MARGHERITA TORRIO
..Viva l’Italia antifascista. Come è possibile che siamo arrivati a questo punto, di doverlo ribadire? quali passaggi ci hanno portato a ciò? Dobbiamo riavvolgere il nastro, e provare a rileggere seguendo diverse griglie di analisi. Cominciando da ciò che al momento noi stessi, direttamente e in prima persona, “appercepiamo”, esasperazione delle manifestazioni climatiche, aumento sensibile delle temperature e mutamenti improvvisi nel volgere delle ore di una giornata; e poi il covid, di nuovo presente fra noi, con una frequenza che verifichiamo direttamente fra conoscenti parenti amici, noi stessi. L’uno e l’altro fenomeno a denunciare il tentativo indecente di nascondere i fenomeni in ossequio al “Tutto bene, tutto perfetto, come siamo bravi” che tentano, dai piani alti di questo governo, di farci passare. Come siamo arrivati a questo punto, nella acquiescenza della informazione e dei ‘lettori’ che sembrano in uno stato di sonnambulismo? Potremmo leggerlo alla luce delle crisi economiche che continuano a martellarci da decenni. La insoddisfazione, i tagli ai servizi, le difficoltà economiche, l’abbassamento del livello del nostro sistema di vita, possono aver determinato innanzitutto una frantumazione nel tessuto sociale del nostro Paese che ha favorito la crisi dei partiti e,in mancanza di alternative politiche credibili, nel contempo il proliferare di un numero crescente di piccole formazioni politiche inefficaci se non a creare ulteriore frantumazione e insoddisfazione. Quindi l’avanzare di piccoli leader che provano a proporsi come salvifici, annichiliti alle prime prove. Le maschere, di Nembo Kid, di De Gasperi, di Evita Peron, di trionfatore sulla povertà, non servono a risollevare le sorti del nostro Paese, la crisi resta grave, si incancrenisce a causa di incapacità e inettitudine. Ripercorrendo la storia di questi decenni non è possibile, però, limitarsi a rintracciare solo nelle fasi più recenti di crisi economica e, quindi, politica l’origine dello sfascio, che ha investito innanzitutto i partiti, le istituzioni nate e delegate originariamente alla strutturazione del Paese, politicamente e socialmente, e la tendenza inversa a correre dietro nuovi simboli anche a costo di nuove e più profonde delusioni per i cittadini ed elettori. Riandando alla caduta del muro di Berlino, quegli eventi e quella fase sembrarono sprigionare nuove speranze ed energie e, indubbiamente furono la grande occasione per il capitalismo occidentale; eppure determinarono o contribuirono a creare, anche nel nostro Paese, crisi istituzionale e economica, e ci offrono, ancora oggi, nuove griglie di decodifica. La fine del pericolo “rosso”, l’ingresso nel mondo “occidentale” di nuove aree che si “liberavano” del comunismo giustificavano una lettura di prossimo grande progresso futuro. Il liberismo thatcheriano e reganiano offrivano nuove speranze. Tutto vero? Il mondo superava la divisione tra “libero” e “comunista” ma precipitava in quello tra “ricchissimi” e “poveri” che non avevano nemmeno più l’aspettativa di un’ascesa sociale. Le promesse di nuovi orizzonti veniva delusa dai fatti. Delocalizzazioni, abbassamento dei salari, precarizzazione, il lavoro che si riduceva, sempre più, a mera collaborazione coordinata e continuativa, poi i co.co.co, ed ancora il jobs act, finte partite IVA, sancivano nuove forme di rapporto lavorativo. Lavoro di collaborazione parasubordinato. Situazione di deregulation, dove il lavoro era la parte più debole e contrattualmente senza garanzie né diritti a cominciare da quelli sindacali. Altra chiave di lettura. Il rinsaldarsi dell’Europa, il trattato di Maastricht, la moneta unica che ne derivò, la cooperazione più stretta in materia di giustizia e affari interni, il trattato di Amsterdam, sembrarono indebolire l’idea della necessità di rappresentatività nel Parlamento delle istanze dei cittadini. Le decisioni venivano prese altrove, dove tra i parlamentari italiani, apparivano più deboli e meno agguerrite le difese degli interessi italiani, anche, banalizzando, per l’incapacità di parlare correntemente l’inglese? Il Parlamento italiano sembrò svuotato delle sue prerogative; sfuggiva l’importanza che ci fossero una presenza forte e un ruolo forte nel Consiglio della Unione, nel Parlamento europeo, nella Commissione europea. Non bastando, per quanto riguarda le istituzioni italiane, con il recente taglio dei parlamentari, anche il rapporto fra membri del parlamento e abitanti, a confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea, colloca l’Italia all’ultimo posto dei paesi della Ue. Espresso in numeri, tale rapporto scende da un deputato ogni 96.006 abitanti a un deputato per 151.210 abitanti, incidendo profondamente sulla rappresentanza politica, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Si aggiunge a tutto ciò la pessima legge elettorale in vigore. Insistendo su questa procedura di analisi, passiamo a misurare la situazione con un’altra griglia di valutazione, l’americanizzazione di parte del sistema dei partiti. Quando fu sfasciato il sistema rabberciato che univa i partiti di area intorno all’Asinello/Ulivo o alla Margherita, per costruire qualcosa che, nell’intenzioni dell’inventore, avrebbe dovuto dare nuova linfa, non si andò ad una unificazione ma alla polverizzazzione del sistema precedente, alla ulteriore liquidità, alla perdita del rapporto strutturato con la popolazione, e gli elettori, alla confusione tra concetti di destra e sinistra, libertà come partecipazione, e libertà come scioglimento dallo Stato dei vincoli nei mercati. Il tema è ancora ampio e conto di tornarci. Che fare? Tutte le chiavi di lettura ci portano alla verifica di un vuoto che si espande a livello sociale e politico e istituzionale, acuito dalla disillusione. Non si va a votare. L’astensionismo diventa il “partito” più forte. È anche un vuoto di cultura, di capacità di comprendere ciò che avviene, di disegno e di prospettiva, è l’impoverimento del linguaggio, in ogni ambito, nella politica perché la politica si svuota. Terreno fertile, questo vuoto, nel quale si alimentano, tra l’altro, tutte le paure possibili, favorevolmente e ben utilizzate dalle destre che, malgrado inadeguatezza, incapacità, occupano quel vuoto. Non possono risolvere alcunché ma i cittadini, ormai, non riescono a distinguere, non riescono a cogliere la necessità che i problemi che vivono, le questioni importanti possono avere soluzioni capaci di accontentare pochi beneficiari, o possono e devono rispondere ai bisogni dell’intera cittadinanza con tutte le sue svariate sfumature e differenze; che ci si debba misurare con il MES, con il PNRR, si può pensare a migliorare la condizione dei tanti o accattivarsi la benevolenza di specifici interessi privati. Resistere diventa prioritario e costruttivo, per l’unità del Paese, con il rispetto delle regole fondanti della Costituzione, con la sua applicazione. Viva l’Italia antifascista.
