la suggestione di ogni possibile moto dell’anima, ma non è che forse è tempo di riabilitare chi in questa terra ha un reale interesse e lo dichiara senza essere obnubilato dall’eccesso di amore che evidentemente gli appanna le capacità cognitive? Ci sarà ancora qualcuno in Basilicata che possa manifestare apertamente interesse reale nella costruzione di qualcosa che giri secondo i contemporanei criteri di civilizzazione (…leggi servizi e opportunità), senza necessariamente buttarla nella caciara del sentimentalismo, così da potergli affidare una mission da portare a compimento e non la redazione di una poesia in rima da dedicare ai paesaggi lunari di questa terra? E l’amore? Beh, direi che quello ognuno lo riserverà, senza necessarie iper-esposizioni, a propria discrezione, approfittando magari delle attuali atmosfere autunnali da godersi con chi gli pare. Nella cosa pubblica, invece, circa il concetto di amore, solo una cosa è nota. Quando non è corredato dall’interesse legittimo dichiarato, capace cioè di dare conto delle sue manifestazioni concrete, quando è ammantato dal completo disinteresse che normalmente serve solo per giustificare anche le più grossolane inadeguatezze, si rivela amore completamente asociale. Ma non sarà che per il troppo amore, tanta è l’affezione pure alle frane, che rimane tutto sempre uguale? Sentite, proviamo a lasciarci per favore? Restiamo buoni amici, se volete.
*Aniello Ertico
Neuropsicologo/ Vicepresidente nazionale Associazione sociologi italiani