Antonio Giovinazzi è un nostro vicino di casa e corre in F1. Stupisce tutto il panorama giornalistico del settore. «Sarà il nuovo Verstappen» titolano entusiasti i giornali britannici, mentre noi italiani preferiamo andare più cauti: meglio non mettergli troppa pressione addosso.
Giovinazzi è terzo pilota della Ferrari e l’anno scorso ha sfiorato la vittoria dell’ultima stagione della GP2 Series (il campionato che da quest’anno si chiamerà Formula 2). Il suo talento sembra cristallino – le sue prestazioni hanno avuto ancor più risalto perché era un debuttante nella serie cadetta. Solito problema: mancano i soldi, manca l’iscrizione in un junior team.
Nessuna Casa ufficiale aveva infatti inserito Antonio all’interno di una delle proprie filiere di giovani piloti. Un grave errore. Il pugliese ha infatti convinto la Ferrari e Maranello ha deciso di portarlo con sé come pilota di riserva. In effetti il Cavallino era rimasta senza un terzo pilota da quando Jean-Eric Vergne aveva deciso di dedicarsi full time alla DS Virgin.
Questo weekend Giovinazzi era a Melbourne, assieme a tutti gli altri piloti di riserva. Dopo un venerdì difficile, Pascal Wehrlein ha dato forfait: non si è ancora ripreso dai postumi dell’incidente di Barcellona. Il tedesco era stato assunto dalla Sauber con la spinta della Mercedes dopo che il sedile di Hulkenberg alla Force India era stato regalato a Esteban Ocon per impedirgli di fuggire alla Renault Sport.
Peccato che Wehrlein ha dovuto abbandonare. Ecco quindi che – come racconta Roberto Chinchero nella telecronaca Sky – il team svizzero ha dovuto trovare un’alternativa in tempi brevi. Giovinazzi aveva già corso per loro a Barcellona, quindi conosceva la vettura. La Ferrari aveva tutto l’interesse a fargli correre il GP d’Australia, per concedergli di fare esperienza (la permanenza di Raikkonen dal Cavallino è sempre più in dubbio per il 2018, perché potrebbe volersi ritirare). Venerdì sera la squadra di Peter Sauber aveva preso la sua decisione in favore dell’italiano. Ma non gliel’ha detto. Così Antonio ha potuto dormire, riposarsi, e avere la bella sorpresa sabato mattina.
Ha quasi battuto Ericsson nelle qualifiche, raggiungendo la 17^ posizione a un passo dalla qualificazione nel secondo segmento delle qualifiche. Poi in corsa si è tenuto fuori dai guai in partenza e ha resistito a duelli difficili (non ultimo con la Force India di Ocon). Nonostante ciò nelle interviste post-gara ha detto di non essere soddisfatto a pieno del risultato, assumendosi le colpe di quanto è andato storto. Umile, il ragazzo. Qualità importante in un mondo egocentrico come la F1.
Le doti di Giovinazzi sono ormai chiare a tutto il paddock. Partirà la caccia all’italiano? Difficile: il ragazzo non solo non ha un bagaglio (come non lo aveva qualche mese fa), ma è anche sotto contratto Ferrari. Certo è che se Maranello riuscisse a schiodare Wehrlein dalla Sauber per fargli correre questa stagione, le sue quotazioni come successore di Raikkonen salirebbero alle stelle.
Questo rimane fanta-mercato, ma da questo GP d’Australia due punti positivi a suo vantaggio il ragazzo è riuscito a portarli a casa. Il primo è la stima di team manager e giornalisti del settore: un buon passo avanti per semplificarsi il futuro. Il secondo è un’ulteriore confidenza con le battaglie di centro classifica in un mondo complesso e difficile come quello della F1, sulla distanza di 300km (in GP2 il massimo è circa 170). Un assaggio su cui ha tutto il tempo di rimuginare, e che gli tornerà utile semmai rientrerà in un abitacolo simile.
