Un tempo facevano le processioni per la pioggia, ma un tempo la richiesta di risorsa idrica era rivolta esclusivamernte al Cielo. Poi sono arrivate le dighe, i lavori per gli invasi, lo sfruttamento dei laghi. Un miracolo che ha visto la nostra regione primeggiare nella raccolta delle acque superficiali . Una quantità di acqua raccolta che ha fatto sì che la regione lucana diventasse un serbatoio per bvuona parte degli abnitanti di Puglia e Basilicata.  Ora i cambiamenti climatici e le perforazioni mettono a serio rischio immensa rete e guardando lontano c’è da immaginare una strategia che sfrutti quanta più acqua piovana è possibile, immagazzinandola e conservandola. Di questa nuove strategie è importante  parlare ( oggi a Firenze si apre questo nuovo scenario di discussione) così come è importante che si incominci ad organzizare una risposta pubblica su questo problema. Quanto poi al rischio di contaminazione delle acque prodonde, in Basilicata è un discorso sul quale le autorità politiche e giudiziarie debbono pretendere il massimo della trasparenza. Il come organizzarsi per un avvenire ” siccitoso”, che ormai è diventato un dato scientifico, è uno degli impegni che tocca anche alle autorità regionali, a tutti i livelli.I cambiamenti climatici in atto si manifestano ormai con lunghi periodi di siccità alternati a  precipitazioni violente (bombe d’acqua). Gli effetti sul suolo sono devastanti: le conseguenze della siccità sono accentuate dal precario stato di salute del suolo – dicono gli esperti- a causa del forte depauperamento di sostanza organica che, oltre ad agire da cementante per le particelle del terreno, ha una forte capacità di trattenere l’acqua. Inoltre, l’eccessiva intensità delle precipitazioni non consente l’infiltrazione, se non in minima parte, dell’acqua nel terreno che viene così persa per scorrimento superficiale. Appare evidente, quindi, che l’unico modo per recuperare l’acqua stessa è quello di convogliarla il più possibile in serbatoi (invasi) artificiali. Occorre perciò un piano per il recupero dei “laghetti collinari”, per la costruzione di invasi artificiali e per la raccolta, in generale, delle acque piovane. Considerando che la corretta gestione del suolo e delle risorse idriche sarà la sfida del futuro, è necessario pensare subito ad un piano di infrastrutture distribuite a basso impatto ambientale e integrate nel paesaggio rurale, capace di fronteggiare le emergenze climatiche e sostenere un’agricoltura sempre più soggetta a crisi di vario genere, fra cui anche quella relativa alla siccità. Speriamo che da Firenze arrivi una politica nuova della raccolta e conservazione della risorsa idrica, un bene incommensurabile e un diritto di ogni uomo che però , qui come allltrove, è diventato subalterno e secondario rispetto al profiutto e allo sfruttamento selvaggio dell’ambiente.