DUE VITE DI DONNE RIBELLI

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ANGELA MARIA GUMA

Le Attiviste Letterarie confrontano Sibilla Aleramo e Michela Murgia

 

 Presso la Biblioteca Comunale di Policoro si è svolto un interessantissimo convegno dal titolo “Signora di te stessa? Ma stai zitta! L’evento, organizzato dall’associazione onlus Presidio del Libro della Magna Grecia, in collaborazione con il Circolo Culturale Gocce d’Autore di Potenza, la Casa editrice materana Edigrafema e con il patrocinio del comune di Policoro, ha inteso celebrare la giornata internazionale contro la violenza di genere. La serata, magistralmente coordinata da Maria Lovito promotrice ed organizzatrice insieme a Valentina Celsi, ha riunito un gruppo di donne che amano definirsi Attiviste Letterarie perché  accomunate dall’amore per la letteratura. Mentre lo scorso anno è stata proposta una interessante riflessione sulla storia di Elsa Morante, quest’anno si è scelto di analizzare due libri di due grandi autrici, Sibilla Aleramo e Michela Murgia, scrittrici che pur appartenendo a due epoche diverse sono risultate molto vicine per arte ed indole. I libri selezionati sono stati “Una Donna” di Sibilla Aleramo il cui flusso irrefrenabile è stato accuratamente descritto da Eva Bonitatibus e “Stai zitta” di evidenziato come la scelta di un lessico veicoli messaggi impliciti e può nascondere in modo velato e subdolo atteggiamenti sessisti e discriminatori. Quest’ultimo aspetto è stato ben precisato dalla psicoterapeuta Dott.ssa Osvalda Cuccarese con pratici riscontri di come il cattivo uso del linguaggio possa influire su relazioni violente. Le letture sono state accuratamente scelte e magistralmente interpretate dalla bravissima Rosanna Filomena. Anche la scrivente è stata coinvolta nell’analisi e ha raffrontato la vita delle autrici mettendo in relazione indole ed arte. È emerso che le loro vite sono state caratterizzate da una miriade di esperienze umane e letterarie, piene di trasformazioni e spostamenti e dalla ricerca di un approdo, un posto dove sentirsi al sicuro e dare riparo ad un’indole inquieta e ribelle che non consentiva loro di adattarsi in etichette e strutture rigide e chiuse ma di andare controcorrente e di esprimere sé stesse senza condizionamenti.

Quindi personalità simili con un’unica sostanziale differenza: il tempo, inteso sia come periodo storico nel quale sono vissute che come arco cronologico della loro esistenza. Il confronto è stato attuato partendo dalla parola chiave ribellione elemento comune alle scrittrici e che sfocia nella fuga. Inoltre, per entrambe il disagio sociale e quello della condizione femminile hanno trovato lo sfogo e la denuncia non solo nella letteratura ma anche nell’impegno sociale e politico attivo. Sibilla ha utilizzato le pagine dei suoi articoli e dei libri oltre che i salotti letterari, Michela i blog, i podcast e la televisione. Inoltre, Sibilla Aleramo è l’emblema del femminismo moderno non solo perché con la sua scrittura punta a cambiare la condizione femminile orientandola alla rivendicazione dei diritti, ma perché attua una rivoluzione personale in cui viene messo in discussione e rivisitato il concetto stesso di maternità. Infatti, il suo spirito ribelle troverà un primo approdo nella fuga quando rinnegando la condiscendenza che converrebbe ad una donna sposata, abbandona la famiglia e si trasferisce a Roma. Questo è l’elemento comune con Michela che cresciuta con un padre padrone, da lei definito come un uomo di brutto carattere appartenente ad una generazione senza infanzia, ignorante nella cura, nell’attenzione e manutenzione degli affetti. Quindi, impossibilitata a resistere alle costrizioni da lui imposte si sottrae con una scelta rivoluzionaria e decide di affiliarsi agli zii seguendo quella tradizione diffusa in Sardegna dei “figli d’anima” proprio perché aveva capito che potevano esistere dei legami in grado di rispondere a logiche diverse dal possesso tra genitori e figli. Anche il modo in cui la Murgia concepisce la maternità è altrettanto “rivoluzionario” come dimostrerà la scelta della famiglia allargata e dei suoi quattro figli d’anima.

In definitiva è emerso che l’elemento che più di tutti ha accomunato queste due straordinarie autrici è stata la volontà di andare controcorrente, di piacere a sé stesse senza voler o dover compiacere qualcuno oltre al desiderio incessante di difendere i diritti degli “invisibili”.

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