ROCCO ROSA

 

Due buone nuove per la difesa del territorio lucano dall’assalto speculativo e distruttivo delle compagnie petrolifere e di quelle eoliche. La prima riguarda la calendarizzazione della proposta di legge che introduce limiti alle emissioni di idrocarburi non metanici e di idrogeno solforato. la seconda, l’impegno assunto dall’Assessore all’0ambietne Rosa di portare quanto prima in discussione Il piano regionale di tutela del Paesaggio, dichiaratamente diretta a frenare l’assalto alle colline e ai monti lucani per l’installazione di parchi eolici. Sul primo fatto restano tutti i dubbi che si possa arrivare all’approvazione della legge presentata dal Movimento cinque stelle, proprio per le resistenze dei colossi petroliferi che ne sanno e ne fanno una più del diavolo per stoppare le cose che non gli garbano. C’è anzi il sospetto, speriamo infondato, che questa improvvisa disponibilità della maggioranza a calendarizzare la proposta di Perrino , abbia uno scopo tattico, cioè quello di portare l’Eni a chiudere il contenzioso aperto sul mancato rinnovo della convenzione, un vero e proprio ultimatum a trattare. E’ però evidente che se fosse così, una cosa in cambio dell’altra, la maggioranza dovrebbe farsi crescere i peli sullo stomaco per sopportare le critiche che le arriverebbero addosso assumendosi una grave responsabilità di fronte ai risultati dell’indagine epidemiologica ripresa da Perrino circa i gravi danni alla salute provocati dalle emissioni grazie a regolamentazioni più permissive rispetto ad altri paesi europei. Se a questo si aggiunge la proposta di legge annunciata dallo stesso Assessore Rosa sulla regolamentazione delle emissioni odorigene, significa che è arrivato il tempo di fare seriamente i conti con il modo di estrarre in basilicata, e che questa maggioranza sta mostrando finalmente il volto duro di una contrapposizione allo strapotere delle compagnie. Sull’altra questione, quella dell’eolico, qualunque cosa si faccia si arriva tardi, dopo i tanti sconquassi perpetrati grazie a un atteggiamento passivo e fatalista del passato, che ha portato molti imprenditori a fare soldi facili e molte persone di potere a entrare in società con imprenditori sempre per lo stesso scopo. Della serie “pecunia non olet”.Forti dell’esperienza del passato, con un piano paesaggistico sempre annunciato ma mai finito, è legittima la richiesta che da alcuni Sindaci e da molte associazioni arriva alla Regione: di fare subito un piano stralcio per  individuare le macrozone nelle quali non sono ammesse le installazione, come le zone archeologiche, le zone che fanno parte dell’orizzonte urbano o skyline dei borghi e delle città d’arte ( compresa Potenza, nonostante sia stata già spudoratamente violentata), le aree di particolare pregio ambientale, le zone protette. Oggi che finalmente la Soprintendenza si è svegliata, è il caso di serrare le fila e togliere gli ultimi bocconi dalla gola degli ingordi. Rocco Rosa