Caro Direttore,
ho letto con interesse i due articoli che il suo giornale, Talenti lucani, ha pubblicato in merito alla situazione della sede Ant di Potenza. Io sono stato insieme a mia moglie volontario Ant per undici anni e mia moglie l’ha fatto a tempo pieno quotidianamente sposando in pieno le cause e il codice etico del volontariato.
Molti passi dei due articoli mi hanno fatto rivivere momenti passati dall’esperienza di mia moglie, che poi, portati all’esasperazione, l’hanno costretta a dimettersi contro la sua volontà, ma per il vuoto che le avevano creato intorno, tecnica simile peraltro già usata nel passato nei confronti di una psicologa e qualche medico.
Delle ragioni del disagio che viveva fu informato tramite lettera il delegato di Potenza e la presidente Raffaella Pannuti di Bologna ma non seguì nessuna richiesta di ascolto, nessun tentativo di individuare le cause e ricomporre un rapporto decennale, in cui mia moglie dedico’ cuore, tempo e anche benzina e usura auto.
Fu tutto già deciso, in camera caritatis, mettendo delle condizioni capestro e umilianti per continuare il rapporto, azzerando con un colpo di spugna il passato e costringendo di fatto mia moglie ad abbandonare a malincuore una associazione cui tanto aveva dato, per salvare la sua dignità.
Ma non è di questo che voglio parlare oltretutto il volontario non cerca gratifiche morali o materiali ne’ si aspetta pacche sulle spalle da nessuno: è una scelta di vita fino a quando il suo operato non venga frenato dall’ambiente circostante;
ed è dell’ ambiente circostante che vorrei fare cenno.
A me è sembrata un’organizzazione carente da un punto di vista sopratutto di chiarezza dei ruoli e delle responsabilità cui bisogna attenersi, non esiste il rispetto di un contratto di lavoro ne’ un rapporto gerarchico organico, quasi tutto è monopolizzato nelle mani dei medici che paradossalmente non sono dipendenti ma dei professionisti convenzionati.
Essi si arrogano il diritto di incidere molto sulla vita lavorativa dei collaboratori, mettendo il naso perfino tra i volontari, presentando a Bologna la lista dei buoni e dei cattivi senza alcun contraddittorio ma usando un criterio a senso unico: la simpatia e la fedele lealta’ a sua maestà, pena le azioni ritorsive palesi o nascoste che possono arrivare fino all’isolamento come è gia successo nel passato nei confronti di altri professionisti e colleghi diretti.
A latere dell’organizzazione operativa ci sono i volontari e anche qui un gruppo, per fortuna pochi ma che fanno rumore, essi hanno trasformato la sede Ant in un centro ricreativo di pettegolezzi e incontri conviviali o di passerella, infatti, moltissimi sono stati gli abbandoni di volontari che non condividevano quell’andazzo.
In presenza di un delegato Ant il potere d’influenza dei medici è enorme, quando poi l’assenza si protrae da più di un anno aumenta quanto meno la confusione, e in mancanza di una persona al di sopra delle parti, la discrezionalità e quindi l’anarchia vanno a braccetto.
Un’organizzazione basata su questi metodi non può reggere a lungo perché diventa molto conflittuale seminando solo vittime.
Bisognerebbe cambiare approccio e mentalità non solo a parole, che se ne dicono tante, ma sopratutto nel quotidiano e dare spazio e merito a chi responsabilmente svolge umilmente il suo compito portando acqua al proprio mulino, senza discriminare in base al censo, spesso titolo di merito, o al titolo di studio e ne’ giudicare le persone perché nessuno ne ha titolo , che abbia il camine bianco o no.
Mi aggancio a quanto lei ha detto nell’articolo di oggi in merito al mancato tentativo di salvaguardare il posto di lavoro, nella gara per il servizio all’Asp, , una clausola che ormai in basilicata è usata ampiamente e diligentemente ( vedi le ditte di servizio in tutte le amministrazioni) . Bastava vigilare perchè quyelkla clausola fosse prevista per garantire un futuro certo ai lavoratori. Ma per far questo, bisognava andare oltre il proprio naso e non pensare solo ai tornaconti personali:qualcuno, cui non conveniva è rimasto nell’Ant, mentre un terzo medico Ant ha fatto di corsa domanda di trasferimento per abbandonare un ambiente a lui sempre ostile.
Intanto l’Ant continua a tenere la bottega aperta senza clienti o per pochi, ma le sue potenzialità vanno ben oltre come quando nel passato si assistevano centinaia di pazienti, di certo il sottoscritto non ha competenze al riguarda ma da cittadino mi va di suggerire di allargare l’offerta sanitaria, per esempio, o di operare su un territorio più vasto insomma in una maniera o in un’altra assumere una funzione produttiva che leggittimi la presenza dell’Ant sul territorio.
Cordiali saluti
Giovanni Benedetto
