DI TOMMASO RUSSO

Il secondo biennio rosso in Italia: quello del 1968-69, fu quello delle lotte studentesche che liberalizzarono l’accesso all’università.  Quel movimento di ragazzi e ragazze, allora poco più poco meno che ventenni, nel mentre ratificava la prima ondata della scolarizzazione di massa portava alla luce dinamiche inedite e sensibilità diffuse : 1) riduzione del costo sociale degli studi; 2) diffusione nell’immaginario dei ceti subalterni che l’istruzione fosse strumento di riscatto umano, familiare e anche ascensore sociale; 3) il protagonismo giovanile e una nuova soggettività politica; 4) esplosione del dissenso cattolico. Fu grazie a quel biennio che centinaia di studenti e studentesse calabresi, campani, lucani, molisani invadessero la città di Salerno per iscriversi al Magistero. L’edificio alto e solenne aveva sede in piazza Malta. Nel decennio 60-70 vi insegnavano, tra gli altri, Alfredo Sabetti curatore e traduttore della tesi di laurea di Karl Marx: Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro, edita da La Nuova Italia, casa editrice dal nome fortemente evocativo e il lucano Carlo Salinari. L’Istituto di Pedagogia era diretto da Roberto Mazzetti, autorevole figura di studioso. Esule a Salerno, forse per contrasti accademici, dall’Alma Mater Studiorum di Bologna fu un convinto sostenitore degli studi pedagogici di John Dewey . Si adoperò per farli pubblicare dalla Nuova Italia. La casa editrice fiorentina in quei decenni era la roccaforte della pedagogia laica, terzaforsista e liberalsocialista in contrapposizione con la cattolica La Scuola di Brescia.

Alunni di Roccanova

Artuto Arcomano si laureò al magistero di Salerno  1954) negli stessi anni in cui nella scuola elementare di Roccanova, con la collega Ester Continanza Mango portava avanti la sperimentazione della tipografia in classe sotto le suggestioni di Celestine Freinet.  Nel 1959-60 Arcomano lavorò con l’istituto di pedagogia di Salerno compulsando le migliaia di questionari che Mazzetti somministrava alle matricole. Fu un maestro sperimentatore di didattiche avanzate, di formazione Azionista scelse il PSI dopo la scomparsa del Pd’Az. Collaborò con Mondo Operaio con i problemi della pedagogia, con Scuola e Città. Svolse la sua attività politica  dal 1944 al 1959 nell’ambito comunale e provinciale. Partecipò attivamente al dibattito culturale meridionale. Collaborò con la rivista calabrese Chiarezza, fondata e diretta da Luigi Gullo figlio di Fausto. Scrisse anche per la rivista Lucania portavoce pluralista di quel mondo di intellettuali potentini che si ritrovavano presso la libreria di Gerardo Marchesiello.

Arturo Arcomano

Rocco Falciano così ricorda quel luogo e quegli anni .<<Era frequentata da Giuseppe Antonello Leone, da Aristide Tancredi, che aveva studiato all’accademia di Venezia e a Potenza aveva insegnato Storia dell’arte al  liceo classico , da Vincenzo Claps  che aveva studiato  anch’egli a Firenze con una borsa di studio del principe Doria, uno spirito rigoroso e inquieto>> ( R. Falciano,Il treno d’argento Roma, Avagliano,2007,pp 24-27).   Arcomano nei suoi contributi scritti per le riviste nazionali e per quelle meridionali poneva al centro della sua riflessione analisi critiche e pensieri polemici sulle condizioni dell’istruzione, con particolare riguardo ai figli dei pastori transumanti, dell’edilizia scolastica, sui comportamenti corsari di personaggi come il conte Stefano Rivetti a Maratea, sulle condizioni di crisi del comprensorio del senisese. Ampia è la sua bibliografia di scritti e di saggi.   In conclusione e in estrema sintesi si può dire che l’impegno civile di Arcomano fu quello classico e perciò molto gramsciano di un intellettuale – mediatore <<Fra le masse e lo stato>>.