Un’indifferibile riflessione

di Teri Volini

“Armi, armi e ancora armi”: questo era stato il risultato  di decenni di scavi in tutta la Vecchia Europa –   da parte della dott.ssa archeologa Marija Gimbutas –  e dei relativi ritrovamenti  che le avevano portato fama e successo, lasciandola  tuttavia inap- pagata…

La sua ferma convinzione/intuizione che fossero esistite –  ben  prima di quelle  guerriere  e per lungo tempo –  delle popolazioni  in cui la pace era il valore primario, venne poi premiata dai clamorosi ritrovamenti seguiti agli scavi che,  con tenacia,  aveva  voluto portare avanti, spingendosi  in ancor maggiori profondità nelle viscere della terra.
Fu così che vennero fuori, in tutta la Vecchia Europa, migliaia di reperti, testimoniali di una ben diversa concezione della vita  in  quei tempi remoti: non esistevano recinzioni,  né armi, ma una miriade di statuine di donne e dee, magnifiche ceramiche etc.,  attestanti la prevalenza della vita e della bellezza.

Un’esperienza ancestrale significativa

Le scoperte di Gimbutas hanno reso possibile vanificare la forza distruttiva  di quell’affermazione sconsolata quanto categorica (“La guerra esiste da sempre”) che aveva – in tutto il tempo storico – scoraggiato  qualsiasi tentativo di vedere nella “pacificanza” una via davvero percorribile, proprio  perché  non si conosceva un’esperienza significativa in tal senso.

 

Con i suoi ritrovamenti e la loro interpretazione, Marija A. Gimbutas (Vilnius, 1921, Los Angeles, 1994) ci ha donato  su un piatto d’argento le prove dell’esistenza di antichissi- me società caratterizzate da un modo pacifico del vivere, perdurata migliaia di anni, in un’epoca pre-istorica, sconosciuta ai più … Con il suo inestimabile lavoro, Gimbutas  ha svelato la falsità di quella  fatidica affermazione,  che la guerra  fosse da sempre esistita,  quasi un destino, un dato biologico dell’umanità.
Ci ha offerto le prove tangibili che nelle prime civiltà predominava il valore della vita, facendo  riemergere dalla terra le prove dell’esistenza di un ordine sociale pacifico, matricentrato, di cui anche l’arte è testimoniale, con la sua singolare assenza di immagini guerresche, e la presenza di manufatti di grande bellezza, eleganza e significato.

L’unica via possibile

Grazie alle scoperte inaudite  ed alla rivoluzionaria visione di  questa grande donna, possiamo  riconsiderare  oggi,  con maggior sicurezza, un ritorno alla Pace come unica via possibile per la sopravvivenza e l’evoluzione dell’umanità e del pianeta, facendo riferimento ai nostri avi ancestrali e alle nostre  antenate, che a quanto pare, godevano di una buona vita:  quella cultura infatti  “trasse intenso piacere dalle meraviglie naturali di questo mondo. La sua gente non produsse armi letali, né costruì forti in luoghi inaccessibili – come avrebbero fatto i successori – neppure quando conobbe la metallurgia. Eresse invece magnifiche tombe-santuari, templi, case confortevoli in villaggi di modeste dimensioni e creò superbe ceramiche e sculture.  Fu un periodo di notevole creatività e stabilità, un’età libera da conflitto“… (Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, 1989).

(Ce n’è un esempio significativo anche in Basilicata, vicino Matera, nel sito archeologico di Serra d’Alto. – Le Bande Rosse di Serra d’Alto).  Link : http://terivolini.blogspot.it/2015/05/le-bande-rosse-di-serra-dalto.html

 

Il regresso della coscienza e dell’intelligenza

Un’estrema possibilità di riflessione dunque,  in tempi in cui assistiamo ad un regresso della coscienza e dell’intelligenza, tale da far dubitare del “Progresso Umano”, che in realtà non può definirsi tale,  se   non riesce a prevedere le terribili conseguenze della follia bellica: se, nel 3° millennio, ancora nominiamo quella parola funesta che ha governato il mondo durante  tutti i 5000 anni storici, e pensiamo di poterla impunemente praticare,  contro ogni logica di vita!

È significativo che l‘importanza di questa  scoperta sensazionale –  e quella della stessa  Gimbutas – sia  tuttora sottaciuta o ignorata dalla cultura ufficiale: appare chiaro, anche guardando i recenti accadimenti, che MOLTI VOGLIONO LA GUERRA, perché   intorno ad essa  girano vorticosamente enormi  interessi di supremazia politica  e finanziaria, di piccolo, medio e grosso calibro, a cui i promotori –  con idiota/cieca protervia – non intendono rinunciare, fingendo di non vedere il baratro mondiale  che si prospetta.

Siamo votati all’autodistruzione?

Le vicende storiche passate non sono dunque servire a niente? Siamo votati all’autodistruzione, visto che si pensa solo a produrre  armi sempre più sofisticate, armi letali  – “ intelligenti” (!!!), tali da operare lo sterminio di  interi popoli?  E queste armi, le producono  e vendono – in totale distonia con le dichiarazioni ufficiali di  rifiuto della  belligeranza – le nazioni più “civili” del mondo.

È arrivato il tempo di rinsavire, e di dire BASTA alla guerra, a tutte le guerre!
Diciamo SÌ alla pace! Pensiamo Pace! Scriviamo Pace!
Riattiviamo  la speranza che quella modalità ancestrale  possa ancora realizzarsi   nel   presente,  perché  il genere umano ed il  pianeta abbiano un futuro.