Struttura sanitaria sorta agli albori della “spedalità” /Un tempo nosocomio d’eccellenza, ora dependance
FRANCO CACCIATORE
Sembra davvero incredibile che l’ospedale di Melfi in 20 anni abbia subito un declassamento progressivo tale da portarlo da struttura d’eccellenza a una scatola vuota. Questo grazie a una politica sanitaria regionale che ha fatto dei nosocomi di zona delle dependance dell’ospedale madre del capoluogo. Annullando la periferia si è avuto un vero intasamento dell’unico ospedale operante nella regione, aumentato a dismisura con il Covid, causa di eventi incresciosi, e che nemmeno un’evenienza del genere ha dato la dritta. E così si è proseguito con i reparti smantellati, altri impiantati in extremis ma funzionanti a singhiozzo, una risonanza ferma da anni e che obbliga i ricoverati, a rischio della vita, ad attendere la disponibilità del solito S. Carlo, un nuovo padiglione collaudato in questi giorni, a dieci anni dalla sua realizzazione, e altre assurdità del genere, come controlli cardiaci da effettuarsi obbligatoriamente con ricovero all’ospedale del capoluogo.
Nella città in data antecedente al ’500 erano presenti ben tre nosocomi, quindi agli albori della “spedalità”, quando in Italia nascevano quelle prime strutture, che si fanno ascendere alla metà del secolo XVI, con l’ “Ordine degli Infermi” di S. Camillo De Lellis.
Ebbene a Melfi “in data remota”, esistevano tre ospedali, dell’Annunziata, di S. Andrea e S. Sebastiano e di S. Maria del Lettorino (che poi diverrà S. Giovanni di Dio), situato a ridosso della Cattedrale. Nel 1537 il Vescovo Giovanni Vincenzo Acquaviva “riunì i beni dei tre ospedali”. Dunque se in questa data il prelato effettua questa operazione è logico che i nosocomi esistevano ed erano operanti da tempo.
Foto copertina: Scritta su architrave d’ingresso del vecchio ospedale –
intrno: Un’ala dell’attuale ospedale – Il nuovo padiglione ; Epigrafe datata 1624 del Vescovo Carafino, e quella di benefattori del 1895.
