Tralasciamo la polemica molto infantile su chi ha fatto che cosa che ancora una volta contraddistingue i rapporti tra maggioranza e opposizione, all’insegna del disconoscimento reciproco, per andare alla sostanza del problema che è quello che per la prima volta si sta declinando una politica industriale degna di una regione che , contrariamente alla vulgata corrente, è più industriale che agricola, come dimostra il numero di addetti al settore.
Il progetto cosidetto bandiera, candidato dalla regione, gestione Bardi, assessore Cupparo,, con una spesa di 605 milioni, punta alla riqualificazione e valorizzazione in ottica green delle aree produttive della Basilicata, al miglioramento dell’efficienza dell’imprese che vi operano, alla promozione dell’attrazione degli investimenti ecosostenibili in aree ZES favorendo la crescita di nuove filiere produttive legate alla green economy attraverso un progetto di rilancio unitario in grado di coniugare in modo intelligente, integrato ed ecosostenibile. L’obiettivo è di puntare, partendo proprio dalle aree industriali ZES, a convertirle in aree industriali ecologicamente attrezzate (APEA) attraverso:
• realizzazione di opere di infrastrutturazione materiale e immateriale delle aree purché funzionali agli investimenti industriali, all’uso efficiente delle risorse ed alla mitigazione delle negatività;
• organizzazione della logistica dell’area per favorire sistemi di gestione integrata della movimentazione merci attraverso l’organizzazione della mobilità sostenibile dell’area al fine di ridurre gli spostamenti, limitare l’uso dei mezzi privati e dei veicoli inquinanti;
• processi di riconversione e ristrutturazione industriale di imprese già esistenti ed avvio di nuove attività economiche caratterizzate da produzioni ‘pulite’ e non impattanti sotto il profilo ambientale;
• progetti di qualificazione imprenditoriale e manageriale, interventi di ricollocazione dei lavoratori coinvolti in situazioni di crisi, azioni formative, altro…;
• utilizzazione di energie rinnovabili, riduzione della produzione di rifiuti, riutilizzazione e riciclaggio dei materiali, orientamento allo scambio di flussi di materia e di energia tra le attività insediate nella prospettiva della chiusura dei cicli produttivi;
• semplificazioni e agevolazioni (es. autorizzazione unica allo scarico di acque reflue, concessione di derivazione unica, snellimento delle pratiche burocratiche, riduzione dei tempi di rilascio delle autorizzazioni, incremento delle soglie dimensionali per le opere soggette alla Valutazione di Impatto Ambientale, premialità in termini di cubatura per fabbricati ad alta efficienza energetica, riduzione degli oneri di urbanizzazione);
• Gestione unitaria delle aree e dei servizi collettivi.
Quindi, in conclusione, una legittimazione reciproca e un impegno comune ad andare avanti nella giusta direzioone sarebbe molto più condivisibile dalla gente rispetto agli sfottò reciproci, alla svalutazione organizzata dei meriti, al clima di sfiducia che si determina nell’intera classe politica. ROCCO ROSA
