PIETRO SIMONETTI

 

Amazon avrebbe verbalmente chiesto ad una società edile di provvedere alla ricerca di 25/30 ettari di terreno nelle aree industriali di Tito per allocare un centro di distribuzione.

La richiesta, si badi bene,  non è stata indirizzata all’Asi in liquidazione ma al Dipartimento della Regione. Non fece così la Fiat negli anni novanta quando chiese per iscritto ad una Cooperativa di Torino, guidata da una dirigente lucana, di scegliere la localizzazione ottimale nell’area pugliese o lucana.

La scelta cadde su Melfi, nonostante le finte comunicazioni su allocazioni in Portogallo fatte circolare proprio per allentare la pressione delle comunità interessate.. L’istruttoria della Coop torinese fu chiara e determinante utilizzando alcuni parametri  che sono propri di allocazioni industriali  importanti, e cioè la ubicazione dell’area, le infrastrutture che la servono, la scolarizzazione e,soprattutto il tasso di criminalità esistente.

La richiesta della società che agisce verbalmente, per Amazon, riguarda terreni e non strutture esistenti, per cui sono fuori temi i ragionamenti che concernono la riutilizzazione di aree non green,  come l’ex polo logistico Conad di Melfi oppure gli enormi capannoni di Tito ex Itm o Its attualmente occupati da diverse decine di lavoratori a fronte degli originari 250. 

Questo dei capannoni inutilizzati, oltre cento in Basilicata , è un problema serio che si continua a sottovalutare, con la conseguenza che mentre 70 milioni giacciono inutilizzati nelle Casse del Ministero dello Sviluppo economico, i capannoni vuoti continuano a rimanere tali o parzialmente utilizzati oppure murati come nel caso delle dodici strutture dell’ex Felandina di Bernalda. .

Quanto ad Amazon, è un fato che ‘la disponibilità data da Dipartimento della Regione non trova rispondenza nella situazione oggettiva dei due agglomerati di Tito e Potenza.:nel primo residuano 8 ettari nel secondo non ci sono al netto di eventuali allargamenti programmati ma non effettuati.

A questo punto, e data la situazione delicata, che obbliga a lavorare in silenzio e con energia , diventa obbligatorio per la Regione verificare direttamente  le reali disponibilità della Multinaziale ad allocare il sito in Basilicata , così come esplorare possibili soluzioni con certezza e con discrezione, in grado di soddisfare le esigenze , evitando false illusioni  come ricorda la vicenda della allocazione dello stabilimento per la produzione dei razzi mai avvenuta…

Purtroppo nell’era dello scontro permanente, della comunicazione senza verifica, e della lotta fratricida nelle istituzioni, l’esito ricorrente è spesso la compromissione dei risultati e la fuga degli investimenti.