Dopo l’entusiasmo iniziale che sembrava preludere ad un passaggio di massa della classe dirigente lucana del Pd alla nuova formazione di Renzi, si assiste ad una fase di riflessione che non è provocata da dubbi valoriali o da temi ideali ma da un più accorto calcolo di convenienza legato alla carriera di ciascuno. Al di là di De Filippo che, in quanto parlamentare, si è collocato tra le persone indispensabili per l’esistenza in Parlamento del leader fiorentino, tutto il resto aspetta di sapere che cosa ci ricava da questa scissione e se è il caso di lasciare il certo per l’incerto. La perplessità aumenta quando si leggono le prime anticipazioni del pensiero di Renzi, che non è quello di chi pensa alle truppe esistenti ma a quelli che sono nuovi alla politica e che intende mettere in circolo . Lo stesso fatto di voler abolire il tesseramento e di sostituirlo con iscrizioni on line del tipo di quelle dei cinquestelle e di non volersi presentare per tre anni ad alcuna elezione regionale o comunale che sia, va a favore della tesi di un partito che guarda al di là degli apparati e che non sembra interessato a contrattare singole adesioni, per importanti che siano. Sembra insomma il Renzi della prim’ora, quello che aveva conquistato tante simpatie esterne, prima che arrivasse Lotti a deviarlo verso la politica del quotidiano, fatta di potere, di apparati, e di persone che contano. Questo “ritorno al futuro”, riprendendo la linfa dalle radici del movimento, non aiuta la scelta di personaggi locali, abituati dal lungo potere a parlare in prima persona e a chiedere chiarimenti sul proprio futuro politico. Altro fatto che non aiuta ad affrettare scelte in un senso o nell’altro è che c’è la consapevolezza che solo rimanendo uniti i vari Polese, Pittella, Antezza, Braia, Chiurazzi possono pensare di mantenere il castello in piedi , anche se abbastanza cannoneggiato, e che andandosene in direzioni diverse troverebbero il senso unico dell’irrilevanza politica. Il tentativo di affrontare il problema cozza con la diffidenza reciproca di persone che hanno molte cose da rimproverarsi vicendevolmente e che prima di muovere un passo vogliono vedere dove poggiano il piede. E’ evidente che manca un leader capace di organizzare la ripartenza. E forse fa bene Renzi a non incoraggiarli più di tanto. Rocco Rosa
ANDARE O RESTARE?. PITTELLA E C. SFOGLIANO LA MARGHERITA
