di ANNA PICCOLELLA

 di ANNA PICCOLELLA*

Vogliamo credere che le aperture ad un incremento della quantità di rifiuti da bruciare nell’inceneritore “ex-Fenice” siano frutto di una troppo superficiale valutazione. Troppo grave sarebbe una posizione di questo tipo alla luce di un passato di danni, di un quadro di controlli deteriorato ed in spregio agli orientamenti di trattamento dei rifiuti che dovrebbe vedere l’incenerimento quale soluzione residuale. Auspichiamo un serio ripensamento perché la giustificazione portata è ridicola a fronte dei danni subiti dal territorio. Bruciare rifiuti e rifiuti “speciali” (pericolosi e non) provenienti in larga parte da altre regioni e molti dal Nord è un pessimo affare per il territorio. Con la legge 35/2018 la Regione Basilicata aveva finalmente sancito in modo chiaro ed inequivocabile la necessità di porre in essere azioni coerenti con il fabbisogno regionale, ovvero con la quantità di rifiuti prodotti in regione creando le condizioni per: – ridurre drasticamente i rifiuti provenienti da fuori regione e i cosiddetti “tour della spazzatura”, – la definizione di un’equa distribuzione degli impianti sul territorio, in modo da evitare gravi impatti ambientali, unitamente alla enfatizzazione del principio di prossimità per avere impianti finalizzati al trattamento dei rifiuti prodotti dalle comunità di riferimento minimizzando lo spostamento del rifiuto sul territorio Inoltre assistiamo ad un grave e pericoloso deterioramento dei presidi e dei monitoraggi. Si sono perse le tracce del registro tumori e la percezione che tutti noi abbiamo è di una situazione nel Vulture preoccupante. Si sono perse le tracce degli studi di correlazione ambiente – salute. Avevamo una meritoria convenzione con l’Istituto Superiore della Sanità lasciata morire in un nulla di fatto per ben 4 anni. Si è smantellato il sistema incrociato dei flussi dei rifiuti, che avrebbe consentito di mappare e tenere sotto controllo il flusso dei rifiuti urbani e speciali. Si è bloccata la pianificazione impiantistica che mirava al recupero e riciclo di materia, piuttosto che al dannoso incenerimento. Si continua a perpetuare una soluzione che doveva essere solo intermedia, quella di bruciare materia seconda, a tutto discapito dell’ambiente e dei cittadini e a favore di pochi. Abbiamo perso le tracce del Progetto valori di Fondo in capo all’Arpab che doveva consentirci di conoscere gli analiti presenti e diffusi nell’area e la loro concentrazione rappresentativa con riferimento al valore di fondo. Si ritiene davvero di dare un via libera ad un aumento di rifiuti da bruciare in spregio ai danni fatti da quell’impianto al territorio ed alla sua immagine ed in questo quadro cupo che dovrebbe far preoccupare seriamente? Inoltre la sola motivazione della produzione di energia è veramente ridicola. La produzione di energia  che si dichiara di ottenere è l’equivalente di quella prodotta da un piccolo impianto fotovoltaico di 15 MW. Parliamo ormai di un piccolo impianto, se consideriamo il fatto che a Melfi ci sono richieste superiori ai 1200 MW di potenza di cui più di 1000 MW per impianti fotovoltaici e circa 190 Mw di eolico. Conviene davvero ai cittadini del Vulture un’operazione di questo tipo? Abbiamo improntato il nostro fare politico ad un’opposizione costruttiva. Ma se non c’è un ripensamento ci attiveremo per una mobilitazione forte per non diventare la pattumiera d’Italia.

*EUROPA VERDE