
una ricerca di Teri Volini

È inesprimibile l’indecenza delle religioni che hanno sostenuto o che sostengono la conquista e la violenza, ma colpisce il paradosso di una forma religiosa che ancor oggi fa ad essa esplicito riferimento, e che anzi sfacciatamente la descrive e ne fa la sua bandiera, testimoniandola addirittura per iscritto nel suo libro sacro, la Bibbia, giustificando e permettendo il reiterarsi di quegli orrori che, nel libro riferiti a millenni fa, oggi vediamo ripetersi…
Se il team dei geniali redattori del libro più noto al mondo avesse operato oggi, avrebbero ricevuto diversi premi letterari, per bravura descrittiva, superba inventiva e scaltra articolazione del complesso racconto. Ma una menzione speciale sarebbe stata loro attribuita alla totale, ben studiata, ininterrotta auto-celebrazione in senso maschilista – patriarcale…
Nella Bibbia, la sfacciata narrazione degli eventi di conquista dei territori abitati da altri popoli, in seguito all’uscita dall’Egitto per opera di Mosè (compresa l’inaudita ferocia e reiterata mattanza dei popoli “nemici”, e l’ appropriazione delle loro terre e dei loro beni ), viene dispiegata in tutta la sua spietatezza e nei minimi particolari.
Avendo i protagonisti delle mattanze stabilito di essere “il popolo eletto”, “quel dio” autogestito non solo non condannava gli eccidi, ma addirittura li incoraggiava, proteggendo ed aiutando i suoi auto-proclamatisi beniamini, affinché sconfiggessero e distruggessero implacabilmente tutte le popolazioni che man mano incontravano nel loro percorso di sterminio e di appropriazione.
Gli uomini che crearono dio a loro immagine e somiglianza
Avevano ingegnosamente “progettato” e usato un dio – feroce e settario – per legalizzare una storia tutta al maschile, fin dagli inizi, fin da Adamo, compresa la creazione della donna da una costola del maschio, seguita poi dalla sua colpevolizzazione per aver voluto accedere alla conoscenza, e dal conseguente abbassamento per tutti i tempi a venire.
Un dio fatto fatto apposta per assorbire e giustificare tutti gli orrori che perpetravano e che avevano intenzione di attuare…
Inutile dire che nella Bibbia non viene fatto cenno a nessuna delle mirabili civiltà esistite nei millenni precedenti, in cui era stata venerata una divinità femminile, considerata la creatrice del cielo, della terra e del genere umano, la cui immagine e la cui civiltà essi provvidero da subito a distruggere senza remore, insieme ai suoi simboli sacri, dato che glielo ordinava il “loro dio”!
La moderna ideologia sionista, soprattutto nella sua componente più nazionalista e religiosa, ha fatto proprio questo concetto dell’ordine divino, utilizzandolo per giustificare l’espulsione dei palestinesi dalle loro terre storiche. La fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e l’espulsione di oltre 700.000 palestinesi (un evento ricordato dai palestinesi come la Nakba, la “catastrofe”) trova nella narrativa biblica un retroterra ideologico, in cui la legittimità ebraica alla terra è giustificata non solo politicamente ma anche teologicamente. ![]()
Un’estesa distruzione come missione
Non c’è che da leggere: la BIBBIA c’informa che i Leviti asserivano che la Missione del popolo ebraico era distruggere i simboli di altre religioni dovunque si trovassero, e gli ebrei seguirono queste indicazioni alla lettera… Secondo i sacerdoti leviti tali distruzioni erano state ordinate da Yahvéh: “distruggerete completamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dei, sugli alti monti, sui colli, sotto ogni albero verde; demolirete i loro altari, spezzerete le loro Stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco le statue dei loro dei e cancellerete il loro nome da quei luoghi… (Deuteronomio 12: 2-3)…
Gli autori leviti dell’Antico Testamento sostenevano che Canaan fosse la Terra promessa, offerta loro da Yahvèh … Eppure è evidente persino nei loro stessi racconti che Canaan non era un territorio disabitato, persino ai tempi di Abramo; in Numeri 13: 17-19 è scritto che “mentre si stavano avvicinando al deserto del Sinai, le tribù ebraiche inviarono dai messi in avanscoperta delle città cananee”, e il loro rapporto sulla situazione nel 1300-1250 avanti Cristo asseriva: “ siamo arrivati nel paese dove tu ci avevi mandato ed è davvero un paese dove scorre latte e miele, ma il popolo che lo abita è potente, le città sono fortificate e immense (Numeri 13: 27 28). Il resoconto biblico ammette che Canaan era già abitata e che molte delle sue genti vivevano in grande città, molto fortificata”; gli ebrei in arrivo non intendevano soltanto proseguire entrando nei territori Canaei, ma erano intenzionati a distruggere violentemente la religione esistente e a sostituirla con la propria; la Bibbia e i Leviti presentano questo loro scopo come un ordine di Yahvèh…
Distruggerete i loro altari, spezzerete le loro stele…
Quale demoniaca genialità! Spacciare i loro orrori e le sopraffazioni/appropriazioni come conseguenze degli ordini di un dio, da essi stessi plasmato al fine di giustificare tutto ciò che con fredda e feroce determinazione avevano in mente di fare: in realtà era nelle loro intenzioni: “Osserva dunque ciò che Io oggi ti comando. Ecco Io scaccerò davanti a te l’Amorreo, il Canaeo, l’Ittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo
… Guardati bene dal fare alleanza con gli abitanti del paese nel quale stai per entrare, perché ciò non diventi una trappola in mezzo a te, anzi distruggerete i loro altari spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri … Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso ( Esodo, 34: 11- 14)”.
Con questi ordini, spacciati come divini, ebbe inizio l’invasione ebraica di Canaan, nonostante l’arrivo degli ebrei nella Terra promessa sia spesso immaginato come l’ingresso in un paradiso di pace, dopo secoli di schiavitù in Egitto, la Bibbia stessa lo descrive piuttosto come una serie di cruenti assedi, un’ estesa distruzione.
E, di questi orrori, se ne vantano pure, fingendo di non ricordare il comando scritto sulle tavole della legge, non uccidere: ma già, è il “loro dio stesso” che permette, anzi ordina i genocidi…
In Deuteronomio 2:33-4, leggiamo che sotto la guida di Mosè e Aronne gli israeliti incontrarono un re di nome Sicon nella città di Iaaz. Nei resoconti dei Leviti leggiamo : “il Signore nostro Dio ce lo mise nelle mani e noi abbiamo sconfitto lui, i suoi figli e tutta la sua gente… In quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo lo sterminio ogni città, uomini e donne e bambini, non vi lasciammo alcun superstite”.
In Deuteronomio 3:3 -6, A proposito del loro incontro con Og, re di Basan, viene raccontato: “Così il Signore nostro Dio mise in nostro potere anche Og, re di Basan, con tutta la sua gente. Noi lo abbiamo sconfitto senza lasciargli alcun superstite, non ci fu città che noi non prendessimo: 60 città votammo allo sterminio, di ogni città uomini, donne, bambini…
Dopo la morte di Aronne e Mosè nel deserto, Giosuè assunse il comando e gli israeliti entrarono a Gerico (Giosuè 6: 2); apprendiamo che “votarono poi allo sterminio passando a fil di spada ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio”…
Incendiarono poi la città e quanto vi era…
A proposito della battaglia di Ai, ci viene detto che “tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono 12.000, tutti di Ai”.(Giosuè, 8:25).
In Giosuè 8-29 si racconta che “Giosuè fece appendere il Re di Ai a un albero fino alla sera”, e poiché in un passaggio precedente Yahweh aveva detto a Giosuè di infliggere al Re di Ai lo stesso trattamento che aveva riservato al re di Gerico, possiamo presumere che anche quello avesse incontrato una fine analoga.
In seguito: “Giosuè in quel giorno si impadronì di Makkeda, la passò a fil di spada con il suo re, votò allo sterminio loro ed ogni essere vivente che era in essa, non lasciò superstiti e trattò il re di Makkeda come aveva trattato il re di Gerico…
Giosuè poi, e con lui Israele, passò da Libna e mosse guerra contro Libna. Il Signore mise anch’essa e suoi re in potere di Israele, che la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa non vi lasciò alcun superstite e trattò il suo re come aveva trattato il re di Gerico…
Il signore mise Lachis in potere di Israele, che la prese il secondo giorno e la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa, come aveva fatto a Libna.
Per venire in aiuto a Lachis era partito Oam, re di Ghezer, e Giosuè batte lui il suo popolo fino a non lasciargli alcun superstite, poi Giosuè con lui tutto Israele passò da Lachis a Eglon, si accamparono contro di essa e le mossero guerra, la presero e la passarono a fil di spada, e votarono allo sterminio in quel giorno gli esseri viventi che era in essa, come avevano fatto a Lachis.
Giosuè, e con lui tutto Israele, salì da Eglon a Ebron e le mossero guerra. La presero e la passarono a fil di spada con il suo re tutti i suoi villaggi e ogni essere vivente che era in essa, e non lasciò alcun superstite come aveva fatto a Egon, e votò a allo sterminio con ogni essere vivente che era in essa.
Poi Giosuè e con lui tutto Israele si rivolse a Depir le mosse in guerra, la prese con il suo re e tutti i suoi villaggi, li passarono a fil di spada e votarono allo sterminio ogni essere vivente che era in essa non lasciò alcun superstite. Trattò Debir e il suo re come aveva trattato Ebron e come aveva trattato Libna e il suo re.
Così Giosuè batté tutto il paese, le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re, non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva comandato Il Signore Dio di Israele (Giosuè 10:28).
Durante altri assedi, descritti in modo simile, Giosuè e gli israeliti distrussero le città di Gabaon, Cazor, e così via fino a Baal Gad, nella valle del Libano, sotto il monte Hebron.

Guardando alla situazione odierna, le distruzioni e le demolizioni delle abitazioni palestinesi e la costruzione degli insediamenti israeliani riflettono esattamente l’antico racconto di conquista.
Il movimento dei coloni, armato e protetto dall’esercito israeliano, invade le terre palestinesi, appropriandosi delle case e delle risorse naturali, in un chiaro parallelo con le antiche invasioni narrate nella Bibbia.
La narrativa biblica viene usata come giustificazione, e il popolo palestinese viene sistematicamente privato del suo diritto di vivere in pace sulla propria terra. Questa narrativa di conquista è ancora più evidente nel modo in cui i coloni israeliani vedono i palestinesi: non come esseri umani con diritti e dignità, ma come ostacoli da rimuovere per realizzare una missione divina. La religione viene così pervertita e piegata ad altri fini, trasformando un testo sacro in un’arma di oppressione.
Una lotta tra oppressori e oppressi
Insomma, la narrazione biblica, con la sua pretesa provenienza divina, con le sue promesse di terra e il concetto di “popolo eletto”, ha fornito una base ideologica potente, utilizzata per giustificare la dominazione israeliana sui palestinesi. La religione è stata strumentalizzata e reinterpretata per servire interessi politici e territoriali. Le narrazioni religiose, sorpassando i significati simbolici o spirituali, sono state trasformate in un mandato per la conquista e l’espulsione, creando una giustificazione morale per azioni che, altrimenti, potrebbero essere considerate inaccettabili. Per oltre un secolo, la popolazione palestinese ha subito l’ingiustizia di un’occupazione illegittima e violenta, mascherata da presunte promesse divine. Attraverso una manipolazione storica e religiosa, Israele ha sfruttato i testi sacri ebraici, per giustificare la sistematica espropriazione delle terre palestinesi, la distruzione delle loro case e la negazione dei loro diritti fondamentali.
Anche il concetto di “popolo eletto“, spesso citato dai sionisti più radicali, è diventa il pretesto per affermare che solo gli ebrei abbiano diritto alla terra tra il Mediterraneo e il Giordano. Israele ha costruito la sua identità nazionale su questa ideologia di superiorità, che ha permesso di giustificare non solo l’occupazione, ma anche la negazione dei diritti umani fondamentali ai palestinesi. Le leggi discriminatorie, i checkpoint, le restrizioni alla libertà di movimento, il blocco di Gaza: tutte queste azioni sono basate sulla convinzione che gli ebrei abbiano un diritto esclusivo su questa terra, e che i palestinesi non siano altro che un ostacolo da eliminare o, nel migliore dei casi, da controllare e dominare.
Nel nome della fantomatica “promessa divina” della Bibbia, gli insediamenti israeliani continuano a espandersi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, nonostante la (tiepida) condanna internazionale e la violazione del diritto internazionale. Il movimento dei coloni, sostenuto dal governo israeliano, giustifica questa espansione citando le antiche promesse divine. Ma dietro questa patina religiosa si cela una brutale realtà coloniale: le terre vengono rubate ai palestinesi, le loro case distrutte, i loro oliveti sradicati.
I coloni, armati e violenti, si stabiliscono in insediamenti illegali protetti dall’esercito israeliano, in aperta violazione delle leggi internazionali, continuando a giustifica le loro azioni citando la Bibbia: Deuteronomio 11:24, che “afferma”: “Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà sarà vostro.” Ma questa giustificazione è una copertura per la politica espansionistica che vuole cancellare i palestinesi dalla loro terra.
Il conflitto israelo-palestinese è una lotta tra oppressori e oppressi. Finché la religione continuerà a essere strumentalizzata per perpetuare questa oppressione, la pace rimarrà una meta lontana e inaccessibile.