LUCIO TUFANO

Chi mai può fare ombra al ministro? Egli ha riscosso il maggiore consenso elettorale, domina incontrastato nella sua città e nella sua regione, ha mano libera in loco e fa uso discrezionale del potere a Roma, in base alla forza che è riuscito e che riesce a rappresentare[1].

L’Ente Riforma e la Cassa del Mezzogiorno sovraintendono sul destino degli imprenditori e dei contadini, ma la città campa di uffici e di stipendi. Vi è uno scarso assorbimento di manodopera nell’industria. La fuga di contadini dall’agricoltura fa dei settori meno produttivi come il commercio e il pubblico impiego, e per i lavori di ricostruzione, l’edilizia, le più forti “spugne” che assorbono i disoccupati. Gli altri lavoratori emigrano nell’Italia del nord ed in Europa.

Con l’emigrazione dalle campagne si attenua l’attenzione elettorale nelle campagne, mentre acquistano importanza i meccanismi di controllo sulle città.

Potenza non offre posti di lavoro nel settore industriale, bensì nei servizi, nel pubblico impiego e nella edilizia.

Verranno alla luce i nuovi enti locali come le Casse Mutue coltivatori diretti e artigiani, oltre ai mille espedienti del contrabbando, delle bancarelle di indumenti usati, specie dei militari americani.

Verranno il clientelismo organizzato e selvaggio, le raccomandazioni, l’abuso edilizio, la concessione di licenze di commercio, le assunzioni su voto di scambio. I compiti affidati ai politici comportano una grossa concentrazione di potere al partito dc, specie con la segreteria nazionale affidata ad Amintore Fanfani (1954).

La struttura clientelare tradizionale nel Mezzogiorno sembra più paternalistica, spesso appagata da favori e concessioni, e chi ne manovra i fili non è più il proprietario terriero, l’imprenditore o l’avvocato, bensì il funzionario democristiano.

Malgrado tutto se si esce dalla città, oltre i nuovi palazzi della ricostruzione e della edilizia economica e popolare, si può ancora constatare come la campagna ostenti le sue eterne coltri di neve d’inverno o di giallo nella tarda estate e in autunno. Mostri come le contadine sono ancora impegnate nel lavoro dei campi e indossino, per la festa e per venire in città, il costume tradizionale. Come gli uomini, quelli rimasti, siano ancora alle prese con le cavalcature per il trasporto di legna, carboni e prodotti.

Su iniziative dell’on. Colombo si convoca, nei primi anni ’50 un importante convegno presso la Prefettura di Potenza per formulare e coordinare un programma di lavori nella regione, da sottoporre alla Cassa per il Mezzogiorno. Vi partecipano autorità politiche ed amministrative, tecnici e pubblico. I partiti, le forze sociali e sindacali, la cultura, avvertono l’esigenza di una più profonda conoscenza dei bisogni e di una approfondita riflessione.

Continuando ancora in qualche parte della Basilicata l’occupazione delle terre, la stampa riporta una vibrata protesta dell’avvocato proprietario Gerardo Scafarelli per le prepotenze usate nell’arbitrario esproprio proletario della difesa “Matinella” in agro di Irsina, buona parte della quale era stata già affidata alla cooperativa “La Terra”.

«È l’epoca in cui la città vive adagiata sullo scorrere d’un quotidiano senza sbalzi – scrive Peppino Francobandiera[2] – ha una maggioranza democristiana e i social comunisti all’opposizione. A Roma c’è Emilio Colombo, (e il suo potere è presente dovunque nella città e nella regione), la Casa del Fascio è diventata Camera del Lavoro e mast’Antonio Logiudice ne è il segretario.

Gli anni delle tensioni sociali e politiche scorrono con la minaccia, proferita dalla gente più arrabbiata, dell'”addà venì baffone”, alludendo chiaramente all’avvento del comunismo di Stalin, tra la propaganda dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini e quella del “bianco fiore”, che ha organizzato la visita del Capo del Governo.

Odo Spadazzi si agita per il partito monarchico, ne è il segretario federale e gira frenetico per le campagne regalando cravatte ai contadini.

All’avvocato Claudio Merenda, segretario provinciale della Democrazia Cristiana scrivono tutti i cittadini e anche gli uomini di Governo. Gli scrive S. E. Leopardo Rubinacci per comunicargli il parere favorevole del Comitato di assistenza ai disoccupati per un sussidio straordinario ai lavoratori. Gli scrive anche l’on. Emilio Colombo per comunicargli come il Ministro del Lavoro abbia concesso i cantieri di lavoro per i comuni della Basilicata, il ministro Aldisio che, su interessamento dell’on. Colombo, ha disposto la erogazione del contributo costante per 35 anni di circa un miliardo e novecento milioni ai comuni lucani; scrive l’eccellenza Pietro Campili, Presidente del Comitato dei Ministri del Mezzogiorno, per inviargli l’elenco dei progetti per opere di sistemazione idraulico-forestale da realizzare in Basilicata, e la direzione del partito per il programma Ina-Casa. Si rinnovano il consiglio di amministrazione dell’Ente Provinciale per il Turismo, presidente Giuseppe Tucci e il Caffè Pergola con locali eleganti e signorili come tanto tempo addietro.

Con le Fiere campionarie di Basilicata, tenute nella villa comunale del rione Santa Maria, si apre un discorso nuovo di esposizione e di produzione con la localizzazione delle merci in appositi stand allestiti dalle aziende. La pubblicità parla di manifestazioni di vitalità delle categorie economiche lucane: Avena con la sua attrezzata e moderna fabbrica di caramelle (che porta il nome di Potenza oltre i confini della Basilicata), occupa un dignitoso stand non scevro di eleganza; La Cellulosa Lucana di Venosa, una delle più importanti nostre industrie; Paternoster di Barile, con vini noti in Italia e all’estero; Barrotto, ricco assortimento di pellicce; Sardone, macchine per cucire Necchi, pneumatici Michelin, la Motom, ecc.; Grimaldi, con un campionario di stoffe ultima novità.

È proprio nel corso della prima Fiera Campionaria di Basilicata che viene premiata la poesia “Città fra paesi” di un giovane studente del Liceo-Ginnasio Orazio Fiacco di Potenza Vito Riviello, con quella composizione, da un verace ritratto della antica città e si inserisce in quella pattuglia di poeti come Scotellaro, Parrella, Stolli, Trufelli, Giannotta ed altri che, negli anni ’50, si sono distinti con una produzione poetica considerata benevolmente dalla critica nazionale.

Il Comitato della Fiera, nell’approvare il rendiconto della 2^ Fiera chiusasi con un avanzo di gestione di L. 86.978,00 ha auspicato che la Fiera per l’avvenire avrebbe potuto essere sempre più espressione della economia locale con mostre sempre più ricche di prodotti agricoli e zootecnici. La stampa riporta in cronaca il compiacimento dell’on. Emilio Colombo e della classe dirigente.

Tra gli espositori, Procaccio con gli apparecchi radio Marelli, e con i nuovi tipi di “Vespa”. Grandioso il padiglione della Provincia di Matera, curato diligentemente dal direttore di quella Camera di Commercio, dott. Felice Casillo, il clou della Fiera; presente anche la Provincia di Salerno. La Pibigas, titolare Palmieri, ha proposto i suoi articoli e i suoi servizi, il Banco di Napoli con una serie di dati e grafici interessanti; la Camera di Potenza ha presentato diagrammi e illustrazioni d’interesse statistico, il Consorzio Agrario ha esposto macchine agricole e prodotti anticrittogamici, bibite, semi ed altro.

Non sono mancati i profumi Sadrè, i giocattoli Bruck, l’esposizione di prodotti enologici della ditta Ortensi, le bigiotterie dell’antica ditta napoletana Tavecchio, le applicazioni di Robo, le macchine per cucire Borletti …

Si riapre, dopo ben dieci anni di chiusura, il Convitto Nazionale Salvatore Rosa. Dagli inquieti anni ’40, frequentato allora dagli ufficiali dell’esercito italiano, con l’orchestra e la cantante settentrionale, il Gran Caffè Italia riprende la sua attività completamente rinnovato e rimodernato con una fastosa sala. Ai tavolini predisposti sotto i portici e a quelli situati dentro il locale attendono qualificatissimi camerieri come Abenante e Nino Lettieri.

Tra l’amministrazione comunale e quella della Provincia si stabilisce di realizzare la costruzione di un Grande Albergo, progettato dal noto architetto Nino Costabile e su emissione da parte delle due amministrazioni di apposite obbligazioni. L’edificio sorgerà nei pressi del banco di Napoli.

Proseguono le feste da ballo e i veglioni, le notti di speranza e di allegra esibitoria. Quattrocento universitari hanno istituito il proprio circolo alla cui guida vi è l’attivissimo organizzatore Aldo Viola.

Al Circolo Lucano, nei locali del piano superiore al Teatro Comunale F. Stabile, Valentine Fougere, espone in lingua francese tappeti persiani, chincaglierie, soprammobili d’importanza parigina, come le porcellane di Limoges … Il tutto organizzato da l’Alliance Francaise. Essendosi spenta la luce, la Fougere, rimasta al buio, ha cantato una canzoncina francese sugli uomini bassi. Il prof. Infantino è l’anima dell’organizzazione. Al Circolo della Stampa invece si tiene un concerto con Clara Saldicco di Rionero in Vulture.

Al Teatro Stabile, una rappresentazione di dilettanti, tutta trasmessa per radio “Il microfono è vostro”. Da Potenza si tenta invano di raggiungere il successo radiofonico. Si rinnova la pavimentazione di via Pretoria; via Meridionale si agghinda, la via che collega il vecchio ospedale San Carlo – il Castello – a via 18 Agosto è quasi finita. Da via Roma a via Meridionale i lavori sono in pieno svolgimento. Ma attorno alla città che cresce vi è la campagna che lambisce il ponte di Montereale, dove le giovani contadine, trafelate per il lungo cammino, si cambiano le scarpe, tolgono quelle sporche, o gli scarponi, che mettono nelle bisacce portate dagli asini o dai mudi o li nascondono in qualche buco nella siepe. Calzano così quelle buone per la festa.

Da Nino Mastrangelo, salumeria di classe, acquistano per la cena i cittadini di un certo rango; un etto di mortadella di primissima qualità o di gruviera, due etti di salame milanese o di prosciutto crudo paesano o di Parma, un pezzo di parmigiano o di grana padano fanno la gioia delle famiglie-bene. Nino indossa il camice bianco e serve con inaudita affabilità tutti i clienti. La sua signora è alla cassa.

Al caffè De Carlo d’estate l’orchestrina suona ogni sera “Ciliegie e rose a primavera”, le “foglie morte”, “serenata celeste”; si tratta di un locale fornito di vermouth Mirafiore e spumante, vino locale e Ruffino bianco, spumanti Paternoster di Barile o di Canelli, liquori delle migliori marche, torroni di Benevento e Sica, panettoni Motta e Gibieffe di casa Frantini di Milano e nelle feste natalizie dispone di una notevole quantità di cassette natalizie.

È proprio d’inverno che il Prefetto sollecita l’incremento del Fondo Nazionale di “Soccorso invernale” e presiede un Comitato per l’assistenza ai cittadini indigenti. Sui biglietti d’ingresso al Teatro Stabile per la proiezione dei film che provengono dagli Stati Uniti e al Sala Roma, e su quelli che corrispondono ai servizi di trasporto SITA, su altri prodotti e servizi grava il contributo “Pro-reduci”.

Al compagno Michele Mancino va la direzione del PCI e della Federterra.

La commissionaria Leonardo D’Andrea, a via Marconi numero 204 o a corso Garibaldi numero 138, propone i nuovi prodotti di una magnifica serie: la Isomoto, la Iso e l’Isocarro.

La ditta Diana, in via Pretoria, offre camiceria “Overshirt” e “Sobrero est”, cravatte e calze dei “Germani Scappino”.

Nicola Lamorgese, figlio di Pietro, in via Pretoria 17, avvisa di una grande liquidazione di magazzino, ma la “Vespa”, la vespa 125 cc. 75 km. orari, per 50 km. con un litro di miscela, è lì dalla ditta Procaccio, a via Mazzini n. 5, tel. 1405-1247.

La città degli impiegati di 30mila abitanti ha più di 10mila contadini tra i suoi abitanti che vivono nelle campagne, ma la massa degli impiegati è assillata dalle ristrettezze. Con stipendi irrisori, ridotti al minimo potere d’acquisto per la svalutazione e la guerra, si deve far fronte alle spese dell’alloggio, del vitto, della scuola e dei libri per i figli, del vestiario, delle tasse e imposte e dell’energia elettrica.

Poi vi sono alcune centurie di professionisti che – scrive la stampa impertinente – con poche eccezioni, riescono a sottrarsi a tutte le esigenze, anche di nutrimento intellettuale. Raramente vedrai un professionista in un caffè, più raramente in un teatro o in un cinema, quasi mai sottoscritto un obolo per un’opera di beneficenza.

La nota indica in sostanza i commercianti come la categoria più tartassata non solo per l’imposta di famiglia, ma per tutte le altre gabelle e per le scadenze inesorabili di cambiali, protesti e spese legali di esecuzione.

E mentre livido di fame e di umiliazione il Mezzogiorno affronta i comizi per le politiche del 1951, in città si succedono i trattenimenti e i concerti: quelli del Convitto Nazionale, con Anna Colombo, “pianista di eccezionale talento e di profonda sensibilità”, e con Clodoveo Colicigno, virtuoso del violoncello; quelli del Circolo Lucano con la pianista Annarosa Taddei, affermata personalità artistica, e i balli di società con l’avvocato Ettore Scognamiglio, il colonnello Leggieri, gli avvocati Sergio De Pilato, Alfonso Andretta, Aldo Morlino, Giulio Stolfi, Eugenio Curci … i capitani Urciuoli e Donadio, i coram. Spadazzi e Benvignati, Calvi, il conte Cutinelli, il dott. Italo Lamorgese, il dott. Bellezza, Franco Trillo, Enrico Maria Ricciuti, giornalista con Rosario Martorano, Franco Catalani, il cav. Alfredo Iosa, il dott. Pierluigi Giuliani, Ciccio Nisco, Giannino e Tonino Rotunno, le famiglie Urciuoli, Brienza, Pignatari, Andretta, La Vecchia-Salvatore, Marsico, Perri, Tempesta, Ferri … Biscardi, Santostasi, Fiore, Costabile, Gianturco, Simoncelli, Ajello e tanti altri.

Nel festeggiare San Giuseppe si son riempite di “zeppole” le vetrine delle pasticcerie ed i vari Giuseppe sono menzionati per gli auguri dalla stampa. Gli onomastici della buona società potentina sono: Abruzzese, Alessio, Andriulli, Bochicchio, D’Addario, Dragone, Giugliano, Galasso (comandante dei vigili urbani), Granieri, Leopardi, Maddaloni, Mancinelli, Masella, Misuriello, Paiamone, Perri, Raggi, Rotunno, Sciaraffia, Scorselli, Spera. Tordela, Tucci, Viceconte … Con le zeppole va bene l’aranciata e l’acqua minerale di Monticchio del Consorzio Agrario Provinciale: “la vita è bella se la saie piglia”; ma la 1100S con carrozzeria Pinin Farina non è ignota ai pochi Vip della città. Naturalmente le automobili che vanno dipiù sono la 500c Belvedere (1952-1955) o “giardinetta” che ha mantenuto l’impostazione e lo stile della precedente “Topolino”, prezzo lire 750.000, la campagnola al prezzo di lire 1.600.000, la 1900 Berlina che si differenzia dalla 1400 soprattutto per la diversa calandra, al prezzo di lire 1.750.000, la nuova 1100/103 berlina B (lire 975.000). Nel corso degli anni ’50 verranno ancora la 1900 Berlina e la 600 che occupa tutto il periodo fino al 1960, per lire 590.000, la 600 multipla. La 600 è la utilitaria per eccellenza con sistemazione posteriore del motore e per le sospensioni a quattro ruote.

È questa l’automobile che ha caratterizzato gli anni cinquanta, ha accorciato le distanze, anche quelle sociali, ha aiutato tutti specie quelli che la utilizzano per lavoro, i noleggiatori, gli artigiani, i medici, gli avvocati, gli innamorati e gli impiegati, perfino gli agricoltori e i contadini, insomma tutti quelli che con la somma di lire 1.350.000, con rate da 50.000 mensili hanno potuto soddisfare una esigenza di libertà e di svago, ma anche di utilità e di lavoro.

La nuova 500 a lire 465.000, e che ricalca lo schema della 600, rappresenta poi una grande occasione per chi, spendendo poco e volendo fruire di una piccola auto riesce ad espletare tutte le sue attività di movimento in città.

L’Ente Riforma, e la Cassa per il Mezzogiorno sovraintendono sul destino dei contadini e degli imprenditori, ma la città campa di uffici e di stipendi. I contadini sono arrivati fino sulla piazza della Prefettura a protestare con ira e i questurini del ministro Scelba sono lì ad aspettarli, proprio per mantenere l’ordine pubblico.

Ora si può uscire dalla città più facilmente: oltre i nuovi palazzi dell’edilizia economica e popolare la campagna ostenta le sue coltri di verde e di giallo, mostra le contadine che lavorano nei campi e di sera gli uomini tornano con le cavalcature cariche di legna e di prodotti.

Si va a pranzo fuori. Dallo spuntino in campagna alla gita, al pic-nic, i potentini sono nelle automobili per giungere alle trattorie fuori Potenza, o allo Scuorzo, e anche a Salerno per gustare le pietanze di mare.

Quelli del Dopolavoro Postelegrafonici, in coincidenza della festa di San Giuseppe Cafasso, patrono dei detenuti, hanno tenuto uno spettacolo a 180 detenuti chiusi nelle antiche carceri giudiziarie. Gli attori, appena entrati negli ambienti del lugubre edificio, hanno accusato una sgradevole sensazione di cattivo odore; una ragazza del gruppo è perfino svenuta. Fra l’altro hanno provocato cattiva impressione il sinistro scricchiolare dei cancelli e le porte che cigolano sui cardini … I detenuti sono privi di elementi confortevoli, non hanno una sala di proiezione. L’unico diversivo è la passeggiata in cortile. Tutti i detenuti hanno applaudito calorosamente e ringraziato commossi gli attori.

È questo un gruppo di attori che farà epoca nella città per il suo regista-attore Gerardo Crisci, la cui professionalità risale al periodo in cui recitava a Roma, quando ne parlavano l’Espresso e l’Italia Nuova per la sua abile attività di regista e di attore, svolta per conto della “Viro-Film” e del Ministero delle Telecomunicazioni, per Rocco Tulipano, attore comico, per Lidia Bavusi, attrice spigliata e intelligente, per Fiorella Fiore, per Pina De Stefano, Maria Certomà, la vamp, le signorine Curci, Grenci, Rosetta Di Nuzzo; per gli attori Dapoto, Lapetina, Colasurdo, Bevilacqua, Bavusi, Amato. Gli organizzatori sono Bavusi e Renna, l’orchestra è diretta da Gerardo Montecarlo.

Fra Nazario, Michele Gerardi, il sacerdote che ha girato il film “Francesco giullare di Dio” di Rossellini, è in città e dichiara alla stampa che lo intervista: da quando sono venuto a Potenza non esco quasi mai, la gente mi guarda come se io fossi un divo e mi vergogno …

Non ho avuto neanche una lira per la mia prestazione. Mi basta aver contribuito a far conoscere la vita del Santo che più amo e venero.

L’On. Colombo è sindaco della città. Il consiglio comunale l’ha eletto con 25 voti e 13 schede bianche, gli assessori sono Giuseppe Zaccara, Eugenio Brienza, Francesco Speranza, Salvatore Zirpoli, Gianna De Rosa, Vincenzo Solimena, supplenti Potito Petrone ed Elifani. Le questioni da affrontare consistono nell’ospedale psichiatrico, nel piano regolatore, nel nuovo albergo, per il collegio degli orfani dei lavoratori, per le case degli impiegati comunali, nell’acquedotto, nell’asilo infantile, nel problema delle scuole. Ma essendo incompatibile la carica di sindaco con quella di parlamentare, dopo appena sei mesi Colombo deve dimettersi. Un nome raccoglie il consenso e la simpatia di tutti, è quello dell’ing. Vincenzo Solimena.

Nitti, l’ultimo grande lucano, è morto nel febbraio 1953. Il vecchio statista viene commemorato alla Camera dall’on. Colombo.

Si è avuta notizia della morte di Stalin; nella federazione del PCI lo si commemora con un po’ di commozione, quasi troppa.

Nell’ottavo gabinetto De Gasperi, l’on. Colombo e il senatore Zotta sono stati nominati sottosegretari ai lavori pubblici e al tesoro.

Un miliardo e seicento milioni alla Lucania per opere pubbliche. Si ritiene necessaria la istituzione di una Sovraintendendenza regionale alle antichità.

Nell’aprile del 1954 muore il vecchio leader socialista, il prof. Vincenzo Torrio.

L’on. Colombo a Ginevra pone all’ordine del giorno dell’Assemblea delle Nazioni Unite la questione meridionale.

I bulloni conficcati nell’asfalto di Piazza 18 Agosto dovrebbero guidare il passaggio dei pedoni. È di rigore la circolazione rotatoria attorno alla colonnina del semaforo.

Il rapido 452, proveniente da Taranto per Roma, parte alle 8,06 dalla Stazione Inferiore.

“Filmate la vostra vita”, urla la pubblicità, con gli apparecchi Bolex Paillard. Tutto il passato rivive con i proiettori Paillard Cine Foto Bucci, in via Pretoria 188.

Anche le borgate di campagna ottengono l’energia elettrica: le case contadine spengono le candele e i lumi a petrolio. Il sindaco Brienza stanzia 45 miliardi per la prosecuzione dell’elettrodotto.

La Cassa di Risparmio inaugura il palazzo di vetro.

Tutta la rete delle vecchie strade provinciali sta per essere completamente asfaltata: l’ing. Berardino Polcaro riferisce sull’attività della Cassa del Mezzogiorno e sui miliardi occorsi per lavori di bonifica, strade e acquedotti.

La città partecipa con i suoi giovani pugili agli incontri nazionali, grazie all’organizzatore ed allenatore Silvio Nocera. Si esibiscono al Teatro Stabile Antonio Errico, Edoardo Finizio, Angelo Armento (Saetta), Nicola Villamaina, Franco Blasi, il campione d’Italia Rago e Rocco Mazzola che, a sua volta, sarà campione d’Italia dei pesi massimi. L’evento sarà trama di un grande film di Rosi.

Nel 1957, un convegno interprovinciale organizzato dall’Ente per lo Sviluppo Turistico di Maratea, presenti i ministri Colombo, Pietro Campilli e Gennaro Cassini, gli EPT di Salerno, Potenza e Cosenza, propongono lo sviluppo delle aree turistiche del Golfo di Policastro. Il 5 novembre 1957 si tiene un altro incontro per un centro altamente specializzato per l’industria turistica. Il Conte Rivetti presenta un dettagliato programma per tutta la zona. Maratea diventa il punto di riferimento dell’estate, la meta degli automobilisti e di chi investe somme ragguardevoli per case, ville, appartamenti e villeggiature.

I fatti d’Ungheria hanno rattristato i compagni. Ma dal PCI escono gli intellettuali. È Felice Scardaccione che li guida (nel PCI dal 1947 al 1956).

Con l’automobile FIAT 1100, al volante Felice Di Tommaso e Totonno De Santo, si va in giro per le sezioni socialiste con Pasquale Franco e Vittorio Mecca della Federazione del Partito.

Lucio Tufano

[1] Leonardo Sacco. Il cemento del potere. Lacaita.

[2] Peppino Francobandiera. L’ultima stella del carro, edit. Scorpione.