La presente ricerca é stata eseguita con documenti, inediti, conservati nell’Archivio Storico Comunale di Tramutola. Riguardano, ovviamente, questo piccolo paese di campagna, in Basilicata, dove la questione alimentazione, annotata per il periodo bellico, può essere considerata una situazione critica con caratteri identitari per tutti i territori del Mezzogiorno italiano conquistati dalle Armate alleate, dopo lo sbarco di Salerno. Conosco quel periodo attraverso anche le fonti orali della testimonianza di mia nonna una casalinga e mia zia la sarta che continuò a cucire nelle case dei tramutolesi, anche durante gli anni del conflitto.
Mussolini: ” L’ora della decisione suprema é scoccata…” L’avventura di guerra dell’Italia fascista, cominciò così. Doveva durare pochi mesi. Durò cinque anni!
Con l’entrata in guerra dell’Italia, giugno 1940, i primi sintomi della crisi economica si avvisarono dalla scarsità di generi alimentari e dall’aumento dei prezzi, che portarono alla costituzione della carta annonaria(1): la tessera del pane. Quindi l’alimentazione venne regolata dalle tessere annonarie, con colori diversi per le differenti fasce d’età, che segnarono la vita del popolo italiano. Latte e olio furono i primi generi commestibili entrati nel giro del contrabbando che divenne da subito una piaga sociale. Mi raccontava mia nonna, quando da piccolo andavo a prendere ‘u drattien, (che mia madre mi mandava a prendere per “liberarsi” di me, dovendo pensare ad accudire le mie sorelle più piccole) che le carte annonarie si rivelarono una carta dei sogni, perché le “scansie” dei bottegai erano sempre sprovviste di alimenti. A l’olio si rimediava con un pezzo di lardo o un po’ di sugna di maiale. Ogni genere di frutta diventava marmellata che era il companatico più utilizzato dai bambini. Le erbe selvatiche, le cicorie e ogni tipo di erbe venivano lessate per sfamare grandi e piccini. Spettava un pezzo di sapone al mese, però sempre insufficiente nelle botteghe e fu così che le donne impararono a fare il sapone in casa. La povera gente fu costretta a vendersi tutto, ori di famiglia, qualche podere, panni di corredo, mobili di arredamento, armadi, comò, cristalliere, sedie per racimolare qualche soldo da spendere alla “borsa nera” dai contadini. Tutti i bottegai si comportavano da amici del popolo. C’era una certa solidarietà e a tutti era assicurato un pezzo di pane. Se la guerra aveva risparmiato i nostri piccoli paesi da bombardamenti e distruzioni, aveva causato altre tragedie soprattutto lutti e fame.
A proposito dei bombardamenti, voglio ricordare che Potenza, nei giorni 8 e 9 settembre 1943, subisce un duro bombardamento aereo ad opera delle forze alleate, con morti e feriti. I bombardamenti alleati colpiscono Pisticci, la ferrovia Foggia-Potenza, Maratea, Lauria, la stazione ferroviaria di Metaponto, Nemoli. Viene anche mitragliato, tra lo scalo ferroviario di Grassano e quello di Grottole, un treno proveniente da Napoli e diretto a Taranto.
Milano, é la città d’Italia più bombardata, durante il conflitto mondiale e subì il primo attacco aereo, dopo solo cinque giorni dell’entrata in guerra dell’Italia. Così la descrive il poeta Salvatore Quasimodo:
«Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
E’ morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’ antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta ».
Il 25 luglio 1943 il re messo di fronte alla crisi del regime destituisce Mussolini e lo fa arrestare, mentre il maresciallo Pietro Badoglio viene nominato capo del governo (un governo fantoccio).
L’armistizio firmato il 3 settembre a Cassibile in Sicilia, venne reso pubblico l’8 settembre 1944 alle ore 19,45, annunciato alla radio dal Maresciallo Badoglio. La notizia, del tutto inattesa, anche a Tramutola, provocò grandi manifestazioni di gioia, ma furono solo attimi, perché la guerra continuava contro i tedeschi diventati nemici e presenti sul territorio di Tramutola. Qui a Tramutola, mentre la popolazione subiva la penuria alimentare con tutto lo sconvolgimento della vita civile, i tedeschi poterono gozzovigliare, perché l’allora podestà Giuseppe Giacinto Giocoli offrì loro gli alimenti, avendo ottenuto la promessa che non fossero toccati i tramutolesi, e così fu. I tedeschi rimasero accampati, fino all’otto settembre 1943, a Casamasone, per controllare la zona petrolifera e la via di collegamento con la Calabria. Ma, durante la notte dall’8 al 9 settembre, ci fu lo sbarco di Salerno da parte delle Forze Armate Alleate e quindi i tedeschi partirono di buon mattino per raggiungere nel salernitano l’artiglieria tedesca e scatenare il contrattacco con la riconquista di Battipaglia. Una valanga di fuoco si abbatté sul salernitano ed il 16 settembre le truppe tedesche si ritiravano verso nord.
Il 9 settembre Badoglio e il re fuggono da Roma, dirigendosi dapprima a Pescara e successivamente, via mare, verso Brindisi nella zona occupata dagli Alleati.
Benito Mussolini, capo del regime fascista, instaura il 23 settembre 1943, la Repubblica Sociale Italiana (RSI), nella parte di territorio italiano occupato dai tedeschi. Comprendeva le regioni del Centro-Nord ad eccezione del Trentino, dell’Alto-Adige, della provincia di Belluno, del Friuli e della Venezia Giulia, dell’Istria, annesse di fatto al Terzo Reich. Il nuovo governo si insediò nei pressi di Salò, sul Lago di Garda (da cui la denominazione Repubblica di Salò), mentre i ministeri furono dislocati in varie sedi dell’Italia settentrionale. Il programma della RSI, esposto nel “manifesto di Verona” e approvato dal congresso del Partito fascista repubblicano (Verona 15-16 novembre 1943), riesumava, nel tentativo di conquistare il consenso popolare, le formule rivoluzionarie del primo fascismo e prevedeva, tra l’altro, l’abbandono delle corporazioni e la creazione di una Confederazione nazionale del lavoro, forme avanzate di legislazione sociale e la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese. Il programma, osteggiato dai tedeschi e dagli ambienti industriali e finanziari, non fu realizzato mentre, a partire dagli scioperi del marzo 1944, si sviluppò una crescente opposizione operaia alla RSI. Subordinata ai tedeschi, quest’ultima svolse un’azione prevalentemente amministrativa e militare nel conflitto con l’esercito alleato e il movimento partigiano.
La situazione economica in Basilicata è intanto peggiorata, dopo l’arrivo degli Alleati. I centri rurali, ma anche gli stessi capoluoghi Potenza e Matera, sono ormai chiusi in una povera autarchia(2) alimentare. I prezzi sono alle stelle per la rarità delle merci e le difficoltà dei trasporti, la speculazione e il contrabbando imperversano. Per analizzare il periodo dell’occupazione delle Forze Armate Alleate del Sud Italia, bisogna ricordare che, al momento dello sbarco in Sicilia il 10 luglio 1943, gli Italiani erano ancora “nemici” e che l’armistizio del settembre 1943, non segnò immediatamente un rovesciamento delle alleanze e un passaggio dell’Italia nello schieramento delle Nazioni Unite, perché si limitava a sancire la “resa incondizionata” dell’Italia che continuò ad essere, pertanto, per i governi inglese e americano, semplicemente un “paese nemico sconfitto”. Gli Alleati esercitavano pieni poteri nei territori italiani che man mano venivano liberati, attuando un controllo “diretto” attraverso l’AMG (Allied Military Government).
Nell’autunno del 1943, l’Italia Liberata fu colpita da una drammatica crisi alimentare e questo comportò che gli anglo-americani, salutati con sincero entusiasmo dalla popolazione, avevano fatto mutare atteggiamento, determinando un serio problema di sofferenza nei confronti del Governo Militare Alleato.
Gli anglo-americani incontrarono seri motivi pratici a fornire maggiori aiuti all’Italia del Sud già Liberata, e si limitarono a fornire aiuti alla popolazione solo nella misura strettamente necessaria per evitare le epidemie ed il pericolo di rivolta nei grandi centri. La crescente carenza di viveri, la conseguente fortissima ascesa del costo della vita e il divario ormai incolmabile tra i salari e i prezzi dei generi di prima necessità, insieme al crollo dell’occupazione di manodopera per la paralisi del Cantiere AGIP, Tramutola fu travolta da una vera e propria crisi di fame. Il salario di un operaio manovale AGIP, era pari a £ 350, escluso le tasse(3). Per un chilogrammi di pane occorrevano 25 lire!
Roma, sarà definitivamente liberata il 4 giugno 1944. L’Italia da quel momento in avanti si presentava come una Nazione recisa in due. Al Sud fino a Roma era stata liberata dagli Alleati che esercitavano il pieno Governo, al Centro-Nord, invece, ancora forte e rilevante risultava la presenza ed il segno dell’occupazione tedesca e la liberazione avverrà l’anno successivo il 25 aprile.
Le carte annonarie continuarono a essere presenti nella vita degli italiani, anche dopo l’arrivo degli Alleati e restarono fino all’anno 1949, cioè dopo che le ultime truppe americane si imbarcheranno a Livorno il 14 dicembre 1947.
Con la guerra e l’arrivo degli Alleati e le loro regole, con la Commissione Alleata di Controllo, gli ammassi divennero obbligatori e totali e gestiti dal Ministero dell’Agricoltura, in una prima fase, e poi dal Commissariato dell’Alimentazione.
Il 3 luglio 1944 il sindaco di Tramutola invia alla Sezione Provinciale dell’Alimentazione di Potenza, gli atti d’impegni per formaggio e carne, ai quali avevano aderiti i produttori di Tramutola. Con la stessa nota si faceva rilevare che durante il raduno del 10 giugno 1944 alcuni proprietari avevano già conferito animali, per conto delle Forze Armate Alleate, di un certo quantitativo di cui si segnalava la quantità. Il sindaco Fiatarone, inoltre, faceva presente che vi erano stati alcuni produttori inadempienti che si erano rifiutati di sottoscrivere gli atti d’impegno con l’indicazione del bestiame posseduto. Pertanto il sindaco Fiatarone, riteneva necessario punire gli inadempienti per sperare che negli imminenti conferimenti della lana e dei cereali non si fossero verificate evasioni(4).
I produttori erano obbligati a versare all’ammasso i prodotti e denunciare l’intera produzione, trattenendo soltanto la parte concessa per i loro consumi personali e aziendali. Così era impedita, teoricamente, la libera vendita. Ovviamente una parte della merce riusciva a sfuggire alla fitta rete dei controlli ed andava ad alimentare la “borsa nera” o il “baratto”, forma di scambio merce o con servizi. I produttori di derrate alimentari si dimostravano sempre più ostili ad accettare le regole imposte dagli Alleati in materia di acquisizione dei loro prodotti. Però, i piccoli e medi contadini, pure lucrando sulla vendita diretta dei prodotti sottratti agli ammassi, destinavano quella moneta per ingrandire la propria azienda con l’acquisto di terreni, anziché macchinari per incrementare la produzione. Il fallimento degli ammassi, fu determinato soprattutto per il prezzo troppo basso fissato per il conferimento dei cereali, la gran parte del grano prodotto fu sottratto agli ammassi per essere dirottato nei canali del mercato nero. Comunque fu proprio la campagna ad alimentare la borsa nera e l’affannosa ricerca di derrate alimentari portava molti cittadini a dirigersi verso la campagna dove era possibile comprare prodotti direttamente dai contadini. A questa usanza è legata una tragedia in cui morirono circa cinquecento persone. Nel 1944, infatti, un treno merci diretto da Napoli a Potenza, si bloccò sotto un tunnel dove a causa dei gas tossici i passeggeri morirono asfissiati. Questo evento noto come il “disastro di Balvano” fu possibile proprio per il sovraccarico di passeggeri campani clandestini che affollavano i vagoni.
Quello del rifornimento della carne fu uno dei problemi più sentiti.
Il 22 luglio 1944, il sindaco di Tramutola, Pier Leonardo Fiatarone, scrive al comandante della Stazione dei Carabinieri, la seguente lettera:
Vi trasmetto l’unito elenco dei proprietari di bestiame con a fianco di ciascuno il numero dei capi ovini o caprini da conferire per l’approvvigionamento delle Forze Armate Alleate, con preghiera di spiegare il massimo interessamento affinché il raduno sia totalitario.
Come è a vostra conoscenza tale raduno sarà tenuto alle ore 10 del giorno 31 luglio 1944 in Largo Vittorio Veneto.
Ecco l’elenco degli allevatori di bestiame di Tramutola, che furono invitati per il conferimento di bestiame nel giorno 31 luglio 1944:
NOMINATIVO n° capi ovini o caprini posseduti n° da conferire
1) Abelardo Giuseppe fu Antonio 92 3
2) Aulicino Antonio fu Francesco 55 5
3) Caputi Giuseppe fu Vincenzo 37 4
4) Danza Alfonso fu Carlo 40 4
5) D’Armiento Vito di Vitantonio 33 3
6) De Nictolis D. Costantino fu Michele 16 1
7) De Rosa Vittorio e Lavieri Antonio 102 10
8) De Rosa Vittorio e D’Alessandro M.C. 80 8
9) Durante Umberto di Luigi 37 4
10) Dolce Michele fu Antonio 40 4
11) Durante Luigi fu Antonio 34 3
12) Falvella Nicola fu Rosario 31 2
13) Falvino Angelo di Vincenzo 32 3
14) Fusaro Antonio fu Nicola 35 3
15) Gattuso Francesco fu Paolo 26 3
16) Giocoli Eduardo fu Giacinto 65 7
17) Giocoli Giulio fu Nicola 28 2
18) Giorgio Marrano Oreste fu Giuseppe 52 5
19) Iuorno Nicola fu Egidio 60 6
20) La Salvia Serafino fu Antonio 72 7
21) La Salvia Giuseppe fu Antonio 58 6
22) La Salvia Francesco fu Antonio 72 4
23) La Salvia Felice fu Antonio 38 3
24) Lombardi Giovanni fu Domenico 67 5
25) Lombardi Giov. Battista fu Vincenzo 65 7
26) Lombardi Giovanni fu Domenico 75 6
27) Marotta Carlo fu Giuseppe 76 5
28) Pecci Filippo fu Francesco Saverio 40 3
29) Pierri Alfredo fu Antonio 71 7
30) Ponzio Antonio fu Luigi 64 5
31) Rautiis Filippo e La Salvia Francesco 72 4
32) Rocco Francesco fu Vincenzo 45 3
33) Tardugno Francesco 62 6
34) Tavolaro Antonio fu Michele “Scesciola” 38 3
A margine del foglio, scritto a penna, la seguente nota: il raduno non si è effettuato per l’infezione d’afta esistente tra il bestiame del comune. Tale raduno sarà tenuto, poi, alle ore 8,00 del giorno 29 novembre 1944, in Largo Vittorio Veneto, alle Cesine, attuale Villa Comunale.
Era prescritto, che gli animali da conferire dovevano essere per l’80% maschi e scelti tra gli adulti di peso minimo 14/15 kg ed in buono stato nutritivo. In caso di inadempienza si sarebbe provveduto alla requisizione forzata e raddoppiato il numero dei capi da conferire. Quest’ultima postilla ci fa capire che quanto più le scorte alimentari tendevano a scarseggiare, i contrasti d’interesse tra i produttori e le Forze Armate Alleate, tendevano ad assumere toni sempre più aspri.
I contadini di Tramutola, come i contadini di tutti i piccoli paesi di montagna della Basilicata, non subirono la fame. Avevano le mucche, quindi il latte e il formaggio, le galline, i conigli, il maiale, che veniva ucciso tutti gli anni. Avevano poi l’orto ” nelle Pantane “. Dal pollame si aveva uova e carne, dal maiale ricavavano, salami, sanguinacci, cotechini, lardo. Negli orti si coltivavano patate, rape e verze. Il granturco serviva per fare farina da polenta. La farina d’orzo veniva usata per il caffè e le minestre, quella di castagne si usava per il castagnaccio. Il vino di mele si beveva con le castagne, non a tavola. Ci si sfamava anche con i frutti che crescevano spontaneamente, ciliegie selvatiche e le fragole. E poi c’erano le castagne, a quintali, che per Tramutola furono uno degli alimenti più importanti della dieta quotidiana, infatti, quasi tutte le sere venivano mangiate castagne. Fresche in autunno e secche ” ‘nfurnate “ nel restante periodo dell’anno. C’era poco da mangiare, ma non si pativa la fame. Però, anche a Tramutola c’era chi soffriva la fame: gli anziani soli e poi, chi non aveva proprio niente. La sopravvivenza era garantita dalla coltivazione dei campi o degli orti e dagli allevamenti casalinghi di polli e conigli. Chi aveva terreni, animali e braccia per lavorare se la cavava discretamente, chi non aveva niente di tutto ciò, pativa la fame. Per fortuna a Tramutola ci si aiutava, i poveri non erano abbandonati a se stessi. Il ” vicinato” é sempre stato il cuore pulsante di Tramutola, che ha tenuto in vita i più bisognosi, aiutati dalla ” spigolatura “. Per tradizione tutti i possidenti dei campi, al momento del raccolto ne lasciavano una parte, così i bisognosi potevano recarsi nei campi a recuperare quel poco lasciato. Questo consentiva almeno di non morire di fame. I tramutolesi seppero affrontare le difficoltà della guerra perché da sempre abituati a risparmiare. Vivere con poco, non sprecare era una consuetudine non una novità. Tutto era misurato. Bisognava risparmiare su ogni cosa.
Intanto gli Alleati sollecitavano la consegna di alimenti per i soldati, in conseguenza del particolare lavoro da essi svolto, un trattamento del tutto privilegiato, trattamento che i produttori degli alimenti che portavano all’ammasso, pur non negandolo, tendevano tuttavia a ricondurre entro limiti ben determinati per le inevitabili conseguenze che ulteriori concessioni alle Forze Armate Alleate avrebbero determinato sull’alimentazione delle proprie famiglie e sul funzionamento delle loro aziende.
Dal Comune di Tramutola fu inviato il 19 agosto 1944, alla Commissione dell’Alimentazione di Potenza, l’elenco nominativo dei proprietari di bestiame obbligati a conferire il formaggio all’ammasso:
1) Abelardo Giuseppe fu Antonio kg 12,00
2) Aulicino Antonio fu Francesco e Lapetina Michele fu Giovanni kg 6,800
3) Danza Alfonso fu Carlo kg 4,800
4) D’Alessandro Maria Teresa kg 4,00
5) Arc. De Nictolis D. Costantino kg 2,00
6) Durante Luigi fu Antonio kg 4,400
7) Fusaro Antonio fu Nicola e Troccoli Vincenzo kg 7,200
8) La Salvia Felice fu Antonio kg 4,800
9) Lombardi Giovanni fu Domenico e Marotta Carmine fu Antonio kg 9,200
10) Ponzio Antonio fu Luigi kg 4,00
11) Ponzio Rosario e Sico Vito kg 2,800
12) Rautiis – Orlando Filomena kg 16,00
13) Tardugno Francesco kg 6,00
14) Tavolaro Antonio fu Michele kg 4,00
Il conferimento di alimenti riguardò un totale di kg 88,00 di formaggio.
I contadini il pane lo confezionavano con la farina di grano, abitualmente, o con farina di granturco in piccola quantità. Il pane era l’alimento più diffuso tra la popolazione. Quando le scorte di farina si esaurivano si era “costretti” a comprare il pane dal fornaio con la tessera. Il fornaio faceva un pane che le leggi fasciste imponevano fosse fatto con farina di grano e di granturco. Anche se il pane non era buono lo si mangiava ugualmente, per fame. Si riporta una lettera del fornaio Baldi, indirizzata al sindaco di Tramutola con la quale ci rappresenta una situazione di prezzo esponenziale che aveva raggiunto la legna da ardere, per alimentare il forno, ma ci fa capire che alla fame si aggiunse presto, per le famiglie, il freddo causato dalla mancata possibilità di approvvigionarsi di legna da ardere.
Illmo Sig.
Sindaco del Comune
Tramutola
Il sottoscritto Baldi Francesco fu Felice, fornaio del paese, prego la S.V. Illma affinché voglia prendere provvedimenti, o circa l’aumento del prezzo del pane, in modo ché il guadagno equipari le spese, oppure, e questo è più possibile, che uno dei fornitori locali di legna da ardere, gli fornisca la legna ad un prezzo convenientemente inferiore a quello odierno, perché come è noto, ha raggiunto il prezzo di £ 2.300(5).
Ora se si tiene conto che in un solo forno di pane spende da 120 a 130 lire solo di legna, senza tener conto delle altre spese come ad esempio il sale che ha raggiunto £ 17,00, come e quale dovrebbe essere il guadagno acciacca risarcisca le spese?
Fiducioso sentitamente ringrazia e saluta, Francesco Baldi.
Il fornaio Baldi, fedele alla sua professione, continuava a cuocere il pane nel suo forno e chiedeva di poter rimanere nella sua bottega, voleva continuare la sua attività di tutti i giorni. All’alba accendeva il fuoco, allargava la bocca al sacco di farina, impastava, e con la pala dal lungo manico infornava la pasta e faceva pane per il popolo tramutolese. Il fornaio Baldi riforniva tutti, dava pane quasi gratuitamente, ma chiedeva la tessera e con un paio di forbici tagliava con cura il bollino e lo metteva da parte.
Non sappiamo quale fu l’esito della sua richiesta!
Durante l’estate del 1944 si incominciarono a registrare i primi timidi segnali di un miglioramento delle condizioni di vita in tutto il Mezzogiorno. I segni concreti di una evoluzione positiva della situazione alimentare fu avviata per ordine della Commissione Alleata di Controllo, con la distribuzione di “razioni supplementari” indirizzate ai lavoratori che eseguivano lavori pesanti. Era l’inizio del cambiamento.
Il 18 luglio 1945 un datore di lavoro di Tramutola chiede al sindaco, l’assegnazione del supplemento di pasta o farina per gli operai addetti alla mietitura, nonché per gli operai addetti alla trebbiatura per conto proprio e di terzi, ciò per le piccole partite che non fornivano vitto agli imboccatori e ai conducenti di trebbiatrici. Il sindaco rimette l’istanza alla Sezione Provinciale dell’Alimentazione di Potenza informando, contestualmente che anche la ditta De Clemente Alfonso chiedeva il supplemento di alimenti per tre operai addetti ai lavori pesanti e l’AGIP per sei operai addetti ai lavori pesanti e pesantissimi. Simile richiesta, di razione supplementare, era richiesta dall’Amministrazione Comunale per il fontaniere e l’aiutante fontaniere, dipendenti comunali.
Il relativo miglioramento della situazione alimentare, nel Mezzogiorno d’Italia, incontrava ancora difficoltà dopo il 25 aprile 1945, e la lettera dell’Azienda Agricola Industriale “Val d’Agri” di Decio Scardaccione di Sant’Arcangelo, inviata al sindaco di Tramutola il 19 luglio 1945, in merito al sollecito di spedizione di pasta assegnata al Comune di Tramutola, evidenzia la situazione dell’approvvigionamento alimentare: Perdonate il ritardo a riscontrare il vostro elettrico, attendo l’assegnazione grano duro per la pastificazione avrei voluto esservi preciso. Non ancora é pervenuto e quindi non posso precisarvi l’epoca della consegna. Avvenendo subito, come prevedo, é mio dovere avvisarvi ed evadere nel più breve tempo possibile la vs assegnazione.
Il 13 ottobre 1945, il sindaco di Tramutola scrive al Comitato Provinciale U.N.R.R.A.(6) Palazzo I.N.A. di Potenza, una lettera per richiedere l’assegnazione di generi alimentari per refezione dell’Asilo Infantile. Con questa lettera siamo informati che i bambini iscritti erano 152 dei quali solo 130 frequentanti. Il sindaco faceva presente che i bambini appartenevano nella quasi totalità a famiglie bisognose e pertanto faceva richiesta di un adeguato quantitativo di generi alimentari necessario per la distribuzione di una refezione calda durante i mesi invernali. Si precisava che l’Asilo era attrezzato sia con gli utensili che con il personale per la confezione delle refezioni.
Solo con l’abolizione delle tessere annonarie dopo il 1949, la situazione tornò progressivamente alla normalità e il mercato nero subì una battuta d’arresto e contemporaneamente iniziò un periodo di sviluppo economico.
Dopo la tragedia del conflitto seguirono le difficoltà, i disagi ed i momenti di tensione del dopoguerra legati, per Tramutola, alla questione del Cantiere AGIP, ma questa é un’altra storia.
(1) L’annona é la politica di un paese per le proprie scorte di cereali, beni alimentari ed altri beni di prima necessità.
(2) Il termine autarchia definisce oltre al concetto di autosufficienza o di autogoverno, quello di autosufficienza economica.
(3) Documento AGIP in Archivio Storico Comunale Tramutola del 25/07/1942.
(4) Manca in archivio, l’elenco degli agricoltori inadempienti, esiste solamente la dichiarazione di trasmissione.
(5) Faccio notare che nella lettera di Baldi a fianco al prezzo della legna, £ 2.300, manca l’unità di misura che deve intendersi la “canna”. Infatti, la canna è l’unità di misura della Basilicata che corrisponde all’incirca a 4 metri cubi.
(6) United Nazions Relief Rehabilitation Administration: era un’organizzazione delle Nazioni Unite istituita il 9 novembre 1943 per assistere economicamente e civilmente i Paesi danneggiati dalla seconda guerra mondiale e sciolta il 3 dicembre 1947.
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Vincenzo Petrocelli
ha pubblicato“Tramutola Il Monastero di Santa Maria del Carmine”, RCE edizioni srl Napoli. Nel 2007,, “I Beni Culturali di Tramutola IL PALAZZO ABBAZIALE”, stampato dalla Tipolitografia Centro Grafico di Rocco Castrignano – Anzi e, nel mese di gennaio 2013, “La Centrale Idroelettrica di Caolo” Storia della prima fonte di energia rinnovabile della Val d’Agri-Il Giardino di Azimonti EDIZIONI.
Tra l’anno 2012 e 2013 ha pubblicato, con la RCE multimedia di Napoli, “I Corletani (Brigantaggio di Basilicata)” lavoro con il quale desidera stabilire una più chiara e netta distinzione fra mito e realtà intorno alla questione del “brigantaggio” di Basilicata.
Durante il mese di ottobre 2013, concretizza un impegno morale assunto anni fa di divulgare le poesie di Giuseppe Pecci, in un progetto comune, insieme ai suoi componimenti. Con il “Viaggio nel Passato” viene proposto l’esperimento di associare poesia e immagini.
Dopo la pubblicazione de “I Corletani” Il Brigantaggio in Basilicata editore RCE MULTIMEDIA Napoli, di cui si sono occupati con interesse il TG3 di Basilicata, il Quotidiano e Liberazione, con recensioni di Mimmo Mastrangelo, nel mese di gennaio 2016 pubblica “I Lupi Del Volturino” editore RCE MULTIMEDIA Napoli. Con questo nuovo libro, l’autore invita a (ri)fare i conti con la storia senza cedere all’apologia del brigantaggio, né ad elevare i briganti ad eroi.
Durante il mese di aprile 2014, ha pubblicato “STORIA di confini e relazioni municipali” edito da Il Giardino di Azimonti EDIZIONI.

