PIETRO SIMONETTI

L’esigenza che Rocco Rosa ha posto di dotarsi di strumenti di valutazione oggettivi per segnare le ricadute delle politiche e,più in generale, per analizzare le dinamiche economiche sul territorio, è sacrosanta per tanti motivi. Il primo dei quali è che al tempo d’oggi ,con la persistente falsificazione dei dati e l’informazione indirizzata verso interessi di parte o di gruppi,  è estremamente difficile capire la realtà di un territorio. La statistica e’ in generale gestita dai valutatori e dai ricercatori, ma, man mano che la torre di avvistamento si alza, arrivando ai piani degli organismi internazionali, intervengono altri fattori a modellare le tesi e a rendere i dati interpretatili e flessibili , secondo interessi spesso legati alle multinazionali. Purtroppo le cronache ci hanno messo di fronte a fenomeni imprevedibili , con  frequenti forzature di dati li per orientare decisioni, pretendere misure economiche, orientare nel percorso della sicieta’del consumismo e della produzione di precarieta’e paura. L’industria della incertenza e della paura, specialmente in occidente ed in Europa ha un fatturato altissimo che si misura con gli indici della instabilita’, della insicurezza e della depressione. La sindrome della negativita’ e’nutrita dall’odio sociale che e’diventato il vettore che determina la vita quotidiana. 

La stessa siciologia nata come racconto fattuale nutrito da parametri, numeri fatti e’ora controllata per veicolare il falso. 
Un dato, una statistica, una percentuale possono essere valutati non con le modalita’del”pollo di Trilussa”ma con la tecnica della falsificazione. 
Nel 900 si rivendicava “basta promesse vogliamo fatti” ora prevale la linea”basta con i fatti vogliamo promesse”. 
Questo contesto ha determinato la degerazione della ricerca sociale, affidata a “rapporti postumi” nell’era del tempo reale. 
Non si prepara il futuro con la programmazione delle poltiche territoriali, industriali,ambientali. Troppo impegnativo e difficile. Si preferisce il post. 
La programmazione ridotta in cenere, viva la valutazione post, condita con porzioni di falso. Come la notula di Minerva che arriva a cose fatte. 
Uno dei settori vittima di questo modo di fare e’ il lavoro e l’assetto occupazionale del Paese, del Sud e della Basilicata.
Non troverete negli ultimi anni un dato certo, valutazioni e proposte  che registrino validazioni da parte quanti si incaricano di ricercare, analizzare mettere giu’ uno straccio di piattaforma/proposta. 
Istat, Bankitalia, Censis, Svimez e via continuando irrompono costantemente con dati diversi e contrastanti. Gli indici di occupazione e disoccupazione sono temerariamente affrontati a partire dalla disoccupazione giovanile gonfiata molte volte da studenti che si iscrivono  appena possono ai centri per l’impiego per le note defiscalizzazioni. 
In Basilicata la cosa e’ piu’ accentuata dalle aree di lavoro nero, prossimo al 40%. lo stesso incide sul Pil , sul valore aggiunto e sugli indici di poverta’ in alcuni casi nutriti dalla evasione fiscale e redditi in nero. 
E’ possile rientrare in un percorso virtuoso per ottenere dati certi e comprendere la composizione della struttura occupazionale e della disoccupazione per progettare politiche attive,  sostenere un piano regionale per il lavoro e portare avanti  poltiche industriali di successo? 
Credo di si. Per superare la sindrome del nasometro, come dice Rocco Rosa, tanto utile a quanti non vogliono rendere conto della qualita’ e dell’efficacia della spesa pubblica, basta utilizzare bene la strumentazione esistente. 
Eccone uno: l’osservatorio regionale sul lavoro e il sistema infomatico lavoro Basil. 
Si tratta di uno strumento regionale unico in Italia, nutrito quotidianamente  dagli iscritti ai centri per l’impiego, dalle comunicaziini obbligatoria  di assunzioni, dimissioni e cessazioni. Una vastissima Banca dati che in tempo reale offre la realta’effettiva della occupazione e disoccupazione censita testa su testa. La istituimmo alla fine del secolo scorso. Funziona dal 2006. Una montagna di dati non trattati, non pubblicati, non utilizzati per programmare Bandi, corsi, misure ecc. 
Perche? Semplice: mancano gli esperti e gli operatori per trattare i dati, sintetizzare, segnalare, indicare ai decisori. 
Ultimamene, diciamo da un anno, abbiamo piu’ volte sollecitato il Dipartimento sviluppo e lavoro ad attuare gli interventi previsti. Dopo l’eliminazione della sola operatrice che da anni cercava di trattare i dati e’stata nominata una Poc, istituito il comitato di indirizzo composto dalle parti sociali e predisposto il regolameto.
Nessuno sa quando sara’ allocato l’organico di pochi tecnici ed esperti per il trattamento e la valutazione della Banca dati. 
Si tratta di un fatto emblematico di come non si vuole conoscere i dati reali e programmare.