Sulla elezione del nuovo amministratore unico di Acquedotto Lucano si gioca una partita dura che è politica ma è soprattutto di potere. Questa società, che non naviga in buone acque dal punto di vista finanziario, ha una spesa in investimenti che è la più alta tra tutti gli enti subregionali. Basti pensare che mediamente sinora  ha investito qualcosa come 400 milioni di media annua in opere varie  e che nel PNRR c’è una scheda chilometrica sui lavori che riguardano l’ammodernamento delle condotte per efficientare la distribuzione della risorse idrica evitando una dispersione che supera il cinquanta per cento . Ovviamente la politica non è disinteressata alla conduzione  sia per motivi “nobili”, legati alla governabilità degli enti di derivazione pubblica, sia per motivi un po’ più pragmatici, legati all’influenza che comunque si esercita direttamente o indirettamente sul management di nomina pubblica. E i cosidetti poteri forti, che sono forti perchè sono contemporaneamente di tutti i colori e di nessun colore politico, c e sono percepibili ma non visibili, si stanno muovendo con decisione per contrastare o arginare una nomina non gradita da una parte o dall’altra. Sul piano elettorale sono emerse all’ultim’ora due candidature di peso: una da parte del Presidente Bardi che ha messo sul tavolo della maggioranza regionale la candidatura di un docente universitario lucano ma che opera a Bologna, l’ing. Andretta, l’altra da parte di un vasto schieramento che parte dalla famosa coalizione di Matera con socialisti, volt , verdi e cinquestelle e arriva adesso fino al Pd che per la prima volta non si è trovato a dare le carte ma a confluire in una cordata, dimostrando buona volontà e senso di responsabilità. Nulla è scontato circa l’esito : la Regione, pur avendo il 49 per cento di quote societarie non può esprimere il voto che per un 24 per cento su un 76 di quota capitale ponderata e quindi i Comuni sono determinanti nel voto. Ora, questo fatto farebbe pensare che la maggioranza dei Comuni non siano appannaggio della compagine di destra e che sommando i voti della Regione e dei Comuni che si trovano sulla stessa linea politica si arriverebbe al massimo ad un 35 per cento e che quindi uno schieramento opposto avrebbe possibilità di farcela con un proprio candidato. Ma non è così, perchè il gioco del potere spinge in direzioni diverse e molti Sindaci non hanno motivo di inimicarsi la Giunta, dalla cui volontà dipendono molti dei finanziamenti pubblici. Così che  quello che poteva portarsi come una sperimentazione politica di una maggioranza cinque stelle –partito democratico rischia di essere  una mezza svolta , nel senso che è un messaggio politico forte ma che potrebbe non bastare per cambiare le sorti del voto ad A.L. .atteso il fatto che Italia viva si è posta alla finestra non sottoscrivendo alcun accordo e riservandosi di decidere con i due sindaci di riferimento, Latronico e Moliterno .La mediazione fatta nell’area del Centrosinistra dai Verdi e dai socialisti ha portato alla fine tutti a convergere su un nome di peso che è il prof.Greco, ordinario di idraulica all’Università di Basilicata, persona di grande spessore umano e professionale. In totale solitudine, il Governatore Bardi porta avanti il suo schema di gioco, finora incontrastato e vincente, di sottrarre queste nomine alla contrattazione locale  e anche questo è una novità assoluta in una regione dove i partiti si spartiscono anche le briciole rimaste sul tavolo: una  personalizzazione del potere così accentuata che si potrebbe spiegare solo in due modi: o un nobile tentativo di combattere il mercato delle vacche della politica, oppure la determinazione a fare di questo mandato da Governatore qualcosa di più che un trampolino di lancio, una vera base spaziale per decollare  verso il firmamento della politica nazionale. Quanto al caso specifico, perchè scandalizzarsi se nel passato la  postazione di A.L. ha sempre ubbidito alla logica di chi comanda? Si , al massimo possiamo dire, che, se così fosse,  sono cambiati gli uomini ma non i comportamenti. Rocco Rosa