ANNA MARIA SCARNATO

Le piazze dei paesi lucani, delle nostre bellissime città di Potenza e Matera, in questa stagione estiva sfidano il caldo e l’afa per far vivere ai turisti e alle proprie comunità locali gli spazi più ampi, i luoghi più caratteristici, scorci paesagistici che giammai forse nemmeno i residenti hanno fissato con occhi attenti come ora trascinati dall’esempio dei forestieri convenuti e curiosi dei luoghi e delle persone. Non è raro, infatti, osservare qualche abitante che, alla presenza dei visitatori, si anima a improvvisarsi in veste “ciceroniana” pur senza l’eloquenza del filosofo oratore romano, ma con la loquacità tinta di dialetto del proprio territorio. E’ allora che i suoni delle parole si mescolano, divertendo i turisti che ne scoprono l’aspetto arcaico, il contesto ambientale in cui sono confluiti melodie mediterranee e radici vocali latino-greche. Conoscenza dei territori e partecipazione agli eventi culturali che compaiono nei programmi divulgati sono l’oggetto dell’interesse e del divertimento estivo dei turisti. Si organizzano serate musicali, teatrali, enogastronomiche, di arte pittoriche, che spesso si intersecano nell’intrattenimento globale con il risultato di dare la migliore immagine della propria città, l’idea dell’ ”abito” che la contiene e che ha indossato per l’accoglienza dei benvenuti ospiti. Si promuove la storia e la si tramanda per non dimenticarla. E si tramandano i sapori grazie alle sagre, i colori e i profumi di questa terra lucana. Anche il “sapore” dell’uomo che la abita. Quanto si investe oggi in Cultura e Ambiente è visibile dai numerosi eventi pubblicizzati nei cartelloni estivi dei comuni. Ed è un bene che le amministrazioni di ogni livello investano in questo settore con patrocini gratuiti o partecipati, insieme alle Proloco, ad associazioni varie, al GAL, al FAI ect. Sarebbe auspicabile che gli Enti finanziatori e aderenti per condivisione di contenuti ad uno spettacolo o ad altre rappresentazioni artistico-letterarie, si accertassero se tutto ciò che si propone dentro un contenitore culturale non rappresenti solo la passione di un attore o ciò che il mondo vorrebbe sentire ma un sistema di valori ritenuti prioritari al di là dell’intrattenimento fine a se stesso. E allora non leggeremmo sulle locandine solo l’indicazione della materia trattata, il nome dei soggetti operanti, accompagnati da inviti a partecipare numerosi ad un Festival di Arti aperto e autogestito, denominato Visioni, malamente accoppiato ad una scritta: ”A chi non viene, peste lo colga”. Se questo fosse indicativo della identità di un popolo, chi pensava che queste terre fossero abitate da “masciare” capaci di fatture e malocchio troverebbe conferma al dubbio sull’arretratezza culturale non recuperata e rimanderebbe all’immagine di una terra dove l’uomo vive la sua immobile civiltà (da Carlo Levi-Cristo si è fermato a Eboli). E vuoi vedere che il passato non è solo un ricordo e che il progresso civile di questa terra è solo un sogno? Forse è solo una trovata per incuriosire e non per spaventare chi non va al Festival delle Arti! Intanto tornano vive, recuperate da un oblio salvifico, come fantasmi che credevamo murati per sempre, in nome di una coscienza sempre più aperta e tollerante, per un rinnovato spirito di fratellanza, le odiose parole pronunciate, l’una verso l’altra, dalle donne che litigavano nelle strade di paese o alla fontanina e che non certo auguravano il bene. Vere sentenze lanciate come dardi…………….”Ca t voln bacià fridd n’ant ca è cramatin”….Speriamo che vengano a baciarti da morto fino a domani mattina….”Ca vuò perd l’uocch”….Che tu possa rimanere cieco…….”Ca vuò fa a fin du piecur. Nasc crnut e moor scannat”…………….Che tu voglia fare la fine del maschio della pecora. Nasce cornuto e muore scannato. E ancora sovvengono frasi come questa: “ Ca vuò passà doy iann assttat e l’ultm ndù liett”…………Che tu possa rimanere seduto per due anni e nell’ultimo (anno di vita) allettato……..”Ca vuò scì chiangenn casa casa”……Che tu possa sempre piangere in casa ( augurio di infelicità perenne)……Ca vuò scttà ù sangh da ngann (Che tu possa versare sangue dalla gola)……”Ca t’vol s’ccà a lengua”( che ti possa seccare la lingua). Non ci sarebbe da meravigliarsi se in questa mostra di opere d’arti non trovasse posto un dipinto ispirato alla “Strega e il bambino” (C.Levi). Chi rimane a casa e non va alle “Visioni” potrebbe cautelarsi mettendosi al collo “l’Abtin”, un medaglione protettivo con l’immagine della Madonna del Carmine. Non si sa mai….