QUANDO LA POESIA RIESCE A FOTOGRAFARE LO STATO DI DISAGIO E DI MALESSERE DI UNA COMUNITA’ SFIANCATA E DISILLUSA 

di GERARDO ACIERNO

 

 

  Aspetta Basilicata, aspetta …                                   

                                                        (‘la terra d’ nisciun’)                                                                                

                                                                    

Infinite penombre distese sopra

spicchi d’umanità disseminata

su terre scoscese urlano esultanti:

Eboli è finalmente più vicina!

mentre segreta ribolle la Trisaia,

si svuota la forgia melfitana,

mafie vicine minacciano rocche

spopolate e fin troppo tranquille.

 

Aspetta Basilicata, aspetta …

 

Confuse di fede e di silenzi

vite si dissolvono nella speranza

mentre oro nero e verde parco

ingrassano maiali in doppiopetto.

Squallidi parolai s’infilano

potenti negli antichi  presepi

a rimestar  la fuffa mentre in giro

calano serrande,

svaniscono  mestieri.

 

Aspetta Basilicata, aspetta

      

       Nelle anse  dei quattro rivoli

        scivolano lente le barche lucane

        raccolgono resti di civiltà in disuso

        catturano venti amicali per contrade

inumidite da lacrime e fatiche.

Non serve l’àncora all’approdo.

Basta e avanza il fianco

slavato del colle franoso.

 

Aspetta  Basilicata, aspetta …

 

Negli orti screpolano

poche bave d’acqua,

nenie secolari si avvicendano

in cento pugni di case testarde

mentre schiere di lucciole

come stille di luna

sminuzzano la notte

colmandola di vanità e di niente.

Tra mille silenzi e pochi clamori

qui si è narrato di tuguri schiariti

da fornacelle di pietre,

        musicato partenze,

dipinto sorrisi accigliati,

inquadrato facce severe

celate nelle brume insicure

di centotrentuno camposanti d’argilla.

Tutto questo aspettando un mutare

che ancora e ancora tarda a venire.

————————————————–